Alcol e cancro: il rischio sottovalutato che in Italia costa 20.000 vite l’anno
Non è allarmismo né “terrorismo sanitario”. Sono dati solidi, accumulati in decenni di ricerca scientifica. In Italia, quasi 20.000 decessi per cancro ogni anno potrebbero essere evitati riducendo il consumo di bevande alcoliche. Eppure l’alcol resta uno dei fattori di rischio oncologico più sottovalutati, quasi rimosso dalla percezione collettiva.
Fa parte della nostra cultura, accompagna i pasti e le celebrazioni, è presente sulle tavole da secoli. Ma la familiarità non equivale a sicurezza. L’alcol è una sostanza cancerogena riconosciuta, e il suo impatto sulla salute è molto più ampio di quanto comunemente si creda.
Non solo fegato: l’elenco dei tumori legati all’alcol
Quando si parla di danni da alcol, il pensiero va subito alla cirrosi epatica. In realtà, il fegato è solo una parte del problema.
«L’alcol è fortemente associato ai tumori del cavo orale, della faringe, della laringe e dell’esofago», spiega Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’Università degli Studi di Milano ed ex capo del Dipartimento di Epidemiologia dell’Istituto Mario Negri. A questi si aggiungono i tumori dello stomaco, del colon-retto, del fegato, della colecisti, del pancreas e anche del seno.
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) classifica l’alcol come cancerogeno di gruppo 1, la stessa categoria del fumo di sigaretta e dell’amianto. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’abuso di alcol è responsabile del 26% dei tumori del cavo orale, dell’11% di quelli del colon-retto e del 7% dei tumori della mammella.
L’Europa, con un consumo medio di 9,24 litri di alcol puro pro capite all’anno, è il continente che beve di più al mondo. Non a caso, l’incidenza delle malattie alcol-correlate è doppia rispetto alla media globale.
Il tumore al seno: il legame meno conosciuto
È probabilmente il dato più ignorato dal grande pubblico. In Italia, tra il 5 e l’11% delle nuove diagnosi di tumore al seno è attribuibile al consumo regolare di alcol: 2.500–5.000 casi l’anno, in gran parte riguardanti donne giovani in età fertile. Uno studio inglese pubblicato nel 2020 su BMJ Open ha confermato quanto questa associazione sia poco nota.
Le spiegazioni biologiche sono chiare. L’alcol è più tossico nelle donne giovani e stimola l’azione degli estrogeni, ormoni coinvolti nella crescita di circa il 70% dei tumori mammari. Il rischio aumenta del 7% per ogni bicchiere oltre i 10 grammi di etanolo al giorno e può arrivare al +27% nelle donne con tumori sensibili agli estrogeni.
Secondo uno studio italiano (2015–2019), 2.918 dei 63.428 decessi per tumore al seno sono attribuibili all’alcol. Di questi, 1.269 sono legati a un consumo definito “moderato”.
Come l’alcol favorisce il cancro
I meccanismi sono molteplici e ben documentati. L’etanolo irrita le mucose e ostacola la corretta riparazione cellulare, favorendo tumori della bocca e della gola. Nel fegato provoca infiammazione cronica e alterazioni cellulari che possono evolvere in neoplasie. Nel colon agisce attraverso l’acetaldeide, una sostanza cancerogena, e riduce l’assorbimento dei folati, protettivi contro i tumori del colon e della mammella. Inoltre, aumenta i livelli di estrogeni e androgeni circolanti.
Vino, birra o superalcolici: nessuna differenza
Non esiste una bevanda “più sicura”. Conta solo la quantità di alcol ingerita.
Un bicchiere di vino (125 ml), una lattina di birra (330 ml) o 40 ml di superalcolico contengono circa 12 grammi di alcol puro, cioè un’unità alcolica.
La maggior parte dei tumori associati all’alcol si manifesta sopra le 2 unità alcoliche al giorno per gli uomini e 1 per le donne. Dopo i 65 anni, quando il metabolismo rallenta, il limite consigliato scende ulteriormente.
Alcol e fumo: un effetto moltiplicatore
Chi beve e fuma non somma i rischi: li moltiplica.
Uno studio dell’Istituto Mario Negri, pubblicato su Alcohol and Alcoholism, mostra che chi consuma alcol ha un rischio del 32% più alto di sviluppare tumori della bocca e della gola. Se al consumo di alcol si aggiunge il fumo, il rischio arriva quasi a dieci volte tanto. Dati simili valgono per il tumore al fegato da oltre vent’anni.
Prevenzione: il 40% dei tumori è evitabile
La buona notizia è che circa il 40% dei tumori è prevenibile. Non fumare, muoversi regolarmente, seguire una dieta equilibrata in stile mediterraneo, limitare o eliminare l’alcol, aderire a vaccinazioni e screening: sono scelte concrete che fanno la differenza.
Eppure, in Italia, le criticità restano forti. Circa il 37% dei bambini è in sovrappeso, il 17% obeso. I giovani iniziano a bere sempre prima e sono spesso coinvolti in abbuffate alcoliche, con conseguenze a lungo termine sulla salute.
Le Arance della Salute: informare e finanziare la ricerca
Per promuovere prevenzione e ricerca, sabato 24 gennaio tornano in 3.000 piazze italiane le Arance della Salute di Fondazione AIRC. Volontari e volontarie distribuiscono arance rosse, marmellate e miele, insieme a una pubblicazione scientifica per contrastare falsi miti su alimentazione e salute.
L’iniziativa coinvolge anche le scuole con il progetto Cancro io ti boccio e prosegue a febbraio nei supermercati con le Arance rosse per la Ricerca. Le donazioni sostengono il lavoro di circa 5.400 ricercatori in tutta Italia.
Da oltre 25 anni, le Arance della Salute sono un simbolo concreto: sostenere la ricerca oggi e ridurre i rischi domani. Anche a tavola.