Mentre il Paese arranca, stretto nella "sindrome dello zero virgola", il Governo presenta una Legge di Bilancio che sembra più un esercizio contabile che un progetto per l'Italia.

Lo ha segnalato con chiarezza Confindustria, che oggi in una audizione parlamentare non usa giri di parole: la Manovra non ha la forza né la visione per rilanciare l'economia, e soprattutto ignora proprio quelle imprese da cui dipende oltre l'80% delle entrate fiscali e della tenuta del nostro sistema sociale. 

È ciò che in sostanza ha dichiarato il Direttore Generale, Maurizio Tarquini, in audizione sul Disegno di Legge di Bilancio 2026, pe illustrare la posizione dell’Associazione sul contesto economico e sulle misure previste. Nel suo intervento (la cui versione completa è scaricabile qui), Tarquini ha sottolineato come lo scenario globale risulti «ancora più incerto rispetto allo scorso anno» per effetto di dazi e tensioni geopolitiche che «mettono pressione sulle catene del valore, frenano le esportazioni e riducono la fiducia delle famiglie. 256 mila imprese con più di 10 dipendenti, insieme ai 10 milioni di occupati, tengono in piedi oltre l’80% della nostra finanza pubblica e del sistema di protezione sociale: è questa la posta in gioco»,ha affermato ricordando il rischio di perdere base produttiva.

Il governo si vanta della stabilità, dello spread in calo e di qualche miliardo risparmiato sugli interessi. Bene, ma poi? La crescita resta ferma, gli investimenti non decollano e la competitività delle imprese è strozzata da energia troppo cara, burocrazia cronica e incentivi annunciati per un solo anno, senza alcuna prospettiva seria. Insomma: il messaggio è chiaro—con i conti in ordine non si mangia, se manca il motore dell'economia.


Incentivi? Sì, ma col contagocce e senza futuro

Il nuovo iperammortamento viene definito una “prima tappa”. Una tappa che dura dodici mesi: finita lì. Nessuna garanzia oltre il 2026, nessuna certezza per chi deve pianificare investimenti industriali. Ma davvero si pensa che un'impresa decida di rinnovare macchinari e tecnologie sulla base di incentivi a tempo? Confindustria lo dice senza mezzi termini: così non funziona. 

E come se non bastasse, il Governo ha pensato bene di complicare la vita alle aziende tagliando le compensazioni fiscali e aumentando la tassazione sui dividendi infragruppo. Tradotto: più tasse e meno liquidità proprio a chi dovrebbe investire e assumere. Una scelta che Confindustria definisce “dirompente” e che rischia di far scappare capitali e bloccare investimenti. 


Energia: il grande rimosso della politica

Altro nodo ignorato dal Governo: l'energia. Le imprese italiane pagano corrente elettrica a 116 €/MWh, contro gli 87 della Germania e i 61 della Francia. Negli USA e in Cina, i costi sono fino a cinque volte inferiori. Eppure su questo fronte, che non richiede neppure un aggravio di deficit, manca ancora un intervento serio. Si aspetta cosa, esattamente? Che le imprese chiudano e delocalizzino? 


PNRR, riforme e la retorica del “non ci sono soldi”

Confindustria indica chiaramente la rotta: usare il PNRR per sostenere produttività, innovazione e coesione. E invece le risorse vengono spezzettate, rimandate, complicate da una burocrazia che neppure il Governo prova a scalfire. Le "riforme a costo zero" – quelle che il Governo proclama da due anni – restano per lo più fantasma: su 80 proposte industriali, solo 9 sono state approvate. Nove!


Un governo prudente… fino alla paralisi

La stabilità politica e dei conti ha ridotto spread e rendimenti dei BTP: a regime circa 30 mld/anno in meno di interessi, 5 mld già nel primo anno. La Legge di Bilancio 2026 mobilita risorse pari a 21,3 miliardi nel 2026, 18,8 nel 2027 e 16,4 nel 2028, ma l'impatto complessivo sul PIL è nullo. 

Il messaggio che esce dal documento di Confindustria è lapidario: la prudenza di bilancio è una sola gamba del tavolo. Se mancano le altre – crescita, investimenti, riforme – il tavolo crolla. E con lui welfare, occupazione e competitività. Ma da Palazzo Chigi si preferisce mantenere il profilo basso, rinviando, annunciando, e dando per scontato che le imprese restino qui per patriottismo.