La fotografia scattata dal report Fnomceo–Istituto Piepoli lascia poco spazio ai dubbi: gli italiani credono nella scienza e riconoscono quanto la ricerca abbia inciso sulla loro vita. L’87% è convinto che i progressi scientifici abbiano contribuito ad allungare l’aspettativa di vita e nove cittadini su dieci considerano la scienza un vero motore di progresso. La fiducia nella medicina è altrettanto solida: l’81% ripone grande sicurezza nel proprio medico di famiglia.

Fiducia alta, ma la tecnologia ruba tempo alla relazione
Al convegno “La scienza medica al servizio dell’umanità”, il presidente Fnomceo Filippo Anelli ha messo sul tavolo un problema che i medici vivono da vicino: la digitalizzazione sta erodendo spazio al rapporto umano con il paziente. In media, metà dei dieci minuti di una visita di medicina generale viene assorbita da procedure digitali. Non è la tecnologia in sé a preoccupare, ma il rischio che diventi un muro invece che un ponte. Per Anelli serve una visione più ampia, capace di integrare strumenti e cura senza sacrificare il senso umano del lavoro medico.

SSN: fiducia discreta, ma con forti differenze territoriali
Anche il giudizio sul Servizio sanitario nazionale mostra segnali di tenuta. Il 62% degli italiani dichiara di fidarsi del SSN, con un picco del 65% nel Nord-Est e un calo significativo al Centro-Sud, dove la migrazione sanitaria è ancora molto diffusa. Per le proprie cure, il 44% sceglierebbe il pubblico, mentre il 36% opterebbe per il privato.

Vaccini: consapevolezza in crescita, ma le crepe restano
Nonostante la disinformazione che circola da anni, la maggioranza degli italiani riconosce il valore dei vaccini. Il 59% è convinto che quello anti-Covid abbia salvato 280 mila vite – dato che sale al 66% tra i giovani. Sul futuro, l’atteggiamento è prudente ma non chiuso: il 68% si dice disposto a utilizzare un vaccino a mRNA contro i tumori e l’84% considera fondamentale lo sviluppo di vaccini oncologici. La diffidenza, però, resta: un terzo della popolazione ancora non si fida del tutto delle tecnologie a mRNA.

Terapie geniche: apertura ampia, ma non mancano i timori
Il giudizio sulle terapie geniche è nettamente positivo. Per l’83% “ogni vita conta” e se una cura genetica può evitare malattie gravi, è giusto ricorrervi. Il 63% approva l’uso di terapie geniche sui bambini e la percentuale sale al 70% quando si parla dei propri figli o nipoti. L’88% considera corretto garantire il costoso farmaco per la SMA a tutti i neonati, e oltre sei italiani su dieci sarebbero disposti a sostenere una tassa dedicata. Rimane però l’ansia diffusa sull’impatto che queste tecnologie potrebbero avere sull’ambiente e sugli equilibri naturali.

One Health e governance: ambiente, ricerca e sanità come un unico sistema
Il concetto di “One Health” è ormai radicato. L’84% vede un legame diretto tra tutela ambientale e salute, e l’88% considera la protezione dell’ambiente una parte essenziale della sanità pubblica. Forte anche il sostegno verso un coordinamento più efficace della ricerca: l’86% ritiene utile istituire una Agenzia Nazionale della Ricerca in sanità.

Il ruolo del medico: interprete della complessità
Anelli sottolinea che gli italiani non rifiutano l’innovazione; chiedono di essere guidati. Temono di perdere orientamento, non la scienza in sé. Il compito dei medici, oggi, è diventare interpreti dei nuovi linguaggi scientifici e tecnologici, evitando semplificazioni fuorvianti ma rendendo comprensibile ciò che è complesso. La professione deve unire precisione e umanità, informazione chiara e capacità di relazione.

La nuova campagna Fnomceo: “La scienza medica corre”
Durante il convegno è stata presentata anche la nuova campagna “La scienza medica corre”, pensata per valorizzare il ruolo dei medici e celebrare la velocità con cui la ricerca sta trasformando le scoperte in cure reali. Sarà diffusa su stampa, web, social, tv e cinema, con un messaggio semplice: il progresso funziona solo se chi lo guida rimane vicino alle persone.