La Germania di Friederich Merz parrebbe ormai essere diventato il miglior alleato del governo italiano e in particolar modo del ministro del Mimit, Adolfo Urso, nella battaglia per cercare di cambiare direzione alla politica green dell'Europa in materia di auto e mobilità sostenibile. Il ministro Urso aveva già presentato, a novembre dello scorso anno, alla commissione europea, un non paper condiviso da undici paesi europei, in cui si chiedeva di riesaminare le modalità che porteranno allo stop ai motori endotermici nel 2035. Ora il suo sforzo sembra essere condiviso in pieno anche dalla Germania del nuovo cancelliere, che sente il peso della grave crisi dei colossi dell'auto tedesca, che hanno pesanti ricadute sull'economia del paese, anche  a causa delle regole del Green deal europeo.

In Germania 50mila lavoratori hanno già perso il lavoro per la crisi dell’industria automotive. Motivo per cui il cancelliere Merz ha dichiarato “guerra” allo stop dei motori termici imposto da Bruxelles per il 2035.

Dal Dopoguerra il paese ha sviluppato la produzione di automobili, diventando l’industria più fiorente d’Europa. Tuttavia negli anni, l’export verso la Cina si è ridotto in modo massiccio. E la Repubblica popolare è ormai diventata leader tecnologico nelle auto elettriche, mentre la crisi auto in Germania dilaga.

Secondo uno studio di PwC, nel 2025 per la prima volta potrebbero arrivare sul mercato europeo più auto cinesi che europee in Cina. Il problema sono anche i dazi di Trump. L’America, infatti, fungeva da camera di compensazione alla diminuzione dell’export cinese. I grandi produttori di automobili Bmw, Mercedes, Volkswagen, Opel, Porsche, Audi soffrono di un calo significativo delle vendite. Solo Bmw è riuscita a fermare recentemente la sua discesa nelle vendite.  Ed ora che la crisi morde i posti di lavoro, ed il 2035 si avvicina, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha detto che farà “di tutto” per revocare il divieto di vendita di auto a benzina o diesel nell’Unione Europea. “Non ci deve essere una brusca interruzione nel 2035“, ha detto al termine di un incontro con rappresentanti del governo, dell’industria e dei sindacati che si è protratto fino a notte fonde. “Abbiamo bisogno di flessibilità” Ed è in questa ottica che si inserisce la lettera congiunta che il ministro Urso e la ministra dell'economia tedesca  Katherina Reiche, hanno inviato alla commissione per chiedere un cambio di rotta sul settore automotive, che sta attravresando una criis gravissima in tutta Europa.

“Siamo a un punto di svolta: oggi si apre una nuova fase per l’industria europea. Italia e Germania si presentano unite per chiedere alla Commissione un cambio di rotta sull'automotive, subito. Con responsabilità, pragmatismo e visione”. Aveva dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, commentando la lettera congiunta inviata dal MIMIT e dal Ministero dell’Economia tedesco (BMWK) alla Commissione Ue, a sostegno di una visione condivisa per il futuro dell’industria automobilistica europea.

L’iniziativa, sottoscritta da Urso insieme al ministro Katherina Reiche, fa seguito a un intenso confronto bilaterale avviato a giugno con un primo allineamento sul tema della decarbonizzazione delle flotte aziendali e, successivamente, con la definizione - a livello interministeriale - di una posizione condivisa in vista del dialogo strategico Ue sull’auto, che proprio l’iniziativa italiana ha finalmente attivato con il ‘non paper’ presentato un anno fa.

Le parole del cancelliere tedesco di qualche giorno fa sono sembrate assai eloquenti in merito "faro di tutto per revocare il divieto di vendita dei motori termici nel 2035". L’obiettivo, ha spiegato, è sostenere l’industria automobilistica tedesca, da tempo in difficoltà. "Non ci deve essere una brusca interruzione nel 2035", ha detto al termine di un incontro con rappresentanti del governo, dell’industria e dei sindacati. “Abbiamo bisogno di flessibilità”.

In Parlamento europeo, i membri dell'Ecr dal canto loro stanno da mesi combattendo una battaglia personale per cercare di modificare molte delle regole che la commissione aveva inserito in quello che ormai da piu parti viene definito come un piano green irrealizzabile ed ideologico."  lI settore automotive è il simbolo di approccio fallimentare: un provvedimento che mette a rischio milioni di posti di lavoro e industrie, penalizza i consumatori e riduce l'Europa alla dipendenza da altri Paesi". ha  dichiarato  Carlo Ciccioli, eurodeputato di Fratelli d'Italia/Ecr e componente della Commissione Tran, intervenendo la settimana scorsa in Plenaria nel dibattito richiesto dal gruppo Ecr relativo a Il futuro del settore automobilistico europeo: revoca del divieto di vendita per le automobili a combustione nell'Ue.
 "Noi chiediamo di puntare sull'innovazione, sulla libertà tecnologica, sulla ricerca e non nella burocrazia o nella assurda dittatura delle regole ottuse. C'è bisogno di un cambio vero, profondo, di una rivoluzione culturale aggressiva per la riscossa d'Europa che è in mano a funzionari che da decenni pensano di poterla cambiare con l'arroganza della supremazia ideologica e senza voler tornare sui loro passi neanche di fronte all'evidenza del fallimento."