Esteri

Trump su Gaza, Netanyahu e perfino su un terzo mandato: l’ego prima di tutto


Donald Trump è tornato a fare quello che gli riesce meglio: autoproclamarsi salvatore del mondo. In una lunga intervista al programma “60 Minutes” di CBS News, il presidente USA ha toccato tutti i temi caldi della politica internazionale, dalla guerra a Gaza all’Ucraina, passando per la Cina e – guarda caso – l’ipotesi di un terzo mandato presidenziale. Una passerella egocentrica mascherata da analisi geopolitica.

Gaza: la pace secondo Trump, cioè minacce e autocelebrazione
Trump ha definito l’accordo di cessate il fuoco a Gaza un “risultato solido e stabile”, respingendo qualsiasi accusa di fragilità. Non solo: ne ha rivendicato il merito, sostenendo di aver contribuito alla liberazione dei prigionieri israeliani per poi annunciare, nel caso Hamas provasse a deviare dalla “buona condotta”, la sua “distruzione totale”.

Che poi parlare di pace usando il lessico della devastazione totale è un capolavoro di incoerenza, ma poco importa: l’importante è sembrare forti davanti alle telecamere.

Netanyahu: l’amico da difendere a tutti i costi
Su Benjamin Netanyahu, Trump si è mostrato protettivo come un vecchio compagno di golf. Lo ha definito “assolutamente a posto” e ha sottolineato quanto abbia “dovuto spingerlo” per chiudere l’accordo. Con tono quasi paternalista, ha lodato il premier israeliano come “un talento non abituato a subire pressioni”.

Poi l’affondo: ha criticato i procedimenti giudiziari contro Netanyahu in Israele, giudicandoli “estremamente ingiusti”, e ha pure fatto capire che gli Stati Uniti potrebbero “intervenire per dargli una mano”. Quello che non ha detto, o non ha avuto il coraggio di dire, è in che modo!

Stato palestinese? Solo se lo decide lui
Quando gli è stato chiesto se avrebbe fatto pressioni su Netanyahu per riconoscere uno Stato palestinese, Trump ha dato la solita risposta ambigua: “Dipende da Israele, dagli altri e da me”. In pratica: tutto ruota ancora attorno a lui. E ovviamente ha negato che questo fosse un requisito perché l’Arabia Saudita possa accettare di far parte degli Accordi di Abramo... nonostante il suo ministro degli Esteri (un membro della famiglia reale) abbia sempre ripetuto l'esatto contrario. Guai a pensare che lui faccia compromessi.

Ucraina: “È la guerra di Biden, non mia”
Sulla guerra in Ucraina, Trump ha ripetuto il suo mantra preferito: tutta colpa di Joe Biden. Secondo lui, il conflitto “non sarebbe mai iniziato” se lui fosse stato alla Casa Bianca. Ha anche ricordato che è “l’unica guerra tra le nove non ancora risolta”, promettendo implicitamente che lui saprebbe come chiuderla. Come? Mistero. Ma d’altronde, i dettagli sono roba per chi lavora davvero.

Terzo mandato? Non ci pensa… almeno ufficialmente
Alla domanda diretta su una sua eventuale candidatura per un terzo mandato nel 2028, ha fatto finta di essere indifferente: “Non ci sto pensando”. Ma subito dopo ha aggiunto che “molti lo vorrebbero”. Tradotto: non lo dice apertamente, ma gli piace far pensare che il Paese intero lo stia aspettando a braccia aperte.

 
In sintesi, Trump parla di pace minacciando guerra, difende Netanyahu come se fosse un fratello, accusa Biden per ogni disastro e strizza l’occhio a un terzo mandato presidenziale. Nessuna autocritica, tanta propaganda personale. Il solito show, con lui al centro del palcoscenico.

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
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