Sull’eolico c’è qualcosa che non va
Dai dati di produzione elettrica degli impianti eolici pubblicati mensilmente da TERNA si possono ricavare alcune informazioni utili per le valutazioni future.
IL FATTORE DI CAPACITA’
Il fattore di capacità e’ un indice che quantifica l’ utilizzo di un impianto di generazione rapportando l’ energia prodotta nell’ anno con quella che avrebbe potuto produrre funzionando alla potenza nominale H24 per 365 giorni.
E’ un parametro significativo per le rinnovabili tipo solare ed eolico perché’ rappresenta il massimo fattibile dipendente da quanto ci fornisce la natura e dalle capienze di rete e utenze circostanti.
Nel caso dell’ eolico italiano la tabella soprastante sintetizza la situazione annuale dal 2021 al 2025 e permette le seguenti valutazioni:
- Il fattore di capacita’ e’ basso vicino al limite minimo che si legge nella letteratura e lontano dai dati consuntivati in diversi altri paesi ( Stati Uniti, Danimarca, Inghilterra ) dove si colloca tra il 30 e il 40%.
- Si tratta di una conferma indiretta della bassa frequenza e intensità del vento disponibile ma emerge anche un trend a diminuire in netto contrasto con l’ aumento della potenza installata e i miglioramenti tecnologici dei nuovi impianti.
Questa anomalia richiede alcune riflessioni aggiuntive essendo previsto un ampio programma di investimenti.
IL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Non e’ facile capire dai dati disponibili se i cambiamenti climatici in corso possono influenzare negativamente la movimentazione dell’ aria, Certamente se la causa della riduzione di produzione fosse questa ci sarebbero le condizioni per fermare ogni ulteriore investimento .
LA MANCANZA DEL FABBISOGNO
Circa il 90 % degli impianti eolici sono installati in Puglia, Basilicata e Calabria e la loro produzione converge sull’area territoriale di Napoli. Il fabbisogno di questa area viene gestito da TERNA nei suoi rapporti mensili e annuali e dai dati 21-25 si rileva una modesta ma costante diminuzione.
Aggiungere continuamente potenza dove non serve comporta il rischio di avere esuberi da ridurre alla fonte o di dover trasportare l’ energia prodotta per centinaia di kilometri.
LA VARIABILITA’ DEL VENTO
IL grafico sottostante rappresenta in forma schematica la curva della potenza in funzione della velocita’ del vento.
Si puo’ dividere in tre range:
- 0 – 3 m/s zero produzione per energia insufficiente a superare le resistenze del sistema
- 3 - 14 m/s produzione variabile tra zero e il 100%
- 14- 25 m/s produzione costante intorno al 100% fino alla interruzione per motivi di sicurezza
Il vento medio disponibile indicato dalla freccia si colloca in un tratto della curva dove la relazione e’ cubica e quindi a fronte di piccole variazioni si hanno importanti aumenti o diminuzioni della potenza disponibile che deve essere sempre e subito in equilibrio con la domanda.
La mancanza viene normalmente compensata dalle termiche, l’ esubero deve essere ridotto agendo sull’ inclinazione delle pale riducendo l’ efficienza.
La sovra produzione puo’ essere recuperata con l’ adozione di sistemi di accumulo che permettono una miglior gestione del momento di ingresso in rete. Sono da prevedere nelle nuove installazione, per le attuali funzionanti non ci sono e il rapporto costi benefici sara’ tutto da dimostrare su una applicazione reale perche’ il costo dell’ impianto raddoppia e non e’ evidente lo stesso moltiplicatore per la produzione.
IL SOLARE E’ ANTAGONISTA VERSO L’EOLICO
In una situazione teorica ma non improbabile di un fabbisogno locale giornaliero saturato solo dal fotovoltaico e dall’ eolico si possono ipotizzare i tre seguenti casi dove le eoliche devono adeguarsi al fabbisogno:
- Nelle ore centrali della giornata la produzione solare aumenta e va a soddisfare la domanda sul posto di chi l’autoconsuma, della rete circostante e negli impianti piu’ moderni aumentando l’ accumulo.
- Nelle ore di irraggiamento basso o zero diminuisce anche la domanda e per il solare viene usato l’ accumulo fatto per presentarlo vuoto il giorno dopo.
- La distribuzione sul territorio e la taglia del fotovoltaico sono tali da consentire un rapporto con la rete piu’ penetrante perché il forzare qua e la qualche kWh e’ fattibile nei limiti di tolleranza ammessi sulla tensione. Per l’ eolico,dove la variazione può essere di MWh,e’ piu’ difficile trovarne l’ equilibrio nelle vicinanze.
IL COSTO DI PRODUZIONE
Con un fattore di capacita’ inferiore al 20% i conti di un investimento nell’ eolico non tornano ne’ in termini di TIR ne’ in termini di Pay Back.
Le motivazioni esistono solo con l’ intervento dello Stato che incentiva la produzione rendendo quindi profittevole l’ iniziativa come dimostrato dall’ elevato numero di richieste autorizzative in essere,
Rimane pero’ un grande dubbio sulla convenienza a insistere nella produzione eolica che sulla base dei dati disponibili oggi:
- Pesa il 7 % sul totale della richiesta nazionale
- Non cresce all’ aumentare della potenza disponibile
- Dove si vorrebbero installare i nuovi impianti non c’e’ la domanda ne’ e’ ipotizzabile una sua crescita
- Servono aiuti economici per sostenere i progetti di attuazione ( Per l’ offshore si parla di una tariffa di acquisto del GSE di 160 euro/MWh che e’ superiore all’ attuale “ caro “ PUN (122,83 euro/MWh medio del mese di Maggio 26 )
Il beneficio ambientale sicuramente c’e’ ma, se si tratta di uno, due punti percentuali sul totale della domanda a fronte di investimenti elevati e forse incerti, e’ necessario pensarci un attimo!