L'amministrazione Trump si prepara ad annunciare ufficialmente un nuovo passo nella propria strategia per il futuro della Striscia di Gaza. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Washington renderà noti i nomi dei membri della cosiddetta Commissione nazionale per l'amministrazione di Gaza, un organismo palestinese composto da tecnocrati incaricati della gestione temporanea del territorio.
La decisione arriva in un contesto segnato dal mantenimento del cessate il fuoco, seppur con numerose violazioni (quasi esclusivamente da parte israeliana), e dal rilascio di tutti i prigionieri (vivi o morti) detenuti a Gaza, ad eccezione di uno. Secondo fonti statunitensi, queste condizioni renderebbero possibile il passaggio dalla fase del conflitto armato a quella della gestione civile e della ricostruzione.
Il piano Trump: ricostruzione ambiziosa, consenso fragile
Trump intende andare avanti con un progetto definito “ambizioso”, che prevede la trasformazione di Gaza in una sorta di “Riviera del Medio Oriente”, con un forte accento su sviluppo infrastrutturale e innovazione tecnologica. Un'idea che però incontra scetticismo diffuso, soprattutto perché uno dei prerequisiti fondamentali del piano – il disarmo di Hamas – non è stato finora accettato dal movimento di liberazione palestinese.
La commissione, composta da esperti tecnici, dovrebbe occuparsi della gestione quotidiana della Striscia: servizi igienico-sanitari, infrastrutture, istruzione, economia e amministrazione civile. A guidarla sarà Ali Shaath, ex vice ministro della Pianificazione palestinese. Secondo funzionari americani, l'obiettivo dichiarato è erodere progressivamente il controllo di Hamas sul territorio.
I membri della commissione
Tra i nomi annunciati figurano dirigenti di enti civili, universitari, sanitari e infrastrutturali di Gaza, tra cui responsabili di associazioni di soccorso, rettori universitari, ingegneri, consulenti municipali e una avvocata. Il profilo complessivo è quello di una governance tecnica, almeno sulla carta lontana dalle strutture militari e politiche.
Parallelamente, Washington prevede la nomina di Nikolay Mladenov, ex inviato ONU per il Medio Oriente ed ex ministro degli Esteri bulgaro, come rappresentante di alto livello del nuovo Consiglio per la Pace, organismo che dovrebbe fornire indirizzi strategici sul futuro di Gaza e supervisionare l'attuazione del piano.
Trump ha dichiarato che il Consiglio sarà composto da circa dodici membri, descritti come “i più importanti leader dei Paesi più importanti”, senza tuttavia rivelarne i nomi.
Forza di stabilizzazione: il nodo irrisolto
Resta invece irrisolta la questione della forza di stabilizzazione internazionale, composta da truppe straniere incaricate di mantenere l'ordine a Gaza. L'amministrazione americana non ha ancora indicato quali Paesi vi prenderanno parte. Dietro le quinte, le difficoltà sono evidenti: molti Stati temono di essere percepiti come forza di occupazione e di diventare bersagli diretti di Hamas, che mantiene ancora una capacità militare significativa.
Funzionari statunitensi riconoscono apertamente che la permanenza di Hamas al potere rappresenti il principale ostacolo sia alla ricostruzione sia alla creazione di un sistema di governo realmente indipendente dalla sua influenza. L'aspettativa americana è che il movimento perda gradualmente il controllo, aprendo la strada a una nuova struttura di potere. Hamas ha dichiarato domenica che scioglierà il proprio governo una volta che la commissione tecnocratica entrerà in funzione.
Scetticismo, il punto di vista israeliano
A gettare ulteriori ombre sul progetto è una valutazione dell'intelligence israeliana, rivelata dal quotidiano Israel Today. Durante una riunione riservata del gabinetto di sicurezza (kabinett), una funzionaria di alto livello dell'intelligence militare ha avvertito che Hamas continuerà a gestire Gaza di fatto “da dietro le quinte”, anche in presenza di una commissione civile.
Secondo questa analisi, molti dei nomi indicati per la gestione tecnocratica sarebbero legati direttamente o indirettamente ad Hamas, o comunque opererebbero in coordinamento con essa. Per alcuni ministri israeliani, la proposta di una commissione civile indipendente non rappresenta un vero cambiamento, ma piuttosto una ristrutturazione formale che consente ad Hamas di conservare il controllo evitando l'esposizione politica diretta.
Il tema è stato discusso nel quadro più ampio del futuro assetto di Gaza dopo la guerra, insieme a contatti indiretti con Hamas, ipotesi di accordi e al delicato dossier sul recupero delle salme di soldati israeliani.
Una transizione sulla carta
In sintesi, il piano americano punta a una transizione ordinata, tecnocratica e orientata allo sviluppo. Ma sul terreno, il nodo centrale resta invariato: chi detiene davvero il potere a Gaza. Finché questa domanda non avrà una risposta concreta, ogni progetto di ricostruzione rischia di rimanere più una dichiarazione politica che una trasformazione reale.


