Giovedì, al Senato, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è stato chiamato a rispondere ad una interrogazione di una parlamentare della maggioranza, Giusy Versace, sull'uso del braccialetto elettronico contro la violenza di genere:

"Questa interrogazione - ha dichiarato la senatrice - nasce per chiederle di conoscere quante sono le denunce pervenute a causa del malfunzionamento dei braccialetti cosiddetti antistalking, quali iniziative immediate lei intenda adottare per garantire una corretta applicazione del dispositivo, se ritiene sufficiente il numero dei braccialetti destinati al contrasto della violenza di genere e infine se, alla luce di questi fatti, pensa ancora che tale misura alternativa alla detenzione carceraria possa essere ritenuta effettivamente utile per garantire la sicurezza delle donne che trovano il coraggio di denunciare".

Ecco che cosa le ha risposto il ministro Nordio:

"Signor Presidente, nel ringraziare la senatrice Versace, ricordo che ho già detto prima che i dettagli tecnici del funzionamento del braccialetto elettronico sono di competenza del Ministero dell'interno, ma certo ribadisco che non ci sottrarremo a queste considerazioni (alcune le ho già fatte).L'importante è vedere che il trend di questi odiosi delitti che ho citato prima sta diminuendo del 15, 17 e 20 per cento: questo è un segnale positivo, anche se ovviamente c'è ancora molto da fare. Ciò significa che almeno alcuni di tali strumenti funzionano.Lo dico subito: come sa e come ho detto anche prima, la valutazione del braccialetto rispetto ad altre misure spetta alla magistratura; è il magistrato che deve valutare quale sia la soluzione migliore. Mi lasci dire che è un compito dannatamente difficile, perché comporta una valutazione prognostica di cui nessuno è in grado di dare una valutazione: anche se ci affidiamo, come ci siamo sempre affidati, a psichiatri e psicologi, chiedendo se la persona sia socialmente pericolosa o pronta a reiterare il reato, tante volte abbiamo avuto falsi positivi e falsi negativi. Ripeto quindi che rendo onore ai miei colleghi magistrati proprio per la difficoltà di questa valutazione, che qualche volta accade che si riveli insufficiente, però molte volte invece funziona. Come ha detto lei, sono le cattive notizie che finiscono sui giornali, non le buone.Da un punto di vista strettamente tecnico - quindi rispondo subito - il Ministero della giustizia partecipa attivamente al tavolo tecnico interforze istituito presso il Ministero dell'interno, impegnato ad adottare ogni misura necessaria per consentire alle Forze di polizia di intervenire tempestivamente. Faccio una considerazione di ordine tecnico, anche se purtroppo il tempo è poco: il funzionamento del braccialetto elettronico è molto spesso incompatibile - e lo è sempre di più - con i mezzi non solo di comunicazione, ma anche di trasporto delle persone. Nel momento in cui suona l'allarme nei confronti di una persona, molto spesso la vittima si trova a una distanza che non è compatibile con l'intervento delle Forze dell'ordine in relazione al warning che viene dato. Per dirla in poche parole, se si ritiene che la distanza di 10 chilometri sia sufficiente per tenere a distanza la potenziale vittima dal potenziale aggressore, molto spesso la comunicazione funziona, ma in quei minuti in cui funziona l'avvertimento, il warning, i mezzi di trasporto del potenziale aggressore sono già riusciti a raggiungere la vittima. Dobbiamo quindi cercare di coniugare questi due elementi, dando un'allerta alla vittima, che, nel momento in cui coglie il pericolo, sia in grado di trovare magari forme di autodifesa, rifugiandosi in una chiesa o in una farmacia, insomma in un luogo più o meno protetto, perché molto spesso l'intervento delle Forze dell'ordine non è in grado di arrivare. Sarà in questo caso il magistrato a valutare quale sia la distanza sufficiente per poter assicurare le due parti, tenendo conto anche dei mezzi di locomozione che oggi purtroppo annullano le distanze che un tempo magari potevano essere considerate sufficienti".

Per chi  dubitasse, questa è la testimonianza video...

Considerazione conclusiva.

Che cosa volesse suggerire in Senato il ministro della Giustizia nessuno lo ha capito... forse, al massimo, è riuscito ad interpretarlo. Nordio, in passato - sicuramente per scherzare sulle sue origini venete - si è vantato di "aver confidenza" con l'alcol. Corrado Augias, su La7, lo ha descritto come esser solito ad alzare il gomito (poi si è scusato di averlo detto). Per quel che ci riguarda non possiamo non credere che Nordio ieri non fosse più che sobrio.

In ogni caso, ieri, il ministro Nordio non è stato in grado di esprimere frasi di senso compiuto, logicamente comprensibili, su un tema che gli era stato posto. Qualunque sia il motivo, poco importa, la domanda da porci è conseguente: può uno che non è in grado di farsi comprendere ricoprire una carica pubblica di rilievo come quella di ministro della Giustizia?