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Caldo estremo, l'Oms Europa lancia l'allarme: nuova ondata in arrivo e riunione d'emergenza con 41 Paesi. "Non è più un fenomeno meteorologico, ma una vera emergenza sanitaria"


Una nuova ondata di caldo estremo è già in formazione sull'Atlantico e rischia di investire nuovamente gran parte dell'Europa nei prossimi giorni. L'allarme arriva direttamente dall'Organizzazione mondiale della sanità per l'Europa, che ha convocato una riunione di emergenza con la partecipazione di 41 Stati membri e della Commissione europea per fare il punto sulla capacità dei sistemi sanitari di affrontare temperature sempre più elevate e prolungate.

A lanciare il monito è stato il direttore regionale dell'Oms Europa, Hans P. Kluge, che ha descritto uno scenario destinato a mettere nuovamente sotto pressione milioni di cittadini. Per questa settimana sono previste temperature fino a 43 gradi in Portogallo e nel sud della Spagna, mentre Francia e Paesi del Benelux – Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo – si preparano ad affrontare un'altra brusca impennata delle temperature. Contemporaneamente, vaste aree dell'Asia centrale stanno già soffocando sotto un caldo che raggiunge i 40 gradi.

Secondo il direttore dell'Oms Europa, il caldo estremo non può più essere considerato semplicemente un evento meteorologico eccezionale, ma deve essere affrontato come una vera e propria emergenza di sanità pubblica, capace di mettere a rischio la salute delle fasce più vulnerabili della popolazione e di esercitare una forte pressione sui servizi sanitari nazionali.

Riunione straordinaria con 41 Paesi: il caldo è una priorità sanitaria
La riunione convocata dall'Oms Europa aveva un obiettivo molto preciso: analizzare gli insegnamenti lasciati dall'attuale ondata di calore e valutare il livello di preparazione dei Paesi europei di fronte agli eventi estremi che potrebbero ripetersi con sempre maggiore frequenza.

Nel bilancio finale dell'incontro, Hans P. Kluge ha evidenziato come tutti i partecipanti abbiano affrontato il tema con estrema serietà.

"L'incontro ha dimostrato chiaramente come i Paesi stiano affrontando il caldo estremo con la dovuta serietà, considerandolo una vera e propria emergenza di sanità pubblica e non un semplice fenomeno meteorologico", ha spiegato.

Il confronto ha fatto emergere sia importanti passi avanti sia criticità ancora aperte.

"L'ordine del giorno era preciso: cosa ci ha insegnato l'attuale ondata di caldo e siamo pronti per ciò che ci aspetta? Le risposte hanno evidenziato sia progressi concreti sia lacune che non possiamo permetterci di ignorare", ha aggiunto il direttore regionale.


I piani contro il caldo salvano vite umane
Uno dei messaggi più forti emersi durante la riunione riguarda l'efficacia dei cosiddetti Piani d'azione per la salute in caso di ondate di calore.

Secondo l'Oms, i Paesi che hanno predisposto strumenti operativi specifici sono riusciti a rispondere con maggiore rapidità e coordinamento, limitando gli effetti dell'emergenza sulla popolazione.

"I Piani d'azione per la salute in caso di ondate di calore salvano le vite umane", ha affermato Kluge."I Paesi dotati di tali piani hanno risposto tempestivamente, coordinandosi efficacemente tra i vari attori coinvolti e proteggendo al meglio la popolazione."

Per l'Oms, quindi, non basta attendere l'arrivo delle temperature estreme: è necessario predisporre sistemi permanenti di prevenzione, monitoraggio e risposta che coinvolgano contemporaneamente autorità sanitarie, protezione civile, servizi sociali, amministrazioni locali e mondo dell'informazione.

L'Italia tra gli esempi virtuosi
Nel corso dell'incontro il direttore dell'Oms Europa ha indicato l'Italia tra gli esempi positivi di organizzazione. In particolare è stato valorizzato il sistema italiano di sorveglianza della mortalità, attualmente operativo in 45 città.

Secondo Kluge, questo sistema rappresenta uno strumento fondamentale perché consente ai decisori pubblici di disporre di dati quasi in tempo reale durante tutta la durata dell'emergenza climatica, permettendo interventi più rapidi e mirati qualora si registrino aumenti anomali della mortalità collegata alle elevate temperature.

La disponibilità di informazioni tempestive consente infatti di adattare rapidamente le misure di prevenzione e rafforzare l'assistenza sanitaria nelle aree maggiormente colpite.

Le strategie adottate negli altri Paesi europei
Nel suo intervento il direttore regionale dell'Oms ha illustrato anche le principali iniziative adottate da altri Stati europei.

La Spagna ha scelto di lavorare direttamente con i mezzi di informazione per migliorare la comunicazione pubblica sui rischi sanitari provocati dal caldo estremo, aumentando così la consapevolezza della popolazione e favorendo comportamenti più sicuri durante le giornate più critiche.

L'Austria ha invece aggiornato il proprio piano nazionale contro il caldo, introducendo nuove norme dedicate alla protezione dei lavoratori esposti alle alte temperature e rafforzando il coordinamento tra strutture nazionali e regionali.

In Belgio è stata attivata la fase di massima allerta, un provvedimento adottato soltanto per la seconda volta dal 2020, segno dell'eccezionalità della situazione.

La Francia viene invece indicata come esempio di efficace coordinamento tra diversi settori della pubblica amministrazione, un approccio che ha contribuito sia ad alleggerire la pressione sugli ospedali sia a rendere più efficiente l'intera risposta all'emergenza.

Anche la Macedonia del Nord ha sviluppato un modello di intervento specifico, collaborando con le squadre della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa per raggiungere le persone senza dimora, tra le categorie maggiormente esposte ai rischi del caldo estremo.


Un sistema che unisce meteo, sanità e protezione delle persone fragili
Secondo Hans P. Kluge, uno degli elementi più importanti emersi riguarda la costruzione di un sistema integrato capace di collegare le allerte meteorologiche con le risposte della sanità pubblica.

Non si tratta soltanto di prevedere l'arrivo delle alte temperature, ma di trasformare le informazioni meteorologiche in interventi concreti sul territorio.

Questo sistema comprende la pianificazione della capacità di risposta degli ospedali e dei servizi sanitari, interventi specifici per le persone più vulnerabili, protezione dei lavoratori esposti al caldo, assistenza sociale e coordinamento tra i diversi livelli istituzionali.

Secondo l'Oms, solo una strategia di questo tipo può ridurre realmente gli effetti sanitari delle ondate di calore sempre più frequenti.

La svolta: tutti i ministeri lavorano insieme
Dal confronto tra i 41 Paesi è emerso anche un cambiamento che il direttore dell'Oms considera particolarmente significativo. Sempre più governi stanno iniziando a superare la tradizionale separazione tra competenze amministrative.

Gli organismi che gestiscono le emergenze dialogano con chi definisce le politiche sanitarie. Gli urbanisti lavorano insieme agli esperti di salute pubblica. I ministeri dell'Ambiente collaborano con quelli della Salute. Le autorità responsabili della sicurezza sul lavoro, dell'assistenza sociale, dell'edilizia e della pianificazione urbana vengono coinvolte nello stesso processo decisionale.

Per l'Oms questo rappresenta uno dei cambiamenti strutturali più importanti emersi negli ultimi anni.

Il caldo estremo viene ormai riconosciuto come una minaccia trasversale alla sicurezza sanitaria e non più come una questione confinata al solo ambito meteorologico o ambientale.

Secondo Hans P. Kluge, il percorso non è ancora uniforme in tutti i Paesi europei e resta molto lavoro da fare. Tuttavia, il processo è ormai avviato e rappresenta la strada da seguire affinché i piani contro il caldo non rimangano semplici documenti amministrativi, ma si trasformino in sistemi realmente operativi, capaci di proteggere la salute pubblica davanti a eventi climatici sempre più intensi e frequenti.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Scienza e Tecnologia
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