Agli Oscar 1996 ci fu la sorprendente vittoria dei Paesi Bassi con L’albero di Antonia: un vero "colpo di scena" nella storia della categoria Miglior film straniero!
In un’edizione segnata da regole di eleggibilità rigide e complesse — soprattutto sulle date di uscita e coproduzioni — molti film acclamati dalla critica non furono scelti dai propri Paesi. Ecco perché la cinquina fu una vera e propria doccia fredda per le singole campagne promozionali.
L’Italia fu un esempio perfetto di un forte disallineamento in questo contesto caotico : “Il Postino” ottenne 5 nomination tra cui Miglior film, ma non fu scelto come candidato internazionale (coproduzione italo-franco-belga). Al suo posto fu inviato “L’uomo delle stelle” di Tornatore, che riuscì a entrare nella cinquina grazie al prestigio del regista.
Nel frattempo, altri 2 film italiani come “Lamerica” di Amelio (scelto senza successo l'anno precedente) e “Come due coccodrilli” di Campiotti si distinsero in quella Awards Season, ottenendo riconoscimenti dalla critica e persino una candidatura ai Golden Globe.
Anche la Francia visse un caos simile, con scelte diverse tra Golden Globe, critica e Academy, mentre il TIFF con il People’s Choice Award spianò la strada a “L’albero di Antonia”, che sfruttò il passaparola generato dal festival per farsi notare.
La pellicola olandese vinse grazie a un femminismo sobrio e universale, capace di conquistare l’Academy senza creare divisioni, in un’edizione senza un “campione” internazionale chiaro. Un film delicato, potente e accessibile che portò una ventata di freschezza, spingendo l’Academy a rivedere le regole di eleggibilità negli anni successivi.
Un Oscar che ha cambiato le regole del gioco e ha dimostrato il potere del passaparola, della strategia intelligente e di un messaggio femminista raccontato con tatto.


