Esteri

Omicidio di Charlie Kirk, arrestato il presunto killer. Trump: «Spero nella pena di morte»

Dopo giorni di tensione e di ricerche, arriva la svolta nel caso dell'omicidio di Charlie Kirk, l'attivista conservatore di 31 anni vicino a Donald Trump. L'Fbi aveva diffuso le immagini di un sospettato, offrendo una ricompensa da 100.000 dollari per chi avesse fornito informazioni utili. Giovedì mattina erano già arrivate oltre 130 segnalazioni.

Questa mattina l'annuncio: secondo quanto dichiarato da Donald Trump in un'intervista a Fox News, il presunto killer di Kirk è ora sotto custodia delle autorità.

Il suo nome è Tyler Robinson, 22 anni. È stato arrestato ieri sera a St. George, nello Utah, vicino al Parco nazionale di Zion, circa 400 km a sud-ovest del campus in cui Kirk è stato ucciso. Suo padre lo ha riconosciuto dalle foto diffuse dall'Fbi e ha chiamato un pastore per chiedere aiuto. Lo hanno riferito le autorità in conferenza stampa, aggiungendo che il padre ha portato il figlio ad una stazione di polizia perché si costituisse.

Trump ha ha poi detto di augurarsi che l'assassino venga condannato a morte, indicando l'omicidio «un episodio isolato, non parte di una rete organizzata».

La morte di Kirk, che lascia una moglie e due figli piccoli di uno e tre anni, ha colpito profondamente l'opinione pubblica americana. Anche le Nazioni Unite hanno condannato l'attentato, definendolo «un atto di violenza politica». «Condanniamo e ci opponiamo a tutti gli atti di violenza politica che minano la democrazia», ha dichiarato il portavoce Stephane Dujarric, esprimendo cordoglio alla famiglia della vittima.

Dopo l'omicidio di Kirk, sono aumentati gli appelli, anche dal Partito Democratico, a interrompere la spirale di violenza politica che negli ultimi anni ha avuto episodi inquietanti: i due tentati omicidi contro Trump in campagna elettorale, l'assassinio a giugno della deputata democratica Melissa Hortman e del marito, gli spari contro un altro deputato del Minnesota e sua moglie, l'attacco al marito di Nancy Pelosi, i pacchi bomba inviati a esponenti democratici da un militante Maga, fino all'omicidio di due membri dello staff dell'ambasciata israeliana a Washington e al rogo della casa del governatore della Pennsylvania Josh Shapiro.

Nonostante questo contesto, nella narrazione di Trump la responsabilità della violenza ricade interamente sulla sinistra, accusata dai sostenitori Maga di essere «fuori controllo». Durante la commemorazione dell'11 settembre al Pentagono, il presidente ha annunciato che conferirà postuma a Kirk la Medaglia presidenziale della libertà. «Charlie era un gigante della sua generazione, un paladino della libertà e un'ispirazione per milioni di persone», ha detto, preannunciando «una folla molto, molto numerosa» alla cerimonia.

Un riconoscimento che, dato il profilo di Kirk – influencer di estrema destra e sostenitore delle armi senza restrizioni – rischia però di alimentare ulteriori divisioni in un Paese già polarizzato.

Intanto, diverse storiche università afroamericane hanno ricevuto minacce ritenute credibili: la Hampton University, la Virginia State University, la Bethune Cookman University, la Southern University e l'Alabama State University hanno sospeso le lezioni per il resto della settimana.

Il leader democratico alla Camera, Hakeem Jeffries, ha definito queste minacce «spregevoli», segnalando che «l'esplosione di estremismo è fuori controllo».

Sulla stessa linea anche il governatore repubblicano dello Utah, Spencer Cox, che ha invitato a deporre i toni incendiari: «La nostra nazione è a pezzi. È a questo che 250 anni di storia ci hanno portato? Io prego di no».

A confermare il clima di allerta, poche ore dopo la polizia del Campidoglio è intervenuta per un allarme bomba presso la sede del Comitato Nazionale Democratico.

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
ha ricevuto 473 voti
Commenta Inserisci Notizia