Bruxelles sceglie la linea della moderazione dopo l'annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull'imposizione, a partire da febbraio, di dazi del 10% contro otto Paesi europei: Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. Si tratta degli Stati che hanno inviato truppe in Groenlandia, nodo strategico sempre più centrale negli equilibri geopolitici dell'Artico.
“La priorità è dialogare, non inasprire la situazione”. È il messaggio ribadito più volte dal portavoce della Commissione europea, Olof Gill, durante il briefing quotidiano con la stampa. Secondo Gill, sono in corso “intense consultazioni” tra i leader europei e il dialogo con Washington “prosegue a tutti i livelli”. L'obiettivo dichiarato è evitare un'escalation commerciale che finirebbe per colpire direttamente consumatori e imprese su entrambe le sponde dell'Atlantico.
Nel quadro di queste consultazioni, il presidente del Consiglio europeo António Costa ha indicato la possibilità di convocare già questa settimana un Consiglio europeo straordinario per affrontare il dossier Groenlandia e le minacce tariffarie statunitensi. Dalle discussioni tra i capi di Stato e di governo dell'Ue, inclusa la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, emerge una linea condivisa: mantenere aperti i canali di confronto ed evitare lo scontro sui dazi.
Bruxelles sottolinea inoltre l'esistenza di un interesse transatlantico comune nella pace e nella sicurezza dell'Artico, anche attraverso la Nato. Un richiamo politico che punta a riportare la questione su un piano strategico e di cooperazione, anziché su quello punitivo del commercio.
Sul fronte diplomatico, al momento non è previsto un incontro ufficiale tra von der Leyen e Trump. Tuttavia, entrambi saranno presenti al Forum economico mondiale di Davos e un contatto informale non è escluso, anche se – ha precisato Gill – non c'è nulla di programmato.
Accanto alla mano tesa, però, l'Ue non rinuncia a mostrare i muscoli. La Commissione ha chiarito che, qualora i dazi venissero effettivamente imposti, l'Unione “dispone degli strumenti necessari ed è pronta a reagire” per proteggere i propri interessi economici. Tra questi figura anche il cosiddetto “bazooka anti-coercizione”, il nuovo strumento europeo pensato per rispondere a pressioni economiche e commerciali esterne.
“È uno degli strumenti sul tavolo, se sarà necessaria una risposta diretta”, ha spiegato Gill, sottolineando che il suo scopo principale è la deterrenza. “Sappiamo perfettamente come e quando usarlo. A volte anche solo accennare alla possibilità di uno strumento più efficace può ottenere l'effetto desiderato”.
La linea dell'Ue, in sintesi, resta duplice: evitare lo scontro e puntare sul dialogo con Washington, ma senza farsi trovare impreparata. La moderazione viene rivendicata come scelta di leadership responsabile. La reazione, se servirà, è già pronta.


