L'Europa deve smettere di illudersi. Le tensioni con gli Stati Uniti torneranno, e presto. È il messaggio del presidente francese Emmanuel Macron, che invita l'Unione Europea a trattare il cosiddetto “caso Groenlandia” come un campanello d'allarme e a usare questo momento per rafforzare il proprio peso globale.
In un'intervista a diversi quotidiani europei, tra cui Le Monde e il Financial Times, Macron avverte che la temporanea tregua con Washington non indica alcun cambio strutturale nei rapporti transatlantici. Al contrario: secondo il leader francese, l'amministrazione Trump è “apertamente anti-europea” e punta alla “disgregazione” dell'Unione.
Il presidente francese chiede ai leader UE di sfruttare il vertice in programma questa settimana in un castello in Belgio per rilanciare riforme economiche rimaste bloccate da anni, rafforzare la competitività europea e rendere l'Europa capace di reggere il confronto con Stati Uniti e Cina.
“La strategia dell'adattamento e del compromesso non ha funzionato. L'abbiamo provata per mesi. Non funziona”, ha dichiarato Macron. Secondo Parigi, lo scontro è destinato ad allargarsi soprattutto sul fronte digitale: Washington, avverte il presidente, attaccherà l'Europa sulle regole tecnologiche e potrebbe rispondere con nuovi dazi se l'UE applicherà il Digital Services Act per limitare il potere delle Big Tech.
Macron parla di una doppia pressione esterna: da un lato la “valanga cinese” sul commercio globale, dall'altro l'instabilità politica americana. Una combinazione che definisce “una rottura profonda per gli europei”.
La risposta, per la Francia, passa anche dalla finanza. Macron rilancia l'idea di un debito comune europeo permanente, sul modello di quello usato nel 2020 per la ripresa post-Covid, per investire su larga scala e ridurre la dipendenza dal dollaro. “I mercati stanno cercando alternative al dollaro. Offriamo loro debito europeo”, sostiene, puntando sul valore della stabilità istituzionale dell'UE.
Ma il fronte interno resta diviso. Germania e Paesi del Nord continuano a opporsi a una mutualizzazione strutturale del debito, mentre altri Paesi - tra cui l'Italia di Meloni - sono i servi sciocchi dell'America di Trump.
Al vertice europeo si discuterà anche del progetto francese “Made in Europe”, che prevede quote minime di contenuto europeo nei prodotti fabbricati nell'UE. Una proposta che spacca i governi e preoccupa l'industria, soprattutto l'automotive.
La linea di Macron è chiara: “L'Europa ha bisogno di protezione, non di protezionismo”. Tradotto: preferenza europea, meno dipendenza esterna, più autonomia strategica.
Il messaggio politico è diretto: l'Europa deve smettere di reagire e iniziare a scegliere. O diventa una potenza vera, o resta un mercato aperto agli interessi altrui.
Possibile dargli torto?


