Trump: pressioni su FIFA e UEFA alla vigilia della decisione che potrebbe escludere Israele dalle competizioni internazionali
La prossima settimana FIFA e UEFA si riuniranno per risolvere un problema che rischia di aprire una frattura politica e sportiva senza precedenti: escludere le squadre israeliane – nazionali e di club – dalle competizioni internazionali di calcio a seguito del genocidio in corso in Palestina, di cui lo Stato ebraico si è reso e si sta rendendo responsabile.
Secondo quanto riportato dal sito israeliano Walla e ripreso da Ma’an News Agency, il presidente statunitense Donald Trump starebbe valutando l’uso del “peso politico ed economico” degli Stati Uniti per impedire che FIFA e UEFA arrivino a tanto. L’ipotesi citata è che Trump abbia minacciato misure che renderebbero difficile l’organizzazione del Mondiale 2026 negli Stati Uniti, inclusi ostacoli logistici o persino restrizioni di ingresso per delegazioni e funzionari, nel caso di esclusione di Israele.
Il linguaggio resta al condizionale, ma il messaggio politico è chiaro: l’amministrazione Trump non intende permettere che Israele venga messo al bando nel calcio internazionale. Dichiarazioni simili sono già state confermate da fonti ufficiali statunitensi, con il Dipartimento di Stato che ha assicurato di voler “fermare qualsiasi tentativo di espellere Israele dal prossimo Mondiale organizzato (per gran parte) negli USA”.
La riunione UEFA/FIFA si svolgerà in un clima di forte pressione. Da un lato, diverse federazioni europee e arabe spingono per una sospensione di Israele a causa della guerra in corso a Gaza e delle conseguenze umanitarie. Dall’altro, il peso diplomatico e mediatico di Washington – e le possibili ritorsioni evocate da Trump – potrebbero condizionare in modo significativo l’esito del dibattito.
Quel che è certo è che, se la sospensione dovesse passare, il Mondiale 2026 rischierebbe di trasformarsi in terreno di scontro geopolitico, con l’asse Trump–Infantino al centro di un conflitto che va ben oltre il calcio giocato.