Scienza e Tecnologia

Artemis II: Orion lascia la Terra e punta alla Luna dopo 50 anni

Per la prima volta dal 1972, l'uomo ha lasciato l'orbita terrestre diretto verso la Luna. La missione Artemis II ha compiuto il passaggio più delicato e simbolico: l'accensione del motore principale della capsula Orion che ha proiettato i quattro astronauti nello spazio profondo.

La manovra, chiamata Translunar Injection (TLI), è durata 5 minuti e 55 secondi ed è stata definita “perfetta” dai responsabili NASA. Un'accelerazione lunga e costante che ha permesso al veicolo di liberarsi definitivamente dalla gravità terrestre e imboccare la traiettoria verso il nostro satellite.

A bordo ci sono gli astronauti NASA Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen, primo non americano a intraprendere un viaggio verso la Luna. “Ci sentiamo bene, siamo sulla strada per la Luna”, ha detto Hansen dalla capsula, mentre la Terra iniziava già a rimpicciolirsi alle loro spalle.

 
Il momento chiave: la spinta che cambia la storia

Prima della TLI, Orion aveva trascorso circa 24 ore in un'orbita terrestre molto alta, fino a 74mila chilometri di distanza, durante le quali sono stati verificati tutti i sistemi: propulsione, navigazione e supporto vitale.

Solo dopo questi controlli è arrivato il via libera definitivo. Il motore del modulo di servizio si è acceso dietro i sedili dell'equipaggio, spingendo la capsula a velocità ancora maggiori e imprimendo la traiettoria che porterà gli astronauti attorno al lato nascosto della Luna e poi di nuovo verso la Terra.

Il viaggio li porterà più lontano di qualsiasi essere umano nella storia: oltre 7.600 chilometri oltre la Luna. Un primato che potrebbe superare quello stabilito dall'Apollo 13 nel 1970.

 
Una missione test, ma cruciale per il futuro

Artemis II è una missione di prova di dieci giorni, ma il suo valore è enorme. È il primo test con equipaggio del sistema composto dal razzo SLS e dalla capsula Orion, lanciati il 1° aprile dal Kennedy Space Center in Florida.

Dopo il decollo, Orion ha dispiegato i pannelli solari, ha effettuato una serie di manovre orbitali e si è separata dallo stadio superiore del razzo. L'equipaggio ha anche testato i sistemi di guida manuale, simulando operazioni di attracco e controllo della navicella.

Nel frattempo, sono state completate numerose attività tecniche: il passaggio alle comunicazioni con il Deep Space Network, l'adattamento degli astronauti alla microgravità, i primi cicli di riposo e persino la messa a punto dei sistemi di bordo, compreso il funzionamento dei servizi essenziali.

 
Sicurezza e margini di intervento

Nonostante il salto nello spazio profondo, la missione resta sotto controllo. La TLI non è un punto di non ritorno: nelle prime 36 ore è possibile invertire la rotta e rientrare rapidamente sulla Terra in caso di emergenza. In seguito, può risultare più efficiente completare il giro attorno alla Luna e sfruttare la sua gravità per tornare indietro.

Secondo il programma Orion, centinaia di migliaia di simulazioni sono state effettuate per garantire la sicurezza dell'equipaggio in ogni scenario.

 
Il viaggio: tra scienza e spettacolo

Durante il flyby lunare previsto per il 6 aprile, gli astronauti scatteranno immagini ad alta risoluzione e osserveranno direttamente il lato nascosto della Luna, mai visibile dalla Terra. Le condizioni di luce, con ombre lunghe, permetteranno di evidenziare crateri, creste e rilievi con una nitidezza senza precedenti.

Uno dei momenti più suggestivi arriverà intorno al sesto giorno, quando l'equipaggio assisterà a un'eclissi solare totale vista dallo spazio: la Luna oscurerà completamente il Sole, rivelando la sua corona luminosa, mentre la Terra apparirà sospesa sullo sfondo.

Al termine della missione, Orion rientrerà nell'atmosfera terrestre con un ammaraggio nell'Oceano Pacifico al largo di San Diego.

 
Un passo verso Marte

Artemis II non prevede un allunaggio, ma rappresenta una tappa fondamentale. Serve a dimostrare che l'uomo può tornare a operare nello spazio profondo dopo mezzo secolo.

Ogni fase della missione fornisce dati essenziali per le future spedizioni: dal ritorno sulla superficie lunare fino, in prospettiva, alle missioni con equipaggio verso Marte.

“Ogni traguardo è un passo concreto verso il futuro”, ha sottolineato la NASA. E questa volta il passo è enorme: non solo verso la Luna, ma verso una nuova era dell'esplorazione spaziale.

Autore Matteo Pani
Categoria Scienza e Tecnologia
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