L’iniziativa della Cooperativa Sociale Terra di Resilienza per restituire valore ai territori e alle comunità
La favola vera di un paese cilentano, Caselle in Pittari, come tanti lontano dalla grande città; marginale, spesso fragile ma allo stesso tempo sorprendentemente vivo e innovativo, che trova risorse dove in apparenza c’è solo abbandono.
Una storia del ritorno alle origini per combattere l’abbandono e le disuguaglianze territoriali.
Una storia di un gruppo di amici audaci e coraggiosi.
Una storia di riscoperta di “grani antichi”.
Una storia fatta di studio e fatica.
Una storia iniziata nel 2012 con la nascita della “Cooperativa Sociale Terra di Resilienza” volta prevalentemente alla riscoperta dei grani antichi, avviata con la semina di cinque varietà fino a gestirne oggi più di cento, accuratamente conservate nella Biblioteca del Grano dove è possibile osservare, anno per anno, tutto il ciclo di vita delle varietà seminate. Un luogo ormai divenuto centro di ricerca, di confronto e di discussione visitato da migliaia di persone, scolaresche, semplici cittadini e studiosi della materia.
«L’idea del progetto è nata nel 2004 – ci racconta Antonio Pellegrino, Presidente e cofondatore della Cooperativa – con la nascita del Palio del Grano, una vera e propria festa popolare legata alla coltivazione e soprattutto alla mietitura del grano, un evento che coinvolge l’intera comunità, otto rioni interessati. Proprio dal Palio abbiamo pensato di fare impresa sociale attraverso tecniche in disuso di coltivazione del grano.
E così nel 2017 abbiamo aperto il “Mulino a Pietra” gestito dalla Cooperativa. Da qui – continua Pellegrino – la sfida di poter tornare alle origini, mangiare il pane fatto con la nostra farina ma, soprattutto, ampliare il raggio di azione anche con le comunità limitrofe e non. Ecco, da questi presupposti si è avuta la spinta per la riattivazione del “Monte Frumentario”, antica tecnica che garantiva le semine attraverso l’affido del seme direttamente ai contadini che lo restituivano a raccolto avvenuto con un piccolo interesse. Il “Mulino a Pietra” e il “Monte Frumentario” sono diventati nel tempo il centro della gestione della Biblioteca del Grano, della molitura a pietra e dell’affido dei semi ai “Compari” per la coltivazione. Il “Monte Frumentario” conta a oggi più di 20 Compari e circa 80 ettari di terreno. Il vero obiettivo è quello di varcare i confini provinciali per ampliare la “Cumparete” di persone che attraverso la terra vogliono costruire un futuro e dare una speranza ai nostri territori. Una causa nobile, un percorso difficile ma autentico che potrebbe dare lustro a un angolo di Sud da sempre dimenticato. Svantaggiati e deboli lo siamo un po’ tutti – conclude Pellegrino. – Noi abbiamo scelto di coltivare la terra e questa ambizione ci consente di vivere insieme e con dignità in un territorio difficile, nella speranza di renderlo autonomo ed emanciparlo attraverso il lavoro agricolo.»
Una bella testimonianza di forza e di coraggio, ma soprattutto di amore verso le proprie origini. In queste iniziative c’è la voglia di emergere, di combattere contro la storia di un territorio ai margini, un territorio audace pronto a dimostrare la sua vocazione agricola e la sua cultura millenaria.
Una testimonianza che restituisce parola e valore ai territori, raccontando le forme di resistenza (o “restanza”) e di ritorno, sia pur frammentario, in montagna e nelle aree interne. Ritorni senza i quali sono impensabili la cura e la tutela del patrimonio rurale, del paesaggio, delle “infrastrutture verdi” come i boschi, oltre che la salvaguardia dei saperi tradizionali.
Una testimonianza che deve far riflettere sulla condizione, spesso, di abbandono delle aree interne che scoraggia i più a un’azione di recupero di tradizioni, di usi, di vita trasportando la massa verso mete più ambite, grandi città o addirittura all’Estero abbandonando per sempre la terra natia.
Da qui l’inevitabile spopolamento dei piccoli borghi, sempre più vecchi e sempre più soli con un destino segnato.
Una testimonianza che deve spronare chi amministra, insegnare che nulla è impossibile se veramente si creano le condizioni per una rinascita di un territorio, se veramente si aiutano le giovani generazioni a capire l’importanza del luogo mettendo a loro disposizione strumenti e fondi per creare un futuro migliore.
Una testimonianza di “Resilienza”, di attaccamento alle proprie radici, una sfida contro il tempo e la storia. La capacita di un gruppo di amici di osare, di emanciparsi, di voler a tutti i costi imporre una propria idea di sviluppo legata alle radici forti e consolidate della terra, dell’agricoltura senza chimica o tecniche di laboratorio, all’agricoltura vera, pura, biologica che non inquina ma conserva in se il profumo e i sapori della tradizione.


