Georgia, sfida nel cuore della roccaforte MAGA: l'endorsement di Trump non basta a chiudere la partita
L'appoggio di Donald Trump doveva spianare la strada. Non è andata così. Nella corsa per sostituire la deputata Marjorie Taylor Greene alla Camera, in un distretto ultra-conservatore della Georgia, oltre una dozzina di repubblicani sono ancora in campo. Il voto è fissato per il 10 marzo, con l'anticipo al via lunedì. In totale i candidati repubblicani sono quindici, contro tre democratici e un indipendente.
Il favorito sulla carta è Clay Fuller, ex procuratore distrettuale di quattro contee del nord-ovest della Georgia. Il 4 febbraio Trump lo ha definito un portabandiera del movimento Make America Great Again, consegnandogli un endorsement che, in altri tempi, avrebbe probabilmente chiuso la partita in partenza.
Stavolta no. Molti degli sfidanti repubblicani si presentano come i veri interpreti del trumpismo, decisi a raccogliere l'eredità lasciata vacante da Greene, dimessasi a gennaio dopo la rottura politica con il presidente. Il 14° distretto congressuale della Georgia, un corridoio a prevalenza operaia che si estende dalla periferia di Atlanta fino al confine con il Tennessee, è diventato una roccaforte MAGA dal 2020, quando Greene vinse nettamente e si impose come una delle figure più rumorose del movimento a livello nazionale.
Oggi però l'elettorato appare meno compatto. Intervistati nei giorni scorsi, molti votanti repubblicani hanno detto di non aver ancora deciso e di non considerare l'indicazione di Trump sufficiente a determinare la scelta. “Lo sostengo e rispetto la sua opinione, ma non vive qui”, ha detto un elettore durante un forum pubblico a Kennesaw. “Siamo noi ad avere il polso del distretto”.
La competizione mette in luce una trasformazione più ampia del fronte conservatore. La fedeltà a Trump resta il denominatore comune, ma su cosa significhi davvero essere “MAGA” le interpretazioni si moltiplicano. Per i repubblicani, queste divisioni interne rappresentano un rischio in vista delle elezioni di metà mandato di novembre: nei distretti più contendibili, eventuali spaccature potrebbero aprire spazi ai democratici.
Con il voto frammentato, l'attenzione si concentra sul democratico Shawn Harris, allevatore e generale di brigata in pensione. Se nessuno supererà il 50%, si andrà al ballottaggio il 7 aprile. Dopo aver perso contro Greene nel 2024 con un ampio margine, Harris punta ora a intercettare i repubblicani delusi, concentrando la campagna sul costo della vita e sull'accesso alla sanità. Una vittoria resta improbabile in un distretto che Trump ha conquistato con il 68% nel 2024, ma un buon risultato sarebbe letto come un segnale politico.
Fuller, veterano dell'Air Force, promette sviluppo economico per le aree rurali più povere ai piedi degli Appalachi e assicura uno stile meno incendiario rispetto a Greene. “So essere duro quando serve, ma sono un uomo indipendente”, ha dichiarato dopo un evento elettorale. Eppure anche lui non rinuncia a toni accesi nel sostenere l'agenda del presidente, soprattutto sull'immigrazione.
Ancora più aggressivo è Colton Moore, ex senatore statale di destra dura, che si presenta come “il difensore numero uno di Trump” e fa campagna con lo slogan “God. Guns. Trump”. Sostenitore delle tesi infondate sui brogli del 2020, ha spesso attaccato la leadership repubblicana della Georgia. Ha incassato l'appoggio di figure come Michael Flynn e Matt Gaetz, oltre che dell'ala più radicale del partito a livello statale.
Per alcuni elettori, proprio l'approccio conflittuale è un valore aggiunto. Altri, invece, chiedono un cambio di tono. Meg Strickland, consulente di viaggi e madre di tre figli, pur avendo votato Trump, si definisce moderata e sostiene che il partito debba tornare a un conservatorismo classico, meno centrato sulle personalità e più sui principi di governo limitato.
Un sondaggio di fine gennaio su 729 repubblicani registrati mostrava una corsa apertissima: Moore al 13,4%, Fuller al 12,6%, oltre un terzo ancora indeciso. Numeri che spiegano perché l'endorsement di Trump, questa volta, non sia bastato a congelare la competizione.
Per gli osservatori, il dato politico è chiaro: il movimento che ha dominato il distretto negli ultimi anni sta entrando in una fase di ridefinizione. Trump resta il punto di riferimento, ma nel partito si comincia a guardare oltre, interrogandosi su quale sarà il volto del conservatorismo quando la sua leadership non sarà più centrale.
Fonte: Reuters