Politica

Alberto Trentini libero dopo 423 giorni di detenzione in un carcere venezuelano

Dopo 423 giorni di carcere senza accuse formali, Alberto Trentini è finalmente libero. Il cooperante umanitario veneziano di 46 anni, originario del Lido di Venezia, era detenuto in Venezuela dal 15 novembre 2024 in quello che appare, a tutti gli effetti, come un caso di arresto arbitrario inserito nella più ampia strategia di “diplomazia degli ostaggi” praticata dal regime di Nicolás Maduro.

Trentini, con una lunga esperienza nella cooperazione internazionale, ha lavorato per anni con organizzazioni come Save the Children e Medici Senza Frontiere, partecipando a missioni in Etiopia, Nepal, Libano e Sud America. Al momento dell'arresto collaborava con Humanity & Inclusion, ong francese attiva in oltre 60 Paesi nell'assistenza alle persone con disabilità e nei programmi di inclusione sociale.

Arrivato a Caracas il 17 ottobre 2024 per una missione umanitaria, Trentini era stato fermato durante un controllo mentre viaggiava verso Guasdualito, nello stato di Apure, insieme all'autista locale Rafael Ubiel Hernández Machado, poi rilasciato dopo alcuni mesi. Da quel momento, per Trentini si sono spalancate le porte del carcere di massima sicurezza di El Rodeo I, nei pressi della capitale: una struttura tristemente nota per sovraffollamento, condizioni disumane e sistematiche violazioni dei diritti umani.

Pur indicato informalmente da ambienti vicini al governo venezuelano come “cospiratore” o “terrorista”, contro di lui non è mai stato formalizzato alcun capo d'imputazione. Nessun processo, nessun avvocato indipendente, nessuna spiegazione ufficiale. La detenzione si è svolta in isolamento, con accesso limitato alla luce naturale e all'attività fisica. Affetto da ipertensione cronica, Trentini ha potuto assumere farmaci solo grazie all'intervento dell'ambasciata italiana e ha perso circa 15 chili a causa di una dieta insufficiente. Nel corso del 2025 ha potuto parlare con la famiglia solo tre volte.

I genitori, Armanda Colusso ed Ezio Trentini, insieme alla sorella, avevano inizialmente mantenuto il massimo riserbo su richiesta del ministero degli Esteri, che aveva suggerito il silenzio mediatico per “favorire le trattative diplomatiche”. Dopo quasi un anno senza risultati concreti, la madre di Alberto ha deciso di rompere il silenzio, denunciando pubblicamente l'inerzia della Farnesina e di Palazzo Chigi.

Nonostante questo, il governo italiano ha rivendicato il risultato. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha diffuso una dichiarazione in cui si è intestata la liberazione di Trentini e di Mario Burlò, altro cittadino italiano rilasciato lo stesso giorno, ringraziando apertamente le autorità di Caracas e parlando di una “costruttiva collaborazione” negli ultimi giorni:

"Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Desidero esprimere,  a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato".

Di tono ben diverso il comunicato diffuso dalla famiglia Trentini, che ha annunciato la liberazione del proprio congiunto dopo 423 giorni di attesa, sottolineando le ferite profonde lasciate da oltre un anno di prigionia. Nessuna celebrazione, nessuna retorica: solo la richiesta di silenzio, riservatezza e tempo per ricostruire, prima di “trovare le parole giuste per raccontare i fatti e accertare le responsabilità”: 

"Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell'invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!".

Oggi Alberto Trentini è libero. Resta aperta una domanda scomoda: quanto ha pesato davvero l'azione diplomatica italiana e quanto, invece, il caso è stato risolto per dinamiche che nulla hanno a che vedere con le versioni ufficiali. Su questo, prima o poi, qualcuno dovrà rispondere.

Autore Marzio Bimbi
Categoria Politica
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