Esteri

L'obbligo di prevenire un genocidio riguarda tutti gli Stati firmatari della convenzione del 1948, non solo Israele

La  Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948 non dice solo “punire” ma anche prevenire — e non "prevenire" quando il numero di morti è enorme, bensì intervenire già quando c'è un rischio serio e plausibile che si verifichi un genocidio.

Quindi, per il diritto internazionale, non esiste una soglia numerica di vittime che fa "scattare" il crimine di genocidio: se si aspetta di contare i morti per decidere, si è già fallito nell'obbligo di prevenzione.

La CIG lo ha ribadito più volte (ad esempio nel caso Bosnia v. Serbia): l'obbligo di prevenire nasce nel momento in cui uno Stato sa, o dovrebbe ragionevolmente sapere, che c'è un rischio serio di genocidio — non quando il genocidio è già "compiuto" e "contabilizzato".

La definizione della Convenzione del 1948 riguarda l'intento di distruggere un gruppo, in tutto o in parte, e certi atti concreti (uccisione, infliggere gravi danni fisici/mentali, imporre condizioni di vita che portino alla distruzione, impedire nascite, trasferire forzatamente bambini).

In pratica: se le prove dell'intento e delle azioni conformi a quella definizione ci sono, il riconoscimento giuridico del genocidio può avvenire anche con poche vittime — e anzi dovrebbe essere fatto il prima possibile per fermare l'atto.

Il problema è politico e procedurale:

Giuridicamente, la Corte internazionale di giustizia può riconoscere "misure provvisorie" già sulla base di rischio plausibile (e l'ha fatto per Gaza). Politicamente, molti Stati esitano a usare la parola "genocidio" finché non c'è una sentenza definitiva, anche per motivi di alleanze e interessi geopolitici.
Questa esitazione, storicamente, ha portato a fallimenti catastrofici (Ruanda 1994, Srebrenica 1995), dove si è parlato di genocidio solo dopo le stragi!

Nel caso di Gaza, la situazione — dal punto di vista della Convenzione del 1948 — è già entrata nella zona in cui l'obbligo di prevenzione scatta.

L'ICJ ha già detto che il rischio è plausibile
Nel procedimento South Africa v. Israel, il 26 gennaio 2024, la Corte internazionale di giustizia ha riconosciuto "un rischio plausibile di genocidio" a Gaza e ha ordinato a Israele di adottare misure immediate per prevenirlo, far cessare atti potenzialmente genocidari e permettere l'ingresso di aiuti.
Questo vuol dire che per il massimo organo giuridico dell'ONU non servono altre prove per far scattare l'obbligo di prevenzione: questo è già attivo!

L'obbligo di prevenzione non riguarda solo Israele
L'art. I della Convenzione vincola tutti gli Stati firmatari a prevenire il genocidio ovunque esso possa verificarsi.
Quindi anche i governi che oggi non agiscono — pur sapendo del rischio plausibile — sono tecnicamente a rischio di violare il loro stesso obbligo internazionale.

La soglia delle vittime è irrilevante in diritto, ma i numeri sono già enormi
Secondo dati ONU e del ministero della sanità di Gaza (citati da OCHA), al 2025 si parla di decine di migliaia di palestinesi uccisi, infrastrutture civili distrutte, sfollamenti di massa, fame diffusa e collasso del sistema sanitario. Molti di questi atti — commessi con intento di distruggere in tutto o in parte il gruppo palestinese di Gaza — rientrano negli "atti genocidari" dell'art. II della Convenzione.

4. Politica contro diritto
Giuridicamente, la “soglia” è già superata: il rischio plausibile è riconosciuto ufficialmente.
Politicamente, molti Stati non vogliono parlare di "genocidio" finché non c'è una sentenza definitiva, per evitare implicazioni legali (ad esempio obbligo di sanzioni, rottura di rapporti, azioni militari o di embargo).
Per il diritto internazionale, l'allarme genocidio a Gaza è già suonato ufficialmente da gennaio 2024. L'obbligo di prevenzione è attivo ora, non domani. Il fatto che la comunità internazionale non agisca in modo efficace è una scelta politica, non un vuoto giuridico!

La Convenzione del 1948 impone uno straordinario obbligo di prevenzione—non solo a Israele, ma a tutti gli Stati firmatari: devono agire prima che il genocidio sia compiuto, appena si manifesta un serio e credibile rischio. È un imperativo legale, chiamato erga omnes partes, cioè una responsabilità di tutti gli Stati verso altri Stati firmatari.

Nel caso di Gaza, la CIG ha già deliberato sulle misure provvisorie – ovvero ordini da rispettare adesso, ora, subito, indipendentemente da quanto continueranno le violazioni. E lo ha fatto il 26 gennaio 2024. 

Secondo l'Ordinanza dell'ICJ, è chiaro che:
Israele: deve immediatamente fermare atti che possano ricadere nell'ambito dell'articolo II della Convenzione (uccidere membri del gruppo, infliggere gravi danni fisici o mentali, imporre condizioni di vita distruttive, impedire nascite) e deve consentire assistenza umanitaria, preservare le prove, punire l'incitamento a genocidio, e rendere rapporto sulle sue azioni. 
Ma non solo Israele. L'ordinanza include richieste — seppur non legalmente vincolanti, perché la Corte non può imporle a Stati non parte del caso — a "tutti gli Stati parti della Convenzione", affinché prendano misure per rispettare i loro obblighi, e non sostengano azioni che aggravino la situazione o rendano più difficile l'intervento. 

Che cosa devono fare...

Israele:

Fermare subito atti potenzialmente genocidari.
Permettere aiuti umanitari senza ostacoli.
Preservare ogni evidenza (prove/documentazione).
Punire l'incitamento pubblico a genocidio.
Inviare relazioni alla Corte sulle azioni intraprese.

Tutti gli Stati firmatari:

Devono prendersi cura di rispettare la Convenzione.
In casi successivi, ad esempio il Nicaragua ha accusato la Germania alla CIG proprio di essere “complice” ed aver violato il suo obbligo di prevenzione. 


La legge è chiara: l'obbligo di prevenzione è attivo e immediato. Non è un'opzione politica.
Se uno Stato firmatario non agisce, sta violando la Convenzione, anche se non è Israele.
In casi analoghi (eclatanti), come Srebrenica, la CIG aveva già imposto misure analoghe: anche lì, la mancata prevenzione ha portato a una sentenza severa. 
 
Non serve un "determinato" numero di vittime — quanto imposta dalla CIG ha già fatto scattare l'obbligo di prevenzione per Israele e per tutti gli altri firmatari della convenzione. Il fatto che la comunità internazionale esiti o ritardi è una falla politica, non un'assenza di vincoli legali.

Autore Ugo Longhi
Categoria Esteri
ha ricevuto 390 voti
Commenta Inserisci Notizia