La maggior parte degli italiani si sente in buona salute. È quanto emerge dai dati della sorveglianza PASSI, (acronimo di "Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia"), uno strumento di rilevazione dell'Istituto Superiore di Sanità - ISS.
Nel biennio 2023-2024, la percezione della salute nella popolazione adulta tra i 18 e i 69 anni vede il 74% degli adulti dichiara di sentirsi “bene” o “molto bene”, mentre meno del 3% giudica la propria salute “male” o “molto male”. Il restante quarto si colloca in una zona intermedia, dichiarandosi “discretamente” in salute.
Un dato decisamente allarmante, visto che i rapporti di istituzioni come lo stesso Istituto Superiore di Sanità (ISS) e il Ministero della Salute raccontano che nella realtà circa il 40-45% della popolazione italiana soffre almeno di una malattia cronica.
Dunque, gli italiani che si ritengono in buona salute dovrebbero essere il 55-60%.
In altre parole, circa un quarto dei malati cronici non è consapevole della propria "non buona" condizione di salute a quanto pare.
C'è da dire che per misurare la qualità della vita legata alla salute gli esperti utilizzano un indicatore chiamato Unhealthy Days, cioè il numero medio di giorni vissuti in cattive condizioni fisiche o psicologiche o con limitazioni nelle attività quotidiane.
In media, gli italiani riferiscono di aver trascorso quasi 5 giorni al mese in cattiva salute: poco più di due per problemi fisici (malattie o conseguenze di incidenti), quasi tre per disagi di tipo psicologico come ansia, depressione o stress. Un giorno su trenta, infine, le difficoltà di salute si traducono in una reale limitazione delle attività quotidiane.
Ma l'indicatore Unhealthy Days , sebbene sia uno strumento utile per valutare la percezione del benessere e l'impatto delle malattie sulla qualità della vita, presenta alcuni limiti:
- Si basa sulla percezione individuale della salute, che può variare molto tra le persone a seconda di fattori culturali, psicologici o personali.
- La risposta può essere influenzata dallo stato d'animo, dalla tolleranza al dolore o dalla consapevolezza della propria condizione, portando a possibili distorsioni nei dati.
- Non distingue tra cause diverse di cattiva salute (ad esempio, malattie acute vs croniche, problemi fisici vs mentali), limitando la comprensione delle reali cause dei giorni malsani.
- Non rileva piccole variazioni nel benessere o miglioramenti/peggioramenti di salute che non si traducono in cambiamenti significativi nelle risposte.
- Non considera fattori sociali, ambientali o economici che possono influenzare la percezione di salute. Ad esempio dover svolgere un lavoro quotidiano oppure potersi riposare quando necessario.
Il dato dell'ISS non è isolato, anzi è confermato da un sondaggio pubblicato nel 2025 e commissionato a IPSOS da Herbalife, azienda leader nel settore del benessere, che ha rivelato come il 68% degli intervistati si consideri in buona salute.
Il sondaggio, però, evidenzia i limiti di questo ottimistica autovalutazione degli italiani, precisando che solo poco più della metà (56%) dichiara di seguire un’alimentazione equilibrata.
Quanto sia inattendibile la percezione di se degli italiani lo conferma anche un altro sondaggio pubblicato nel 2025 e commissionato a IPSOS da Herbalife: addirittura nove italiani su dieci, il 91%, si descrivono come “high performers” in almeno un ambito della propria vita — dal fitness al lavoro, dalla genitorialità alla resilienza mentale.
Purtroppo, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, dice il proverbio.
Infatti, tra la percezione di se stessi e i dati reali del sistema Italia, c'è un abisso, se parliamo di "performance" degli italiani.
In termini di "performance fisica", secondo le rilevazioni ISTAT (2022-2023), solo il 55-60% degli italiani adulti svolge regolarmente attività fisica, anche semplicemente camminare o attività leggere. E, come dicevamo, il 40-45% della popolazione italiana soffre almeno di una malattia cronica.
Se parliamo di "performance sul lavoro", l'Italia, infatti, si colloca spesso tra i paesi con un Indice di produttività del lavoro più basso rispetto a nazioni come Germania, Francia o i paesi nordici. Sempre in termini di "performance sul lavoro", l’Italia si trova circa nella terza fascia per PIL pro capite tra i paesi membri dell’UE, spesso posizionandosi tra il 70% e il 90% della media UE.
Quanto alla performance "genitoriale", nel 2022, i divorzi con figli di età inferiore ai 18 anni sono stati circa 22.000-23.000 su circa 36.000 divorzi totali, mentre le separazioni con prole sono state circa 30.000 su circa 45.000 separazioni. (Ministero della Giustizia: Rapporto annuale sui procedimenti di separazione e divorzio)
Inoltre, in Italia circa il 13-14% dei minori abbandona gli studi senza conseguire un diploma o una qualifica.
Andando alla "resilienza mentale", circa il 15% della popolazione adulta ha avuto almeno un contatto con uno psicologo o uno specialista in salute mentale nel corso di un anno. (Rapporto ISTAT 2021-2022 sulla salute mentale)secondo i dati dell’ISTAT e dell’UE, Inoltre, in Italia sono NEET circa il 18-20% dei giovani tra i 18 e i 24 anni (circa 1,8 milioni).
Nella sostanza, il dato che emerge dagli studi di ISS e Ipsos connota una eccessiva autostima tra noi italiani, promossa in modo distorto dai media, che può alterare la percezione che le persone hanno di sé e del mondo che le circonda.
L'immedesimazione con i messaggi pubblicitari, con gli stili di vita veicolati, con i personaggi testimonial dello sport e dello spettacolo, "come fossero reali", può generare un senso di superiorità irrealistico, che può ostacolare l'umiltà e la capacità di autocritica, riducendo l'empatia e la considerazione per gli altri.
Le conseguenze sono note: difficoltà di adattamento e resilienza, relazioni sociali deteriorate, perdita di senso di realtà, rischio di comportamenti rischiosi, narcisismo collettivo e perdita di valori condivisi.
E queste conseguenze sono ormai sotto gli occhi di tutti.

