Il Parlamento europeo ha adottato oggi la prima direttiva anti-corruzione dell’UE, che permetterà di creare un quadro armonizzato di diritto penale per prevenire e contrastare il crimine di corruzione. L’ha fatto con una maggioranza schiacciante: 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni. In Italia, nonostante tutte le delegazioni dei partiti (al netto di Roberto Vannacci) abbiano sostenuto il testo, è già polemica sul significato di uno dei passaggi più delicati della direttiva: quello relativo al reato d’abuso d’ufficio.
“ La serenità che ci contraddistingue e testimoniata e avvalorata anche dal fatto che l'Italia in sede di Consiglio ha votato questa direttiva. L'ho già detto quindi eravamo perfettamente d'accordo proprio perché non ci sono quegli elementi che invece propagandisticamente qualcuno ha voluto inserire nei comunicati stampa ma non sono inseriti invece nel testo".
Lo ha detto l'eurodeputato di FdI Alessandro Ciriani, , vice coordinatore per Ecr in Commissione libe, rispondendo ad una domanda sulla questione dell'abuso d'ufficio nella direttiva anticorruzione Ue, "Ed è il Ministro ed è il Ministero della Giustizia che partecipa ai consigli per cui voglio dire è veramente qualcosa che ci lascia sconcertati. Ce lo spieghiamo chiaramente perché sappiamo che si tratta di propaganda spicciola ma che è basata non su dati reali, concreti, oggettivi, ma su elementi di narrazione che servono a far uscire oggi alcuni giornali", ha aggiunto CirianI.
Nella formulazione che ha trovato il favore dell’Eurocamera si legge testualmente “Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, se intenzionali, costituiscano reato almeno determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni. Gli Stati membri possono limitare l’applicazione del presente articolo a determinate categorie di funzionari pubblici”.
L'Italia, in seguito all'approvazione definitiva della direttiva anticorruzione, "dovrà criminalizzare obbligatoriamente almeno due dei reati più gravi che rientrano nell'ambito dell'abuso d'ufficio". Lo ha detto Raquel Garcìa Hermida-Van Der Walle (Renew, Paesi Bassi), relatrice del Parlamento Europeo per la direttiva.
Sebbene in Italia, ha spiegato l'europarlamentare rispondendo ad una domanda in conferenza stampa a Bruxelles dopo il voto nella miniplenaria, "il reato di abuso d'ufficio sia stato abolito, dovrà essere de-abolito"
Occorre aggiungere che nel testo finale, il termine ‘abuso d’ufficio’ non c’è proprio. Si parla di ‘esercizio illecito di funzioni pubbliche’. E si introduce l’obbligo per gli Stati membri di “garantire che almeno alcune gravi violazioni della legge nell’esecuzione o nell’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni siano punibili come reato penale, quando commesse intenzionalmente”. Una formula volutamente generica, che lascia agli Stati membri un ampio margine di discrezionalità nell’individuazione delle condotte penalmente rilevanti, figlia di agguerrite negoziazioni sia tra i Paesi membri che al Parlamento europeo.
Com’era prevedibile la cosa ha scatenato la polemica politica in Italia, tra chi, come i 5 stelle e il Pd sostengono trattarsi di una bocciatura per il nostro paese sulla norma del ministro della Giustizia, che depenalizza il reato di abuso di ufficio nel nostro paese e quindi ora il reato andrebbe reintrodotto, e chi, come fdi e Lega, nega seccamente questa versione “ È soltanto becera propaganda- afferma ancora l’onorevole Ciriani- non è il contenuto della direttiva. Il testo approvato non impone la reintroduzione dell’abuso d’ufficio. Chiede agli Stati di sanzionare alcune violazioni gravi nell’esercizio delle funzioni pubbliche, lasciando piena discrezionalità su come farlo. L’Italia, tra l’altro, ha votato a favore della direttiva anche in Consiglio: il Ministero della Giustizia partecipava direttamente a quel tavolo. Questo dimostra che il governo era perfettamente consapevole del contenuto del testo, che non contiene gli obblighi oggi evocati. Parlare di “retromarcia” è semplicemente falso.

