La legge di bilancio è, ogni anno, il banco di prova della politica economica del governo. Dentro centinaia di articoli si decidono le sorti di sanità, scuola, pensioni, investimenti pubblici, diritti sociali. La manovra per il 2026, licenziata dal governo Meloni, si presenta però come la più modesta degli ultimi dodici anni: pesa complessivamente 18,7 miliardi di euro.
Una manovra prudente, quasi immobile
L’effetto sul PIL è pari a zero. Lo dicono non solo le opposizioni, ma anche Confindustria. Anche l’impatto su povertà e disuguaglianze è irrilevante. La strategia, di fatto, è quella di mettere i conti in sicurezza, senza però affrontare il nodo della crescita economica.
Qualche cifra:
- Deficit: dal 3% del PIL nel 2025 si scende al 2,8% nel 2026, per arrivare al 2,3% nel 2028.
- Pressione fiscale: resta stabile al 42,8%, il livello più alto dal 2015.
- Spesa sociale e servizi pubblici: sanità, scuola, trasporti e politiche abitative restano sostanzialmente senza nuovi fondi.
La novità? La difesa
L’unico settore a registrare un vero incremento è quello militare. La spesa sale di quasi 3,5 miliardi nel 2026, oltre 7 miliardi nel 2027, fino a superare 12 miliardi di aumento entro il 2028. È l’effetto dell’adesione italiana al piano di riarmo NATO.
Un Paese fermo davanti a un mondo che cambia
La manovra mantiene i conti in ordine, ma non risponde alle sfide di un’economia globale in profonda trasformazione: transizione ecologica e digitale, nuove tensioni geopolitiche, ritorno del protezionismo. L’Italia continua a reggersi su export e bassa produttività, con salari fermi da anni.
Il governo finora ha vissuto di PNRR. Ma nel 2026 il piano europeo finirà, e senza nuove strategie la crescita rischia di spegnersi del tutto.
Le proposte alternative: consumi, lavoro, investimenti
Secondo le opposizioni, servirebbe una svolta radicale. Le priorità indicate sono:
- Rilancio della domanda interna: sostenere consumi e investimenti per evitare stagnazione.
- Produttività e lavoro di qualità: puntare su formazione, innovazione, transizione ecologica e digitale.
- Salario minimo e contrattazione collettiva: per contrastare precarietà e bassi stipendi.
- Riforma fiscale più equa: completare l’Irpef, ridurre il fiscal drag, rafforzare la lotta all’evasione.
Dove trovare le risorse
Le coperture proposte ruotano attorno a:
- Stop alla rottamazione delle cartelle esattoriali.
- Rimodulazione del taglio Irpef per i redditi oltre i 75.000 euro.
- Riordino delle agevolazioni fiscali e riduzione dell’evasione.
- Riforma della fiscalità energetica e taglio dei sussidi dannosi per l’ambiente.
- Tassazione degli extraprofitti, non solo per banche e assicurazioni, ma anche per società energetiche e industrie della difesa.
In sintesi: la manovra 2026 mostra prudenza e disciplina finanziaria, ma non una visione di crescita. I conti tornano, ma il rischio è che il Paese resti fermo, mentre il mondo corre.


