Nel gennaio 2021, Benny Gantz, allora primo ministro israeliano, scriveva in un editoriale sul Jerusalem Post richiamando il suo passato militare e l'importanza di fornire aiuti umanitari alla popolazione civile durante i conflitti. Purtroppo, questo principio sembra essere stato trascurato dall'attuale premier Benjamin Netanyahu nella recente guerra a Gaza.

Durante la primavera del 2021, Israele ha imposto un rigoroso blocco all'ingresso di beni essenziali quali cibo, medicine e carburante nella Striscia di Gaza, un'interruzione che è durata da marzo a metà maggio. Anche se le forniture sono riprese, lo sono state a una velocità troppo lenta per rispondere ai bisogni urgenti di milioni di persone. Le Nazioni Unite avvertono che sarebbero necessari fino a 600 camion al giorno per soddisfare le necessità alimentari della popolazione, ma nelle settimane recenti si è registrata una media di soli 69 ingressi al giorno. 

La situazione a Gaza è disperata: la malnutrizione sta mietendo vittime, con rapporti che indicano 85 bambini e un totale di 127 persone morte di fame. Nonostante la Gaza Humanitarian Foundation abbia distribuito 94 milioni di pasti, il numero risulta insufficiente poiché sarebbe necessario un quadruplicare delle razioni per far fronte all'emergenza. La crisi alimentare minaccia di trasformarsi in carestia, con dati allarmanti riportati dal World Food Programme (WFP) che indicano un terzo della popolazione in condizioni di grave deprivazione alimentare.

Un rapporto della FAO, già pubblicato a maggio, prevede che se le condizioni non miglioreranno, entro settembre prossimo circa 470.000 gazawi vivranno in uno stato di "catastrofe" alimentare, con famiglie costrette a fronteggiare una scarsità estrema di cibo e un'alta incidenza di malnutrizione tra i bambini.

Inoltre, la qualità del cibo distribuito solleva preoccupazioni. Le razioni standard fornite dalla Gaza Humanitarian Foundation comprendono elementi come farina, pasta, olio e legumi, sufficienti per sfamare un gruppo familiare per qualche giorno ma carenti di nutrienti vitali. Un esperto della London School of Economics ha avvertito che una dieta simile può portare a scarse condizioni nutrizionali e aumentare il rischio di malattie.

A complicare ulteriormente la situazione, l'accesso ad acqua potabile e combustibile per cucinare è estremamente limitato. Dal maggio 2021, il gas per cucinare è disponibile solo nel mercato nero a prezzi astronomici, rendendo difficile anche preparare i pochi alimenti disponibili.

Il livello di distruzione della Striscia di Gaza, aggravato da anni di conflitti, rende essenziale l'arrivo di nuovi aiuti. Secondo la FAO, gran parte delle terre agricole e delle strutture di pesca è stata danneggiata, riducendo drasticamente la possibilità di autoassistenza della popolazione. Attualmente, il WFP è pronto a consegnare 170.000 tonnellate di cibo, una quantità sufficiente per nutrire l'intera popolazione della Striscia per tre mesi, ma i gazawi attendono ancora con ansia questi aiuti vitali.

È cruciale che la comunità internazionale non dimentichi Gaza: l'assistenza umanitaria deve raggiungere chi è in difficoltà, per garantire la sopravvivenza di una popolazione in ginocchio.