Nell’opera “Dalla bellezza dei giorni” di Carina Engell, la poesia si riscopre come un rifugio di coraggio e uno strumento di salvezza, in un’epoca di radicali mutamenti e incertezze. La silloge - pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore e disponibile anche nella versione e-book - trova la sua linfa vitale nei suggestivi scenari della sponda lombarda del Lago di Garda, invitando il lettore a immergersi nella natura e nella cultura per ritrovare la propria essenza più autentica. «Poesie che raccontano di amicizia, musica, amore, guerra e pandemia - spiega l’autrice, sociologa e docente universitaria di origine tedesca ma che vive a Salò (Brescia) -. Creazioni audaci che suscitano forze di resistenza». Carina rivela come la genesi di questa raccolta - esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore - sia strettamente legata a un momento di trasformazione personale: nata durante i mesi più bui della pandemia, quando l’impossibilità di dipingere ha imposto la ricerca di una nuova forma espressiva. la parola poetica è diventata una risposta immediata e necessaria alla fragilità della condizione umana. «All’improvviso - confessa la Engell - sentivo il bisogno di creare immagini con le parole. La lingua è il nostro miglior mezzo di difesa in una situazione che ci minaccia; così si creano immagini di parole avvincenti sulla cultura in cui viviamo».
Di fronte a un mondo in via di dissoluzione, le cui certezze sembrano svanire, queste liriche offrono uno sguardo di intimo conforto. L’opera, profondamente realistica poiché racconta tutto ciò che la poetessa ha vissuto, affronta con audacia i temi più complessi e attuali, ma anche i miracoli quotidiani che si manifestano davanti allo spettacolo del creato. C’è la dolorosa consapevolezza che la bellezza della Terra sia oggi fortemente minacciata, ed è proprio questo timore che spinge a difenderla: la contemplazione dello splendore ancora intatto diventa, così, un potente motore di resistenza e di consapevolezza spirituale. «L’esperienza della bellezza porta alla gratitudine. Quando incontriamo la bellezza non ci vediamo più nel giudizio degli altri. Siamo liberi e indipendenti - per un momento - e incontriamo noi stessi».
Il processo creativo resta un mistero insondabile, ma il risultato è un’opera - molto apprezzata - che ricorda a ciascun lettore quanto la perdita di questa bellezza sarebbe imperdonabile, esortando tutti a proteggerla con gratitudine e determinazione. «La vastità e la luce sopra il lago invitano a entrare nello spazio “bianco”, finora non frequentato, della poesia. La bellezza di questo spazio - conclude l’autrice - permette di scrivere sui limiti e sugli orrori della vita umana senza schiantarsi … e può riflettere la felicità che proviamo».

