Dozzine di attivisti internazionali catturati nell’ambito della missione marittima Global Sumud Flotilla contro il blocco navale israeliano affermano di essere stati sottoposti a trattamenti vessatori durante la detenzione in Israele. Le accuse parlano di mancanza d’acqua, cibo insufficiente, celle infestate da insetti e umiliazioni pubbliche. Le autorità israeliane respingono ogni accusa, sostenendo che i fermati siano trattati “secondo legge”.

Secondo le testimonianze raccolte da organizzazioni legali internazionali e dai rappresentanti diplomatici, gli attivisti, tra cui figurerebbe Greta Thunberg, avrebbero ricevuto quantità insufficienti di cibo e acqua durante la detenzione.

In un rapporto citato dal Times of Israel, fonti legali affermano che i detenuti sarebbero stati ripresi in video mentre posavano davanti a bandiere israeliane subito dopo l’arresto. Al Jazeera riporta dichiarazioni secondo cui Thunberg sarebbe stata trascinata per i capelli, costretta a baciare la bandiera israeliana e costretta perfino ad assumere posizioni umilianti.

Un documento del ministero degli Esteri svedese, divulgato dai media, indica che Thunberg avrebbe lamentato eruzioni cutanee, disidratazione e condizioni igieniche precarie, denunciando di essere stata collocata in una cella infestata da cimici e costretta a restare seduta per lunghi periodi su superfici dure. 

Organismi per i diritti umani come Amnesty International hanno definito l’intercettazione e la detenzione degli attivisti come illegali e hanno chiesto il rilascio immediato dei fermati, accusando Israele di violazione dei diritti umani. 

Le autorità israeliane, ovviamente, negano la sussistenza di abusi sistematici e affermano che i fermati stiano ricevendo cure, accesso ai legali e condizioni detentive conformi agli standard.

Secondo i dati disponibili, la flottiglia comprendeva circa 450 detenuti dopo l’operazione di intercettazione israeliana. Di questi, almeno 137 sono già stati trasferiti fuori da Israele. Tra i rimpatriati ci sono cittadini italiani: si stima che 26 italiani siano stati inclusi nei voli di rimpatrio, mentre altri 15 risultano ancora detenuti.

La questione ha già provocato tensioni diplomatiche: la Spagna ha chiesto a Israele di non considerare la flottiglia come una minaccia, mentre diverse nazioni hanno espresso preoccupazione per il trattamento riservato ai fermati e per il rispetto dei diritti consulari.