Avevano promesso battaglia, puntando dritto al nervo scoperto della maggioranza: l'invio di armi all'Ucraina. Con un emendamento che chiedeva di fermare le forniture a Kiev, i tre deputati passati con Roberto Vannacci nella nuova formazione Futuro Nazionale avevano “sfidato” il governo e, di riflesso, i vertici della Lega. Ma al momento della verità, dopo che era stata posta la questione di fiducia, la linea è cambiata: Emanuele Pozzolo, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello hanno votato Sì alla fiducia posta dall'esecutivo sul decreto che proroga l'invio di nuove forniture ed equipaggiamenti militari all'Ucraina.

A Montecitorio il provvedimento passa con 207 voti favorevoli, 119 contrari e 4 astenuti. La fiducia, però, è il punto politico: viene posta proprio per impedire il voto sull'emendamento dei “vannacciani”, che avrebbe aperto una frattura palese dentro la maggioranza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto lo dice senza troppi giri di parole, rivendicando la scelta: non è una fuga da una crisi interna, semmai un modo per “evidenziarla ancora di più”.

Il paradosso, però, resta: Futuro Nazionale continua a dichiararsi contrario alle armi a Kiev, ma sceglie di stare con il governo... pur confermando di essere contrario al provvedimento appena votato! Ad annunciare il Sì è stato lo stesso Vannacci da Bruxelles, che ha spiegato di voler separare il voto politico dal merito del decreto: “Voteremo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari”, ha detto. In sostanza: la fiducia serve a “delimitare un perimetro politico”, a dire da che parte si sta. E “un partito di Destra” – ha concluso – “sa bene dove stare”.

Una motivazione che suona anche come una risposta preventiva a un'accusa temuta: essere scambiati per “compagni di viaggio” delle opposizioni. Vannacci lo mette in chiaro: non intende finire nello stesso cartello di Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte o Schlein. Ma allo stesso tempo vuole tenere accesa la bandierina identitaria: i suoi non mollano gli ordini del giorno che impegnano il governo a interrompere le forniture militari a Zelensky.

Il passaggio è politicamente esplosivo anche per un altro motivo: arriva dopo l'affondo di Vannacci contro Salvini, definito “traditore” perché – a suo dire – su armi a Kiev e legge Fornero si sarebbe messo “in posizione prona”. Parole pesanti, seguite però da un voto che, nei fatti, salva il governo e neutralizza lo scontro in Aula.

Nel centrodestra, intanto, i segnali sono contrastanti ma rivelatori. Rossano Sasso rivendica: “Futuro nazionale oggi ha dimostrato di essere un interlocutore serio ed attendibile per il centrodestra”. Da Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli commenta così: la linea la decide la maggioranza; se qualcuno fa dichiarazioni e poi vota quello che propone il governo, “siamo contenti”. Forza Italia prende invece le distanze: Antonio Tajani parla di “microscissione” e rimanda alla Lega la gestione del caso, aggiungendo che, “da un punto di vista culturale, ideologico e valoriale”, FI ha “non molti punti di contatto” con la nuova formazione.

Dall'opposizione, prevedibilmente, piovono critiche. Il M5S parla di incoerenza e opportunismo: “I Vannacciani votano la fiducia al governo Meloni? Sono già su Marte… È vergognoso vedere come nella maggioranza stiano usando la tragedia del conflitto ucraino per questa guerra intestina e di poltrone”, attacca Francesco Silvestri.

Sul fronte dei voti, la fotografia finale racconta un'Aula spaccata ma anche un'opposizione non compatta sulle armi: Italia viva, Azione, +Europa e Pd votano contro la fiducia ma Sì al decreto. Da Avs e M5S arriva un doppio No, sia alla fiducia sia al provvedimento. E c'è un altro dettaglio significativo: i gruppi di M5S e Alleanza Verdi-Sinistra decidono anche di votare No agli ordini del giorno di Futuro Nazionale che chiedono lo stop alle armi, pur presentando a loro volta documenti che – con impostazioni diverse – puntano comunque all'interruzione degli aiuti militari.

Risultato: il governo incassa la fiducia e mette in sicurezza il decreto, ma la frattura politica rimane lì, esposta. Con un nuovo attore, Futuro Nazionale, che prova a stare dentro il campo del centrodestra senza rinunciare alla propaganda anti-armi. E con una maggioranza che, per evitare l'incidente, sceglie l'arma più netta: la fiducia. Un voto che non chiude la crisi. La certifica.