Negoziati ONU sulla plastica: fallisce l’accordo a Ginevra
La seconda parte della quinta sessione del Comitato intergovernativo di negoziazione (INC) per un trattato globale contro l’inquinamento da plastica si è chiusa a Ginevra senza alcun accordo. Nonostante la presenza record di oltre 2.600 partecipanti – tra cui 1.400 delegati di 183 Paesi e circa 70 ministri – il vertice al Palais des Nations ha confermato le profonde divisioni politiche sul futuro della plastica.
Il cuore dello scontro è stato il tema più scomodo: limitare la produzione di nuova plastica. Una vasta coalizione di Stati, guidata da Norvegia e diversi Paesi africani, ha chiesto un trattato vincolante con tetti alla produzione e al monouso. Dall’altra parte, un fronte compatto guidato da Russia, Stati Uniti e Paesi arabi, sostenuto dalle lobby petrolchimiche, ha difeso un approccio basato su riciclo e misure volontarie.
Il risultato? Un testo debole, privo di vincoli legali, giudicato meno ambizioso persino delle normative già in vigore in Unione Europea, Canada e California.
Con il calo della domanda di idrocarburi per l’energia, la plastica è diventata il nuovo terreno strategico per i Paesi esportatori di petrolio. Ridurre la produzione significherebbe toccare interessi economici enormi, con impatti diretti sul clima, sugli oceani e sulle economie costiere. Greenpeace ha parlato senza mezzi termini di “campanello d’allarme”, accusando un piccolo gruppo di Paesi di bloccare la volontà della maggioranza.
La commissaria europea all’Ambiente, Jessika Roswall, ha definito la bozza “un passo avanti”, ma del tutto insufficiente. Il presidente dell’INC, l’ambasciatore Luis Vayas Valdivieso, ha invitato i delegati a non scoraggiarsi, mentre la direttrice esecutiva dell’UNEP, Inger Andersen, ha assicurato che l’agenzia continuerà a spingere per un accordo globale.
Il negoziato non si è svolto solo tra politici e diplomatici. Fuori dalle sale ufficiali, artisti, scienziati, giovani attivisti, popoli indigeni e raccoglitori di rifiuti hanno portato la loro protesta, con installazioni e conferenze stampa per ricordare che la plastica è ormai ovunque: negli oceani, nei suoli e perfino nei nostri corpi.
La sessione di Ginevra (INC-5.2) chiude un percorso avviato con la storica risoluzione UNEA 5/14 del 2022, che ha già visto tappe a Punta del Este, Parigi, Nairobi, Ottawa e Busan. Ma il traguardo resta lontano. La prossima fase dei negoziati sarà annunciata nei prossimi mesi.
Se non si troverà presto un compromesso, il rischio concreto è che la crisi globale della plastica continui a peggiorare, lasciando l’onere a singoli Stati e regioni più ambiziose.