Musacchio: “Riforma Nordio non servirà a cittadini”
Secondo il professor Musacchio questa riforma non risolverà i veri problemi della giustizia e rischierà di snaturare gli equilibri tra i poteri dello Stato”.
Professor Musacchio, lei ha annunciato che voterà NO al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Una posizione che ha sorpreso molti, vista la sua propensione verso la separazione delle carriere, cosa è successo nel frattempo?
Non mi piacciono il metodo e il modo con cui si arriva a questa separazione. È un’imposizione della maggioranza di Governo, senza un dibattito parlamentare e senza un vero confronto con le parti in causa (magistrati, avvocati, docenti universitari). La separazione delle funzioni, peraltro, esiste già e poi, per dirla proprio tutta, il problema della giustizia italiana, in questo preciso momento storico non è questo. Il vero nodo che interessa direttamente i cittadini è la durata e l’efficienza dei processi. Al cittadino interessa entrare in un’aula d’udienza e ottenere giustizia. La riforma non tocca minimamente questo bisogno fondamentale.
In molti dicono che la separazione delle carriere sia un vessillo della sinistra, è così?
Ripeto, io non sono contrario alla separazione delle carriere ed è vero che sia stata anche un’esigenza sentita a sinistra, il punto, tuttavia, non è questo, ma sono le modalità e i contenuti di questa riforma che non mi trovano d’accordo.
Secondo lei questa riforma ha un’origine politica?
Io sono convinto di sì. Era un obiettivo di Silvio Berlusconi e della Loggia P2 di Licio Gelli. Siamo di fronte ad una scelta politica, sia chiaro, legittima, ma è pur sempre politica e nasce durante lo scontro storico tra politica e magistratura (iniziato con Mani Pulite). A me sembra più una rivalsa che non una riforma d’interesse generale.
I sostenitori del sì affermano che l’autonomia della magistratura non sarebbe toccata. Lei come la pensa?
Sulla carta no, nei fatti questo rischio c’è e a mio giudizio è alto. Con due Csm distinti, ciascuno difenderà la propria categoria. I membri laici, inoltre, scelti dal Parlamento, avrebbero un peso decisivo. È inevitabile che, aumentando il peso dei laici, cresca l’influenza del potere politico. Io non voglio una magistratura sotto il governo, né direttamente tantomeno indirettamente.
In tanti tra i sostenitori del sì fanno riferimento al modello statunitense, si sta andando in questa direzione?
Non con questa riforma. Il Sì, dovrebbe avere il coraggio di ammettere di propendere per una giustizia più direttamente collegata al potere politico, il che non è illegittimo sia chiaro, basterebbe avere il coraggio di riconoscerlo e agire di conseguenza. Si preferiscono, invece, vie traverse. Per me, autonomia e indipendenza dei magistrati non si toccano e non si mettono in pericolo, sono stati i nostri Padri costituenti a volerlo ed io di loro mi fido.
In tanti sono certi che questa separazione delle carriere indebolirà il pubblico ministero. È così?
Assolutamente no. Lo rafforzerà incredibilmente.
Che cosa pensa delle ultime esternazioni del dottor Gratteri quando dice che per il Sì voteranno indagati e imputati?
Penso che le parole di Nicola Gratteri siano state sfruttate ad arte e utilizzate per attaccare frontalmente il magistrato calabrese e per screditare il NO al referendum. C’è un evidente uso strumentale di frasi isolate o decontestualizzate. Ritengo che sia un’offesa all’intelligenza dei cittadini italiani pensare che Gratteri abbia detto che chiunque voti SÌ sia un delinquente. Non ha detto questo. Non è un caso che le prime aspre critiche siano arrivate proprio da politici indagati, imputati e condannati con sentenze definitive. Personalmente non avrei fatto quell'osservazione poichè era facilmente prevedibile la successiva strumentalizzazione.
In conclusione, perché votare No?
Perché il sì non risolve i problemi veri della giustizia italiana. Perché non riduce la durata dei processi. Perché può alterare gli equilibri tra poteri dello Stato. E perché la priorità non deve essere lo scontro tra politica e magistratura, ma il diritto dei cittadini ad avere una giustizia rapida, equa, autonoma e indipendente.