Questo, in sintesi, è ciò che nella notte Giorgia Meloni ha detto intervenendo all'80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite...


Ucraina e Russia

Nulla di nuovo: Meloni ribadisce la posizione filo-atlantica, condanna Mosca e riafferma l’inviolabilità dei confini. È coerente, ma resta un discorso che non aggiunge soluzioni concrete. Di fatto, l’Italia non ha il peso per incidere sul conflitto, quindi il suo intervento suona più da “nota di fedeltà” verso Washington e Bruxelles che da proposta autonoma.


Israele e Palestina

Qui c’è la novità: fino a pochissimo tempo fa Meloni era stata molto cauta nel criticare Israele, allineandosi di fatto al governo Netanyahu. Ora, davanti all’ONU, ammette pubblicamente la sproporzione della reazione israeliana e apre alla possibilità di votare "alcune" sanzioni UE. È un salto retorico forte, che serve a non isolare l’Italia sulla scena internazionale, ma è anche contraddittorio rispetto alla sua linea precedente. È difficile capire se sia reale presa di distanza o solo una correzione di immagine forzata dalla pressione internazionale.


Migrazione e asilo

Anche qui doppio registro: a New York parla di “difendere i diritti fondamentali” e allo stesso tempo chiede di riscrivere le convenzioni internazionali perché “non attuali”. In pratica vuole più margini di manovra per restringere l’asilo e rafforzare la linea securitaria. La cornice è presentata come pragmatismo, ma la sostanza resta quella di sempre: gestione restrittiva e criminalizzazione dei migranti irregolari.
ONU e multilateralismo.
La critica al Palazzo di Vetro è in parte condivisibile (paralisi, inefficienze, veti dei permanenti), ma Meloni la piega alla sua retorica sovranista: niente nuovi seggi permanenti, più potere agli Stati, meno burocrazia. È un modo per apparire riformista senza toccare i veri nodi, cioè il diritto di veto e i rapporti di forza tra grandi potenze.


Clima e “piani verdi”

Qui torna la vecchia Meloni, in linea con il suo "protettore" Donald Trump: attacco frontale al Green Deal europeo, accusato di deindustrializzazione e di ideologia. È un discorso che strizza l’occhio al fronte conservatore internazionale, ma cozza con la parte iniziale del discorso, dove si dipinge come leader responsabile e realista. In sostanza, si presenta come costruttiva sui grandi conflitti, ma resta barricata su posizioni difensive quando si parla di transizione ecologica.


Africa e Piano Mattei

Si dipinge come partner senza secondi fini, ma il linguaggio è ancora quello della “missione civilizzatrice”: l’Italia che porta sviluppo, tecnologie e stabilità. Dietro la patina di cooperazione rimane un’impostazione funzionale al controllo dei flussi migratori e alla penetrazione economica in aree strategiche.


In sintesi

Il discorso di Meloni all’ONU è calibrato per sembrare più equilibrato e meno fazioso, soprattutto sulla guerra a Gaza, dove ha corretto in corsa la sua posizione. Ma dietro le parole “ragionevoli” restano contraddizioni evidenti: da un lato chiede riforme multilaterali, dall’altro difende la sovranità nazionale sopra tutto; condanna Israele ma impone precondizioni pesanti alla nascita di uno Stato palestinese; parla di diritti ma intende riscrivere le convenzioni sui rifugiati. È un intervento pensato per mostrarsi come leader affidabile sul piano internazionale, senza però intaccare davvero le linee di fondo della sua agenda interna... una agendo (post) fascista.