C’è una Juventus bella da vedere, coraggiosa, offensiva. C’è una squadra che segna otto gol in due partite, che si prende i riflettori d’Europa, che tiene incollato lo Stadium fino al 96’. Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia. Una faccia meno romantica e più ruvida, che non può essere ignorata: la Juventus prende troppi gol. Troppi, e troppo spesso banali.

Dopo il 4-3 all’Inter, che aveva fatto gridare al miracolo e alla rinascita offensiva sotto la guida di Tudor, arriva un 4-4 surreale con il Borussia Dortmund. Un pareggio che sa di vittoria per come si era messa, ma che nel conto complessivo lascia un retrogusto amarissimo. Perché alla fine, a divertirsi di più, sono stati gli altri.

E se contro l’Inter ci si poteva permettere di alzare le spalle e dire “va tutto bene… Madama la marchesa”, oggi è più difficile scrollarsi di dosso certe evidenze. Una squadra che vuole competere ad alti livelli, in Italia e in Europa, non può concedere quattro gol in casa, e non può vivere di continue rimonte disperate negli ultimi minuti. Perché non sempre andrà bene.

Non è solo una questione di schemi, è anche (e forse soprattutto) una questione di mentalità, concentrazione e cattiveria sportiva. Errori individuali, come quello di Kalulu che si fa bruciare da Beier, o di Di Gregorio che si fa sorprendere sul primo palo, o ancora di Kelly che regala un rigore al 90’, sono macchie che cancellano la bella calligrafia dell’attacco. Non basta segnare tanto se poi si incassa con altrettanta facilità.

Yildiz è un gioiello, e lo ha dimostrato ancora una volta con una rete alla Platini che da sola varrebbe il prezzo del biglietto. Vlahovic si è ripreso il palcoscenico con due gol pesantissimi. Anche Openda ha mostrato spunti interessanti. Ma tutto questo rischia di essere sterile, se la difesa non funziona come dovrebbe, se ogni gara diventa una corsa a fare un gol in più dell’avversario.

C’è entusiasmo, sì. C’è energia, c’è talento, c’è voglia, c’è fame!

Ma c’è anche troppa frenesia, troppa disattenzione, e un’inquietante difficoltà nel leggere i momenti delle partite. Una grande squadra sa quando rallentare, sa quando addormentare il match, sa quando deve serrare le fila. Questa Juve, per ora, no. Va a cento all’ora anche quando non dovrebbe, e si scopre con una leggerezza che – a certi livelli – si paga cara.

Il Borussia Dortmund, squadra solida ma non certo irresistibile, ha messo a nudo tutti i limiti difensivi di questa Juve, soprattutto nella gestione delle transizioni e nei duelli individuali. Tudor ha dato coraggio e imprevedibilità all’attacco, ma ora serve registrare la retroguardia. Serve equilibrio. Altrimenti, la corsa può diventare spettacolare… ma non vincente.

Perché va bene il divertimento, va bene il pathos, va bene anche il gol al 96’. Ma quando la palla non entra più, quando le gambe tremano, quando le partite si fanno sporche e cattive, serve altro. Serve quella solidità che oggi, questa Juventus, ha perso per strada.

Divertirsi va bene. Ma se a farlo sono solo gli altri, allora c’è poco da festeggiare.