L'inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin in un colloquio definito dal Cremlino "utile e costruttivo", in un momento cruciale della guerra in Ucraina. L'incontro, durato circa tre ore, è avvenuto due giorni prima della scadenza dell'ultimatum imposto dal presidente Donald Trump: o Mosca accetta di avviare un percorso credibile verso la pace, oppure scatteranno nuove e pesanti sanzioni.
Witkoff, un imprenditore immobiliare senza precedenti esperienze diplomatiche, è stato incaricato da Trump di sbloccare la situazione in Ucraina, oltre che nei conflitti in Medio Oriente e nella crisi nucleare iraniana. Il suo viaggio a Mosca è stato organizzato in fretta e furia, segno della crescente frustrazione della Casa Bianca nei confronti dell'atteggiamento di Putin.
Secondo Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera del Cremlino, le parti si sono scambiate "segnali" sulla questione ucraina e hanno discusso di una possibile cooperazione strategica tra Stati Uniti e Russia. Nessun dettaglio è stato però divulgato, in attesa che Witkoff riferisca direttamente a Trump.
Nel frattempo, l'inviato è stato accolto in Russia dall'investment envoy Kirill Dmitriev - CEO del Fondo per gli investimenti diretti russi (RDIF), un fondo sovrano da 10 miliardi di dollari creato dal governo russo per effettuare investimenti nell'economia del Paese -, che ha commentato l'incontro con un criptico "il dialogo prevarrà", lasciando intendere che Mosca vuole evitare un'escalation.
Poche ore dopo l'incontro con Putin, Trump ha parlato telefonicamente con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Secondo fonti interne, la linea della Casa Bianca resta dura: o si fa pace o scattano le sanzioni, inclusi dazi sulle esportazioni russe e penalizzazioni per i Paesi che continuano a comprare petrolio e gas da Mosca. Sotto particolare pressione ci sono India e Cina, principali clienti energetici del Cremlino.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha confermato che "ci saranno aggiornamenti a breve" e che sono in corso ulteriori discussioni con Witkoff di ritorno dalla missione.
Secondo Bloomberg e il media indipendente russo The Bell, la Russia potrebbe proporre una moratoria sui bombardamenti reciproci, un'idea lanciata di recente anche dal presidente bielorusso Lukashenko. Ma si tratterebbe di una misura ben lontana dalla tregua totale e immediata richiesta da Kyiv e Washington.
Da maggio, con la ripresa dei colloqui diretti, Mosca ha intensificato gli attacchi aerei, con oltre 70 vittime solo a Kiev. Trump ha definito tali azioni "disgustose". Nel frattempo, l'Ucraina ha continuato a colpire raffinerie e depositi di carburante russi, mentre Zelensky ha denunciato un attacco deliberato a una stazione di pompaggio del gas nel sud del Paese.
Secondo fonti interne al Cremlino, Putin non è disposto a cedere all'ultimatum americano. "Ritiene di essere in vantaggio nella guerra e non vuole sacrificare i suoi obiettivi strategici per migliorare i rapporti con Washington", ha detto una delle fonti.
Tra le richieste russe per la pace: neutralità dell'Ucraina, riconoscimento dei territori occupati, garanzie legali contro l'espansione della NATO e protezione per i russofoni. Kiev ha sempre respinto questi punti, ribadendo il diritto sovrano di aderire all'Alleanza Atlantica e il rifiuto categorico di cedere territorio.
Lo scenario resta incerto. Putin sa che una rottura totale con gli Stati Uniti sarebbe un'occasione persa per riallacciare i rapporti con l'Occidente, ma al momento le sue priorità militari sembrano prevalere. Dall'altra parte, Trump non può permettersi di fare marcia indietro dopo aver promesso nuove sanzioni.
Il tempo stringe. Se nelle prossime ore non emergeranno passi concreti verso un'intesa, il rischio è che le tensioni possano esplodere sia dal lato economico che da quello diplomatico – come mai prima d'ora nei tre anni e mezzo di questo conflitto.
Crediti immagine: Cremlino


