Esteri

Iran, Stretto di Hormuz nuovamente chiuso. Israele ordina lo stop delle operazioni in Libano mentre riprendono i negoziati in Svizzera


Si apre una nuova fase della crisi mediorientale dopo la decisione annunciata dall'Iran di richiudere lo Stretto di Hormuz e il contestuale ordine impartito dal governo israeliano di interrompere le operazioni militari nel Libano meridionale. Sullo sfondo rimane il fragile cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, che entrambe le parti continuano ad accusarsi reciprocamente di aver violato.

Secondo quanto riportato dall'agenzia iraniana Irna, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Israel Katz hanno ordinato all'esercito di sospendere le operazioni nel sud del Libano. Fonti israeliane citate dai media ebraici precisano tuttavia che alle forze armate è stato ordinato di mantenere le posizioni occupate nel Libano meridionale senza procedere a un ritiro.

L'annuncio è arrivato poche ore dopo la comunicazione del quartier generale Khatam al-Anbiya delle forze armate iraniane, che ha dichiarato la nuova chiusura dello Stretto di Hormuz. La decisione viene motivata da Teheran con quella che definisce la persistente violazione del cessate il fuoco in Libano da parte di Israele e con il mancato rispetto degli impegni previsti dall'intesa che aveva posto fine alla recente guerra regionale.

Nel comunicato diffuso dalle autorità iraniane si afferma che gli Stati Uniti hanno disatteso gli obblighi assunti nell'ambito dell'accordo, in particolare per quanto riguarda la cessazione delle ostilità su tutti i fronti. Teheran accusa inoltre Israele di aver continuato gli attacchi nel Libano meridionale, provocando vittime civili, nuovi sfollamenti e il mantenimento di truppe israeliane in territorio libanese.

Secondo la versione iraniana, tali sviluppi rappresentano una violazione diretta del primo punto dell'intesa raggiunta attraverso la mediazione internazionale. Per questo motivo è stata annunciata la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico navale, una misura che rischia di avere conseguenze significative sui commerci energetici internazionali.

Negli ultimi minuti, va detto che il portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato ad Al Jazeera Arabic che l'Iran non controlla lo Stretto di Hormuz.

Il portavoce ha dichiarato che le forze statunitensi stanno monitorando la situazione per garantire la continuità della navigazione nel corso d'acqua.


La missione iraniana in Svizzera

Parallelamente, una delegazione diplomatica iraniana è partita per la Svizzera per una tornata di incontri con la controparte statunitense e con i mediatori internazionali.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha precisato che la missione non rappresenta l'avvio di una seconda fase negoziale, ma ha l'obiettivo di verificare e pretendere l'attuazione concreta degli impegni assunti dalla controparte.

Baghaei ha spiegato che il memorandum d'intesa era stato già firmato digitalmente dai presidenti dei due Paesi e che l'urgenza dell'incontro originariamente previsto per la firma formale è quindi venuta meno. L'obiettivo della delegazione iraniana sarebbe ora quello di chiedere chiarimenti sull'applicazione degli obblighi previsti dall'accordo.

Secondo il portavoce, l'avvio delle trattative per un accordo definitivo è subordinato all'attuazione di diversi articoli del memorandum, in particolare quelli indicati come punti 1, 4, 5, 10 e 11. Teheran sostiene che tali condizioni non siano ancora state soddisfatte.

Le accuse di Teheran

Le autorità iraniane ritengono che il primo articolo dell'intesa, relativo alla cessazione delle ostilità su tutti i fronti, rappresenti il cuore dell'accordo.

Baghaei ha dichiarato che l'Iran avrebbe rispettato i propri obblighi, mentre gli Stati Uniti non sono riusciti a costringere il proprio alleato israeliano a interrompere le operazioni militari in Libano.

Nella valutazione di Teheran, la mancata cessazione delle azioni militari israeliane costituisce una violazione esplicita del memorandum e mette in discussione l'intero impianto dell'intesa raggiunta.

Il portavoce ha inoltre sottolineato che l'accordo deve essere considerato come un pacchetto unico e indivisibile. Pur riconoscendo che alcuni impegni, come la fine del blocco navale e la precedente riapertura dello Stretto di Hormuz, sono stati rispettati, l'Iran sostiene che il mancato adempimento anche di una sola clausola rischia di compromettere l'intera intesa.

Teheran ha quindi ribadito il principio di "impegno contro impegno", affermando che continuerà a rispettare i propri obblighi soltanto nella misura in cui anche la controparte farà lo stesso. In caso contrario, la Repubblica Islamica ha avvertito che adotterà ulteriori misure.


Chi compone la delegazione iraniana

La delegazione inviata in Svizzera comprende alcune delle principali figure istituzionali iraniane.

Ne fanno parte il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, il vice segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale Ali Bagheri Kani, il governatore della Banca Centrale Abdolnaser Hemmati, il presidente della Compagnia Petrolifera Nazionale Iraniana Hamid Bourd, il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi e lo stesso Baghaei.


La posizione degli Stati Uniti

Da parte americana, il vicepresidente JD Vance ha confermato che il consigliere presidenziale Jared Kushner e l'inviato speciale Steve Witkoff si trovano già in Svizzera.

Secondo Vance, i due stanno lavorando sugli aspetti tecnici del negoziato. Il vicepresidente ha riferito di aver parlato con entrambi e ha dichiarato che, a suo giudizio, i colloqui stanno procedendo positivamente. Ha inoltre lasciato intendere che potrebbe raggiungere personalmente la Svizzera.


Israele e Hezbollah continuano ad accusarsi

Nonostante il cessate il fuoco annunciato dagli Stati Uniti venerdì, i combattimenti tra Israele e Hezbollah non si sono completamente fermati.

Le Forze di Difesa Israeliane hanno dichiarato che durante la notte Hezbollah avrebbe lanciato oltre cinquanta proiettili contro soldati israeliani schierati nel Libano meridionale. L'esercito israeliano definisce questi episodi come violazioni ripetute e continue dell'accordo di cessate il fuoco.

In risposta, l'IDF afferma di aver colpito decine di obiettivi di Hezbollah, tra cui postazioni di lancio di razzi e centri di comando. Israele sostiene di rimanere impegnato nel rispetto del cessate il fuoco, ma ribadisce che continuerà a intervenire contro qualsiasi minaccia percepita nei confronti dello Stato israeliano e delle proprie forze armate.

Hezbollah respinge però queste accuse. Il movimento sciita sostiene di rispettare il cessate il fuoco e accusa Israele di diffondere informazioni false per giustificare la prosecuzione delle proprie operazioni militari.

Secondo Hezbollah, Israele starebbe tentando di sabotare l'accordo raggiunto tra Iran e Stati Uniti e sarebbe responsabile di ripetute violazioni della tregua. Il movimento ammette di aver colpito forze israeliane, ma sostiene di aver agito esclusivamente in risposta a tentativi di avanzata delle truppe israeliane all'interno del territorio libanese.

Hezbollah afferma inoltre che la popolazione libanese ha il diritto di difendere la propria terra e la propria sovranità. In un comunicato, il gruppo ha dichiarato che l'azione militare israeliana "non passerà senza risposta" e che "l'espulsione dell'occupazione dalla nostra terra è soltanto una questione di tempo".

La situazione rimane quindi caratterizzata da una tregua formalmente in vigore ma contestata da entrambe le parti, mentre i negoziati diplomatici in Svizzera tentano di evitare un ulteriore deterioramento del quadro regionale.

Autore Ugo Longhi
Categoria Esteri
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