Germania e Israele: due nazioni amiche. Anzi quasi cugine
Meravigliarsi o lagnarsi del vistoso appoggio della Germania ad Israele senza approfondirne la causa, può essere utile ad adombrare malvagità preconcette, ma non aiuta ad arrivare alla comprensione dei fatti nella loro complessità.
Ad esempio, andrebbe sempre ricordato che gran parte dei circa 500.000 ebrei che colonizzarono inizialmente la Palestina erano cittadini tedeschi tanto quanto i loro aguzzini rimasti in Germania.
Ma non è di sociologia che andremo a parlare, quanto piuttosto di denari e obbligazioni.
Le obbligazioni della Germania nei confronti di Israele e del popolo ebraico affondano le loro radici in un momento storico preciso e altamente simbolico, il 10 settembre 1952, quando a Lussemburgo la Repubblica Federale di Germania e lo Stato di Israele firmarono l’Accordo di riparazioni che segnò il primo riconoscimento formale, sul piano giuridico e politico, della responsabilità tedesca per i crimini della Shoah.
In quell’occasione il cancelliere Konrad Adenauer, già il 27 settembre 1951 davanti al Bundestag, aveva dichiarato che “inermi ebrei sono stati perseguitati, spogliati dei loro diritti e assassinati in nome del popolo tedesco” e che la Germania aveva il dovere morale di fornire “riparazioni materiali e morali”, una presa di posizione che aprì la strada all’accordo con cui Berlino Ovest si impegnò a fornire a Israele beni e servizi per un valore complessivo di 3 miliardi di marchi tedeschi in dodici anni, equivalenti a decine di miliardi di euro odierni, destinati in larga parte alla costruzione di infrastrutture, ferrovie, navi, impianti industriali e reti energetiche necessarie all’assorbimento di circa 500.000 sopravvissuti ebrei giunti nello Stato israeliano nei suoi primi anni di esistenza.
Parallelamente, 450 milioni di marchi furono stanziati a favore della Conference on Jewish Material Claims Against Germany per rappresentare i diritti dei sopravvissuti residenti fuori da Israele.
Per la cronaca, questo accadde mentre Israele rifiutava il rientro o il risarcimento della popolazione palestinese sfollata da molti villaggi verso gli stati limitrofi nel corso della guerra arabo-israeliana del 1948 (Risoluzione ONU 194).
La firma dell’accordo tra la Repubblica Federale di Germania e lo Stato di Israele, nel 1952, pose le basi non solo delle relazioni diplomatiche tra i due Stati ma anche di un principio fondamentale: la Germania non si limitava a riconoscere una colpa storica, bensì accettava obbligazioni concrete e misurabili verso le vittime e la collettività ebraica.
La firma dell’Accordo di Lussemburgo del 1952 fu - infatti - accompagnata da controversie profonde e durissime, sia in Israele sia in Germania e nel mondo ebraico internazionale, perché toccava questioni morali, politiche e simboliche che andavano ben oltre il valore materiale delle riparazioni e mettevano in discussione il rapporto stesso con la memoria della Shoah a pochissimi anni dal genocidio.
In Israele, l’accordo spaccò il Paese come poche altre decisioni nella sua storia iniziale. Per una parte consistente dell’opinione pubblica, negoziare con la Germania Ovest significava compiere un atto moralmente inaccettabile, percepito come una forma di “perdono anticipato” nei confronti di uno Stato che era considerato l’erede diretto del Terzo Reich. Molti sopravvissuti alla Shoah vedevano nelle riparazioni un tentativo di “comprare” il sangue delle vittime e temevano che l’accettazione di denaro o beni tedeschi potesse banalizzare o monetizzare l’Olocausto.
Ad opporsi fu principalmente il partito di destra Herut, progenitore del Likud di Netanyahu, con scontri di piazza a Gerusalemme, sassaiole contro il Parlamento e feriti tra manifestanti e polizia.
In Germania Ovest, le polemiche furono altrettanto intense, anche se di segno opposto.
In primo luogo, questa paura era molto presente in ampie fasce dei partiti conservatori e nazional-liberali, in particolare. Molti parlamentari della CDU/CSU e del FDP, pur essendo questi partiti parte della coalizione di governo guidata da Konrad Adenauer, temevano che il riconoscimento di una responsabilità statale per i crimini del nazionalsocialismo potesse trasformarsi in un precedente giuridico senza limiti chiari, esponendo la Germania a rivendicazioni continue non solo da parte di Israele o delle organizzazioni ebraiche, ma potenzialmente anche di altri Stati o gruppi di vittime.
Nei dibattiti al Bundestag tra il 1951 e il 1953, diversi deputati espressero apertamente il timore che l’accordo non rappresentasse una “chiusura” (Schlussstrich), ma l’inizio di un processo interminabile di richieste, difficilmente quantificabili e controllabili.
Queste paure erano particolarmente forti anche in settori dell’industria e dell’economia privata, come nei settori moderati della società tedesca, nel timore che l’Accordo di Lussemburgo rendesse impossibile stabilire un confine temporale e morale alla responsabilità del passato, impedendo alla nuova Repubblica Federale di costruire una propria identità distinta dal Terzo Reich.
C'erano poi gli ambienti nazionalisti e di estrema destra, che rifiutavano radicalmente l’idea di una colpa collettiva tedesca e descrivevano l’accordo come una forma di ricatto permanente, ritenendo che le riparazioni fossero solo l’inizio di una dipendenza morale e politica infinita, in cui la Germania sarebbe rimasta perennemente vincolata a soddisfare richieste esterne senza mai poter “voltare pagina”.
Nonostante Adenauer e i sostenitori dell’accordo insistessero nel presentarlo come un atto necessario ma circoscritto, sottolineando che si trattava di un dovere morale eccezionale, non di una responsabilità giuridica indefinita, solo 106 dei 214 deputati della coalizione di governo guidata dall’Unione Cristiano-Democratica/Unione Cristiano-Sociale (CDU/CSU) appoggiarono il testo. L'accordo poté passare solo grazie al sostegno unanime dell’opposizione socialdemocratica del Partito Socialdemocratico di Germania (SPD), senza il quale non avrebbe ottenuto il via libera parlamentare.
Sul piano internazionale, nei primi anni Cinquanta la SPD era strettamente inserita nella rete dei partiti socialdemocratici e socialisti europei, ed era uno dei pilastri della Socialist International, rifondata nel 1951 a Francoforte.
Il suo segretario Erich Ollenhauer, un demagogo perseguitato ed esule durante il Nazismo, fu il principale sostenitore dell’assunzione di responsabilità della Germania Federale per i crimini del Terzo Reich, nonostante le forti resistenze presenti nel Paese.
Secondo stime ampiamente citate, la Germania ha versato ad Israele almeno 80 miliardi di euro in compensazioni complessive dal 1952 al 2022/2023.
Dunque, arrivati ad oggi, è sotto gli occhi di tutti che quell'Accordo di Lussemburgo è stato l’inizio di un processo interminabile di richieste, difficilmente quantificabili e controllabili, e di una dipendenza morale e politica infinita. Proprio come temevano tanti tedeschi nel 1952.
Anzi, nessuno di loro – neanche Adenauer - avrebbe mai immaginato che quell'Accordo del 1952 potesse rendere – oggi - la Germania del tutto acritica verso quel che accade in Medio Oriente, neanche dopo l'approvazione della Lieferkettengesetz.
A giugno 2021, infatti, il Bundestag ha approvato una legge sull'obbligo di due diligence sui diritti umani (Lieferkettengesetz) nelle catene di fornitura.
Secondo Human Rights Watch , la legge impone alle grandi aziende di identificare e affrontare regolarmente e sistematicamente i rischi per i diritti umani e l'ambiente nelle loro catene di fornitura dirette.
Le aziende devono pubblicare annualmente un rapporto che illustri le misure adottate per identificare e prevenire i rischi per i diritti umani, e le autorità nazionali avranno il potere di avviare azioni amministrative o imporre sanzioni alle aziende che non adempiono ai propri obblighi.
Oltre alla pubblicazione sul proprio sito, le imprese devono trasmettere il rapporto all’autorità di controllo, BAFA – Bundesamt für Wirtschaft und Ausfuhrkontrolle (Ufficio federale per l’economia e il controllo delle esportazioni), che verifica la completezza e correttezza.
Secondo ChatGPT, l'elenco delle ditte tedesche che producono, hanno filiali, centri R&S, joint-venture o collaborazioni strutturate in Israele sarebbe il seguente: Siemens AG, Siemens Energy, Siemens Healthineers, SAP SE, Software AG, Deutsche Telekom, T-Systems, Bosch Group, Robert Bosch Venture Capital, Mercedes-Benz Group AG, Daimler Truck AG, Volkswagen AG, Porsche SE, BMW Group, Continental AG, ZF Friedrichshafen AG, Merck KGaA, Bayer AG, Boehringer Ingelheim, Fresenius SE, Fresenius Medical Care, Beiersdorf AG, Henkel AG, BASF SE, Evonik Industries, Covestro AG, Linde plc (German origin), Carl Zeiss AG, Zeiss Meditec, Leica Microsystems, Trumpf GmbH + Co. KG, KUKA AG, Festo AG, Phoenix Contact, Beckhoff Automation, Pilz GmbH, WAGO Kontakttechnik, HARTING Technology Group, Rohde & Schwarz, Infineon Technologies, SAP Labs Israel (SAP subsidiary), Deutsche Bank AG, Commerzbank AG, Allianz SE, Munich Re, Hannover Re, DHL Group, Deutsche Post, Lufthansa, Lufthansa Technik, MTU Aero Engines, Thyssenkrupp AG, Rheinmetall AG, Krauss-Maffei Wegmann, Hensoldt AG, Diehl Defence, OHB SE, Airbus Defence and Space (German division), SAP Ariba, Axel Springer SE, Bertelsmann SE, RTL Group, Zalando SE, Delivery Hero, HelloFresh, Rocket Internet, TeamViewer AG, Scout24 SE, Auto1 Group, Infarm GmbH, Flix SE, Traton SE, Schaeffler Group, Mahle GmbH, Brose Fahrzeugteile, Webasto Group, Knorr-Bremse, Jungheinrich AG, MAN Energy Solutions, Wintershall Dea, RWE AG, E.ON SE, Uniper SE, SMA Solar Technology, Siemens Gamesa (German branch), Viessmann Group, Bosch Rexroth, Freudenberg Group, Heraeus Holding, Wacker Chemie AG, Lanxess AG, Knauf Group, Heidelberg Materials, Hochtief AG, Bilfinger SE, Strabag SE (German operations), Hoermann Group, Kion Group, Lapp Group, Leoni AG, Sennheiser Electronic, B. Braun Melsungen, Sartorius AG, Qiagen (German-Dutch origin), Symrise AG, Drägerwerk AG, Carl Walther GmbH, Heckler & Koch, Puma SE, Adidas AG.
Domanda 1: circa 2,1 milioni di persone sono cittadini israeliani di origine palestinese, rappresentando circa il 21 % della popolazione totale di Israele (che è di circa 9,9 milioni oggi). Hanno pari opportunità di studio, circolazione, lavoro e carriera?
Domanda 2: vi meraviglia sapere che il link diretto al rapporto LkSG di molte ditte porta al loro progetto di due diligence, ma non ai risultati o criticità della due diligence?