Una passeggiata nella storia d’Italia tra drammi e tragedie
Al Cimitero Monumentale del Verano di Roma si è svolta la tradizionale commemorazione generale dei caduti italiani, che si tiene ogni prima domenica di gennaio. Vittime di guerra, magistrati colpiti dalla criminalità organizzata, militari impegnati nelle missioni internazionali di pace, fino ai protagonisti del Risorgimento che hanno combattuto per l’Unità nazionale.
Tra questi, la figura simbolo di Goffredo Mameli, poeta e patriota, morto a soli 21 anni. L’iniziativa ha visto una partecipazione numerosa e composta sotto un cielo plumbeo, che minacciava la pioggia. A garanzia dell’ordine e della sicurezza della manifestazione è stato presente il Nucleo Ispettori Forestali, con una pattuglia guidata dal Capitano Cosimo Di Lorenzo, formata dall’Ispettore Antonino Granata, l’Assistente Capo Angelo Renzi e dall’Ispettore del gruppo cinofili Gabriele Trento. Il termine “patriota” continua a dividere: per alcuni è motivo di orgoglio, per altri suscita disagio o diffidenza.
Eppure, come è stato più volte ribadito nel corso della giornata, definirsi italiani non è motivo di vergogna, così come il patriottismo non implica necessariamente l’adesione ad un’ideologia politica. Tra i caduti ricordati figurano infatti anche le vittime degli anni di piombo, un periodo che ha lacerato profondamente il Paese sul piano politico e sociale.
La commemorazione si è articolata in una “Passeggiata nella Storia”, un percorso silenzioso e solenne all’interno del Cimitero Monumentale del Verano, luogo che custodisce le spoglie di numerose personalità che hanno segnato la storia d’Italia. Tre le tappe principali del corteo per la deposizione di corone di fiori: la prima davanti all’epigrafe di Goffredo Mameli, autore dell'inno d'Italia, l'iscrizione “Con solenni onoranze i resti mortali di Goffredo Mameli” sottolinea il riconoscimento nazionale e i solenni riti tributati a Mameli per il suo sacrificio, simboleggiando l'unità e l'ideale; la seconda in memoria dei caduti della strage di Acca Larentia; la terza al Sacrario dei Caduti della Grande Guerra. Nel corso del tragitto i partecipanti hanno rievocato con forte emozione gli esuli giuliano-dalmati e le vittime delle foibe, nonché gli ebrei deportati dal ghetto di Roma, vittime della barbarie nazista.
Alla cerimonia hanno preso parte diverse autorità istituzionali. Il Vicepresidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli ha dichiarato: «I nomi non sono pietre, né quelli dei deportati ebrei né quelli dei dissidenti internati nei gulag sovietici o nei campi cinesi. Inchiniamo le bandiere e portiamoli con noi». Presente anche il senatore Andrea De Priamo, che ha definito l’iniziativa: «Una passeggiata nella storia d’Italia, tra drammi e tragedie, compresi i ragazzi degli anni Settanta messi l’uno contro l’altro e uccisi senza giustizia e verità. Occorre uno sforzo per capire chi li ha armati e perché non si è impedito che si scontrassero». Nel suo intervento, l’onorevole Federico Mollicone ha richiamato i valori fondanti della Nazione: «Libertà, unità, giustizia, fratellanza. L’Italia unita e libera, il tricolore che sventola su ogni fronte come simbolo di un popolo che non vuole più soccombere». La giornata si è conclusa con un messaggio chiaro: un popolo ha bisogno di identità, radici e memoria per non perdersi. Perché, come ricordato nel corso della commemorazione, “Un popolo senza memoria fluttua disordinatamente nel vento”.
Nel giorno della riconoscenza, il sentimento di gratitudine verso chi ha sacrificato la propria vita per un ideale chiamato Italia resta un dovere civile e morale.
Nella foto il Nucleo Ispettori Forestali a tutela dell’ordine e della sicurezza