Bionda, forse castana, talvolta mora. Julie Skyhigh era una di quelle figure che sfuggono alle definizioni, come se ogni colore, ogni sfumatura, potesse appartenerle senza mai esaurirla. La sua bellezza non era soltanto estetica: era un modo di stare davanti alla camera, un magnetismo naturale che trasformava ogni gesto in un invito silenzioso a guardare un po’ più da vicino. Julie Jodar, questo il suo vero nome, aveva qualcosa dell’angelo e qualcosa della ragazza della porta accanto, una combinazione rara che l’ha resa immediatamente riconoscibile nel settore di un tipo particolare di cinema, quello pornografico.

Nata a Bruxelles nel 1991, aveva iniziato giovanissima con le webcam, un terreno che le aveva permesso di sperimentare, capire il proprio corpo, la propria immagine, il proprio potere comunicativo. Da lì, la crescita era stata rapida: collaborazioni, set, produzioni che l’avevano resa una presenza fissa per gli appassionati del genere hard. Ma ciò che la distingueva davvero non era la quantità dei lavori, bensì la sua capacità di costruire un personaggio: elegante, ironica, sempre un passo oltre la semplice esibizione, dotata di una sensualità e sessualità sfrenate, con una mentalità aperta che le permetteva di non negarsi alle proposte di scatti e video più audaci. In breve Julie divenne un 'oggetto' e un 'soggetto' di culto per gli appassionati del porno.

Il suo canale YouTube, oggi ancora visitato da chi la ricorda, mostrava un lato, comunque piccante ma diverso: il suo piacere per un esibizionismo ammiccante ma non volgare, abiti in pelle, stivali vertiginosi, viaggi, passeggiate tra aeroporti e strade europee, fra cui un bellissimo 'reportage' all'interno del Colosseo. In quei video non c’era solo sensualità, ma una sorta di diario visivo, un modo per raccontarsi senza parlare, lasciando che fossero gli sguardi e i movimenti a dire tutto.

Eppure, dietro quell’immagine luminosa, Julie portava un peso che nessuno aveva davvero visto. Il 15 giugno 2018, a soli 26 anni, scelse di togliersi la vita. Una decisione maturata nel silenzio, segnata – secondo chi la conosceva – da una relazione distruttiva e da un dolore che non aveva trovato spazio per essere raccontato.
Oggi il suo nome sopravvive soprattutto nei ricordi di chi l’ha seguita, i suoi fan, quasi un modo riduttivo per chiamare quelli che forse potrebbero essere definiti i suoi 'adoratori'. Una presenza fragile e potente allo stesso tempo, un talento che non ha avuto il tempo di diventare ciò che avrebbe potuto. La sua immagine resta sospesa, come un fotogramma che non sbiadisce: eternamente giovane, eternamente presente.