Il Consiglio dei Ministri, nell'ultima seduta prima della pausa estiva, ha rinviato l'esame dello Schema di disegno di legge delega al governo in materia di professioni sanitarie, che include anche le disposizioni sulla responsabilità professionale degli operatori sanitari. Il provvedimento, frutto di un lavoro congiunto dei Ministeri della Salute e della Giustizia, era atteso all'ordine del giorno ma è stato sospeso a causa di divergenze interne.

Tra i punti salienti del ddl c'era la stabilizzazione dello “scudo penale” per i medici, una misura pensata per limitare l'esposizione degli operatori sanitari a procedimenti penali o richieste di risarcimento infondate. La norma prevedeva che i medici fossero punibili solo in caso di colpa grave per eventi di morte o lesioni legati alla loro attività professionale.

Il problema è che proprio su questo passaggio si è consumata la spaccatura che ha bloccato il provvedimento. Secondo quanto emerso, la bozza entrata in Consiglio dei Ministri conteneva due versioni del cosiddetto scudo penale:

  • La versione proposta dal Ministero della Giustizia: prevedeva una tutela limitata, applicabile solo in situazioni di “speciale difficoltà” nell'attività sanitaria, mantenendo comunque l'esclusione della colpa grave.
  • La versione sostenuta dal Ministero della Salute: puntava invece su uno scudo penale generalizzato, valido per tutta l'attività sanitaria, fatta sempre eccezione per i casi di colpa grave.

L'assenza di un accordo tra i due ministeri ha dunque reso inevitabile il rinvio. La questione è delicata, poiché tocca da un lato il principio di responsabilità professionale e tutela del paziente, dall'altro la necessità di proteggere il personale sanitario da un contenzioso crescente, spesso basato su presupposti fragili.

Se ne riparlerà dopo la pausa estiva, ma il confronto si preannuncia tutt'altro che semplice. Sul tavolo c'è una questione politica e giuridica di peso: fino a dove può (o deve) estendersi la protezione penale per chi lavora nella sanità?