Cultura e Spettacolo

Marilyn Monroe, cento anni di mito: dalla bambina senza casa all'icona immortale di Hollywood

Cent'anni fa, il 1° giugno 1926, al County Hospital di Los Angeles, nasceva una bambina destinata a entrare nell'immaginario collettivo come nessun'altra. Il suo nome era Norma Jeane Mortenson. Il mondo, però, l'avrebbe conosciuta come Marilyn Monroe. A distanza di un secolo dalla sua nascita, Marilyn continua a essere molto più di una star del cinema: è un simbolo universale di bellezza, fragilità, desiderio, successo e solitudine. Un'icona capace di attraversare le generazioni, trasformandosi in una figura senza tempo della cultura pop mondiale.

Dietro il sorriso luminoso che avrebbe conquistato Hollywood si nascondeva una storia dolorosa. Sua madre, Gladys Pearl Monroe, soffriva di gravi disturbi psichici che la portarono più volte al ricovero in istituti specializzati. Quando Norma Jeane aveva appena due settimane di vita, fu affidata a una famiglia di Hawthorne. Negli anni successivi, la bambina passò da una casa all'altra, vivendo in famiglie affidatarie e trascorrendo lunghi periodi in orfanotrofio. Un'esistenza instabile che segnò profondamente il suo carattere e che alimentò per tutta la vita il bisogno di amore, approvazione e sicurezza. Per evitare di tornare sotto la tutela dei servizi sociali, nel 1942, a soli 16 anni, sposò il vicino di casa James Dougherty. Poco dopo, il marito partì per il servizio militare e Norma iniziò a lavorare in una fabbrica che produceva paracaduti per lo sforzo bellico americano. Fu proprio lì che il destino bussò alla sua porta. Durante un reportage fotografico dedicato alle donne impiegate nelle industrie di guerra, venne notata dal fotografo André De Dienes. Le sue fotografie rivelarono un volto magnetico e una naturale capacità di stare davanti all'obiettivo. Da quel momento, iniziò la carriera da modella che avrebbe cambiato per sempre la sua vita. Quando arrivò a Hollywood, i produttori decisero di costruire una nuova identità per quella giovane donna dai capelli castani. Nacque così il nome Marilyn Monroe: "Marilyn" in omaggio all'attrice Marilyn Miller e "Monroe" riprendendo il cognome da nubile della madre.

L'esordio cinematografico avvenne nel 1947 con piccoli ruoli, ma la consacrazione arrivò nel 1953. Nello stesso anno, tre film cambiarono il corso della sua carriera: Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde e Come sposare un milionario. Hollywood aveva trovato la sua nuova stella. Eppure, non tutti credevano in lei. Darryl Zanuck, potente capo della 20th Century Fox, la giudicava inadatta ai ruoli drammatici. Marilyn rispose con il talento, la determinazione e una presenza scenica che il pubblico non riusciva a dimenticare.

Nel 1955, arrivò una delle immagini più celebri della storia del cinema. In Quando la moglie è in vacanza, diretto da Billy Wilder, il vestito bianco di Marilyn viene sollevato dall'aria proveniente da una grata della metropolitana. Quella sequenza divenne immediatamente un'icona globale e contribuì a trasformare l'attrice nel simbolo della femminilità americana degli anni Cinquanta. Nel frattempo, la sua carriera continuava a crescere. Ottenne una candidatura ai BAFTA, ricevette l'apprezzamento della critica e dimostrò di possedere qualità recitative ben superiori all'immagine della "bionda svampita" che Hollywood le aveva cucito addosso.

La vita sentimentale di Marilyn fu intensa e tormentata. Dopo il matrimonio con il campione di baseball Joe DiMaggio, durato appena nove mesi, sposò nel 1956 il celebre drammaturgo Arthur Miller. Accanto ai successi professionali si susseguirono delusioni sentimentali, crisi personali e difficoltà emotive. Nonostante tutto, la sua stella brillava sempre più forte. Nel 1959, interpretò uno dei ruoli più memorabili della sua carriera in A qualcuno piace caldo. Al fianco di Tony Curtis e Jack Lemmon diede vita a una performance irresistibile che le valse il Golden Globe come migliore attrice in una commedia. Due anni prima aveva anche fondato una propria società di produzione, la Marilyn Monroe Productions, una scelta rivoluzionaria per un'attrice dell'epoca e un chiaro segnale della sua volontà di affermarsi come professionista indipendente.

Dietro il successo si nascondeva, però, una crescente fragilità. L'ansia, l'insonnia e la pressione mediatica portarono Marilyn a fare un uso sempre più frequente di alcol e farmaci sedativi. Dopo la fine del matrimonio con Arthur Miller, la situazione peggiorò. Le assenze sul set divennero frequenti e il suo stato di salute sempre più precario. Durante le riprese di Something's Got to Give, l'ultimo film della sua carriera, arrivava spesso in ritardo e in condizioni difficili. Parallelamente, si moltiplicarono le voci sui suoi rapporti con il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy e, successivamente, con il fratello Robert Kennedy. Relazioni mai completamente chiarite che contribuirono ad alimentare il mito e le teorie che, ancora oggi, circondano la sua figura.

La notte del 4 agosto 1962, Marilyn Monroe venne trovata morta nella sua casa di Brentwood, a Los Angeles. Aveva soltanto 36 anni. L'autopsia indicò come causa del decesso un'intossicazione acuta da barbiturici. Ufficialmente, si parlò di probabile suicidio, ma fin da subito emersero dubbi, sospetti e ipotesi alternative. Overdose accidentale? Omicidio? Coinvolgimento di personaggi potenti? A oltre sessant'anni dalla sua scomparsa, il mistero resta irrisolto.

"Siamo tutti delle stelle e meritiamo di brillare", amava dire Marilyn Monroe. Forse, è proprio questa frase a spiegare il motivo per cui il suo fascino non si è mai spento. Dietro l'immagine della diva più fotografata del Novecento, c'era una donna che ha combattuto contro i propri fantasmi, cercando per tutta la vita amore, riconoscimento e serenità. Cent'anni dopo la sua nascita, Marilyn Monroe continua a vivere nei film, nelle fotografie, nelle opere d'arte e nell'immaginario collettivo. Non solo una leggenda del cinema, ma uno dei volti più riconoscibili e affascinanti della storia contemporanea. Perché alcune stelle, semplicemente, non smettono mai di brillare.

Autore Anna Maria Iozzi
Categoria Cultura e Spettacolo
ha ricevuto 142 voti
Commenta Inserisci Notizia