Nella sera del 28 ottobre — marcia su Roma, giorno che per chiunque abbia a cuore la memoria storica dovrebbe essere motivo di riflessione e non di celebrazione — un video circolato sui social ci rivela di cori fascisti scanditi nella sede parmigiana di Fratelli d'Italia: «Ce ne freghiamo della galera, camicia nera trionferà. Se non trionfa sarà un bordello col manganello e le bombe a man». Parole che avvelenano la convivenza civile, rievocano violenze e intimidazioni e che non possono essere minimizzate né normalizzate.
Queste immagini — ricordiamolo — non sono un fatto isolato: sono l'espressione di un'ideologia che nella storia ha significato repressione, razzismo, guerra e ulteriore distruzione di diritti. Per questo il messaggio del Sindaco Michele Guerra — che ha ricordato come «i valori che rappresenta questa città sono del tutto alternativi e contrapposti a quelli che senza alcun pudore propagano nella sede di Fratelli d'Italia» — va sostenuto con forza. Parma non può e non deve accettare la retorica e la propaganda di un tempo passato e orrendo. Non l'ha fatto 80 anni fa, non lo farà ora.
La risposta politica è ovvia e doverosa: chiunque sventoli simboli o cori che inneggiano al Duce e alla camicia nera deve essere chiamato a rispondere pubblicamente e politicamente. Il commento del Segretario del PD di Parma, Francesco De Vanna — «Valori e metodi sono perfettamente allineati alla cultura fascista… Noi lo sappiamo e non abbassiamo la guardia. Li conosciamo, li combatteremo» — indica la via: conoscenza, denuncia e confronto continuo nelle istituzioni e nella società.
Ma la battaglia contro il ritorno delle idee autoritarie non si vince solo con dichiarazioni: serve mobilitazione sociale, istituzioni attente e trasparenza. Serve una cittadinanza che non si disinteressi; amministrazioni locali che usino tutti gli strumenti legali e amministrativi per impedire che sedi politiche diventino focolai di apologia e istigazione; serve che le forze politiche democratiche mantengano alta la guardia, senza cedere alla retorica del “tutto è un'opinione” quando in gioco ci sono minacce e intimidazioni.
Cosa chiedere subito — e con forza — alla politica e alla società civile:
Verifica e responsabilità: venga accertata l'autenticità e la dinamica del video nei modi previsti dalla legge. Se i fatti sono accertati, chi inneggia a violenza e apologia del fascismo deve rispondere nelle sedi competenti.
Zero normalizzazione: i partiti, le associazioni e le istituzioni devono esplicitamente prendere le distanze e sanzionare, nelle forme possibili, chi promuove odio e nostalgie autoritarie.
Politiche educative e memoria: rafforzare le iniziative nelle scuole e nei luoghi pubblici per raccontare la storia, spiegare i danni del fascismo e insegnare i valori democratici come antidoto alla retorica violenta.
Mobilitazione civica non violenta: presidiare la città con iniziative pubbliche, manifestazioni, incontri e momenti di memoria; far sentire una opinione pubblica forte e coesa contro la minaccia dell'intimidazione politica.
Controllo pubblico sugli spazi: verificare se sedi politiche o associative che promuovono contenuti violenti violano normative sull'uso degli immobili o regolamenti comunali, e intervenire se necessario.
Non basta indignarsi sui social: servono azioni collettive, organizzate, che difendano i diritti e la dignità di tutte e tutti. Difendere la democrazia significa anche essere vigili quando frasi e canti che evocano manganelli e bombe rientrano nel discorso pubblico. Significa saper dire, con chiarezza e senza ambiguità, che la violenza politica non è un'opzione: è una minaccia per la libertà di ciascuno.
A Parma — città che ha saputo costruire una memoria antifascista in ottant'anni di storia — spetta ora ricordare che la libertà non è un fatto acquisito per sempre. Va difesa ogni giorno, con la cultura, con la legge, con la partecipazione. I cori registrati il 28 ottobre non devono diventare il seme della rassegnazione: devono diventare invece lo stimolo per rinsaldare l'impegno civile, la solidarietà e la determinazione a impedire che il buio della storia torni a ripetersi.
Chi ama Parma e la democrazia si mobiliti: in piazza, nelle scuole, nei consigli comunali e nella vita quotidiana. Non concediamo spazio a chi inneggia all'intimidazione. La risposta dev'essere netta, democratica e collettiva: qui non c'è posto per la nostalgia delle camicie nere.
E intanto, Meloni tace...


