Una bambina vestita da fatina che stringe la mano del padre. Un giovane di appena 24 anni in uniforme da pilota che guarda fiero verso l'obiettivo. Una famiglia sorridente abbracciata su un campo da calcio. Non sono semplici fotografie di ricordi felici, ma gli ultimi volti che migliaia di venezuelani stanno diffondendo senza sosta sui social network nella speranza che qualcuno li riconosca, li abbia visti o possa fornire una qualsiasi informazione.

Dopo il devastante doppio terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5 che mercoledì sera ha sconvolto il Venezuela, la tragedia non si misura soltanto nel numero delle vittime e dei feriti, ma anche nell'immenso esercito di familiari che continua a cercare disperatamente i propri cari.

Il bilancio continua purtroppo ad aggravarsi di ora in ora. Le autorità parlano già di centinaia di morti e migliaia di feriti, ma si teme che il numero reale delle vittime sia destinato ad aumentare sensibilmente man mano che i soccorritori riescono a raggiungere gli edifici completamente crollati. I due violenti eventi sismici sono stati tra i più potenti registrati nel Paese da oltre un secolo e hanno provocato distruzioni diffuse, soprattutto nello Stato di La Guaira e nell'area metropolitana di Caracas.


L'angoscia di chi aspetta una risposta

Accanto al lavoro dei soccorritori si è sviluppata un'altra corsa contro il tempo, quella delle famiglie. Le comunicazioni risultano ancora gravemente compromesse in numerose aree del Paese. Linee telefoniche interrotte, connessioni internet instabili e infrastrutture danneggiate hanno reso quasi impossibile contattare parenti e amici. Per questo motivo WhatsApp, Facebook e X sono diventati gli strumenti principali attraverso cui migliaia di persone stanno tentando di ritrovare i propri familiari.

In poche ore sono comparsi migliaia di volantini digitali con fotografie, nomi, età e ultimi luoghi conosciuti delle persone scomparse. Parallelamente sono nati registri online indipendenti che raccolgono le segnalazioni dei dispersi.

Secondo queste piattaforme il numero delle persone di cui non si hanno notizie avrebbe già raggiunto quota 40 mila, una cifra enormemente superiore ai dati ufficiali diffusi dal governo venezuelano e che testimonia l'enorme difficoltà nel ricostruire la situazione reale sul territorio.

Da Madrid la ricerca di un'intera famiglia

Tra coloro che vivono ore di autentica angoscia c'è Vanesa Marcano, trentunenne venezuelana residente a Madrid. Da quando ha saputo del terremoto, il suo telefono è diventato uno strumento di speranza. Ha pubblicato ovunque le fotografie dello zio e della zia, residenti nello Stato di La Guaira, una delle aree maggiormente devastate dal sisma.

Con loro risultano scomparsi anche la figlia dello zio e il nipotino di appena sette anni, arrivati dagli Stati Uniti per una visita di famiglia.

La donna continua ad aggrapparsi alla speranza che i parenti siano semplicemente isolati a causa dell'interruzione delle comunicazioni.

"È una sensazione di impotenza e di totale incertezza", racconta. "Cerchi di mantenere la calma e concentrarti sulle poche cose che puoi fare, ma è facilissimo lasciarsi travolgere dalla disperazione."

"Li stanno tirando fuori vivi, continuo a sperare"

Ancora più drammatica è la testimonianza di Jhoyser Concalves, residente nella città costiera di Catia La Mar. Pochi minuti prima che la terra iniziasse a tremare stava parlando con la compagna e con la figlia di lei. Quella telefonata è stata l'ultima.

Terminata la scossa, l'uomo si è precipitato verso il palazzo dove abitavano, al sesto piano. Davanti ai suoi occhi, però, non c'era più l'edificio.

Solo un enorme cumulo di macerie e decine di persone che scavavano freneticamente nel tentativo di estrarre i sopravvissuti.

Da quel momento anche lui ha iniziato una disperata campagna sui social, pubblicando manifesti con la scritta "MISSING" nella speranza che qualcuno possa fornire notizie.

Nonostante tutto continua a credere in un miracolo.

"Stanno tirando fuori persone vive dall'edificio. Per questo continuo a sperare che anche loro siano ancora là sotto e possano essere salvate."


L'ONU interviene: "Le informazioni salvano vite"

La ricerca dei dispersi è stata resa ancora più complicata dalle restrizioni imposte negli ultimi anni alle piattaforme digitali. La missione delle Nazioni Unite per i diritti umani in Venezuela è intervenuta chiedendo formalmente al governo di ripristinare pienamente l'accesso ai social network e ai servizi di messaggistica.

Secondo l'ONU, durante una catastrofe naturale la circolazione tempestiva delle informazioni rappresenta uno strumento fondamentale per salvare vite umane, coordinare i soccorsi e permettere ai cittadini di ritrovare i propri familiari.

Le restrizioni erano state introdotte nell'agosto 2024 dall'allora presidente Nicolás Maduro, che aveva bloccato piattaforme come X e l'applicazione Signal nel tentativo di limitare la comunicazione tra gli oppositori che contestavano il risultato delle elezioni presidenziali.

L'attuale presidente ad interim Delcy Rodríguez, salita al potere dopo la destituzione di Maduro in seguito all'intervento statunitense, si è trovata ora a gestire un'emergenza senza precedenti.

Poco dopo l'appello delle Nazioni Unite, l'accesso a X è tornato disponibile anche per molti utenti all'interno del Paese.

La solidarietà che supera i confini

Da Madrid, Vanesa Marcano continua a guardare il telefono sperando in una notifica, in un messaggio, in una fotografia che possa riportare un po' di serenità. Nel frattempo cerca di mantenere la calma soprattutto per la sua bambina di appena un anno.

"Continui a sperare che qualcuno organizzi una raccolta fondi o qualsiasi iniziativa per poter essere utile", racconta. "Ma la verità è che quando sei così lontano puoi fare davvero pochissimo."

È forse questa la fotografia più potente del dramma che sta vivendo oggi il Venezuela: milioni di persone sparse in tutto il mondo unite da una stessa attesa, quella di una telefonata, di un messaggio o di un volto riconosciuto tra le immagini condivise sui social.

Per migliaia di famiglie, infatti, la tragedia non è ancora finita. Finché non arriverà una risposta, ogni fotografia continuerà a rappresentare molto più di un semplice ricordo: sarà l'ultima speranza di ritrovare una persona amata.



Fonte: Associated Press