Campaccio, il giorno di Lollo: quando l’esperienza vince sul fango
San Giorgio su Legnano – Al Campaccio non contano solo i nomi da copertina. Qui contano le gambe, la testa e la capacità di leggere una gara che cambia metro dopo metro. E in questa edizione, tra fango, freddo e un percorso senza tregua, a prendersi la scena è stato Antonino Lollo.
Lollo, vittoria da atleta vero
Nella gara Master, Lollo ha firmato una prova di grande solidità, conquistando il successo nella categoria SM35. Una vittoria costruita con intelligenza, senza strappi inutili, ma con un ritmo costante che ha progressivamente spento gli avversari.
Su un tracciato che non perdona errori, l’esperienza ha fatto la differenza: gestione perfetta degli appoggi, scelta delle traiettorie migliori nei tratti più fangosi e un finale in controllo, da atleta consapevole dei propri mezzi.
Per chi conosce il Campaccio, sa che vincere qui non è mai banale. Farlo nelle categorie master, dove la gara è spesso una battaglia tattica più che di pura velocità, vale forse ancora di più.
Un Campaccio duro, come da tradizione
Il terreno pesante e le temperature invernali hanno trasformato la corsa in una vera prova di resistenza. Ed è proprio in questo contesto che Lollo ha dimostrato perché il cross resta una scuola senza tempo: non serve solo la condizione, serve la capacità di soffrire nel modo giusto.
Attorno a lui, il grande cross internazionale
La giornata ha visto anche il successo di Nadia Battocletti nella gara femminile assoluta, confermando il livello altissimo della manifestazione, e la presenza di atleti internazionali capaci di alzare ulteriormente il valore tecnico dell’evento. Ma tra le pieghe del programma, il pubblico più attento ha saputo cogliere la forza di prestazioni come quella di Lollo, autentico simbolo di continuità e passione.
Il senso del Campaccio
Il Campaccio è questo: una gara che non regala nulla, ma che restituisce prestigio a chi sa affrontarla.
E per Antonino Lollo, il podio – il più alto – non è solo un risultato, ma la conferma che nel cross, quando il terreno si fa pesante, l’esperienza può ancora fare la differenza.