Pochi personaggi della mitologia hanno legato il proprio nome alla bellezza quanto Adone. Ancora oggi dire di un uomo che è “un Adone” significa evocare immediatamente l’idea di una bellezza maschile eccezionale, quasi perfetta. Non sorprende, dunque, che nel corso dei secoli pittori e scultori abbiano trovato nella sua figura un soggetto particolarmente affascinante.
Amato da Afrodite, la Venere dei Romani, Adone è però qualcosa di più di un giovane straordinariamente bello. Il suo mito unisce infatti amore e morte, desiderio e perdita, giovinezza e fragilità: la sua bellezza appare tanto più intensa proprio perché destinata a durare poco. Il giovane cacciatore che conquista la dea dell’amore diviene così anche il simbolo di ciò che fiorisce nel massimo splendore e subito dopo scompare.
Gli artisti lo hanno immaginato in modi differenti secondo le epoche e la sensibilità del loro tempo. Talvolta Adone appare come un adolescente delicato, quasi inconsapevole del proprio fascino; altrove assume il corpo vigoroso dell’eroe e del cacciatore. In alcune opere è Venere a trattenerlo, presaga del destino che lo attende; in altre domina il momento drammatico della morte o quello doloroso del compianto.
Dal Rinascimento al Barocco e oltre, il mito diventa così anche un’occasione per interrogarsi sull’ideale della bellezza maschile. Cambiano i corpi, i gesti, gli sguardi e il gusto delle epoche, ma rimane intatta l’immagine di Adone come giovane nel quale bellezza e destino sembrano inseparabili.


