Politica

L’Italia si è arresa: siamo un Paese stanco che non crede più nel cambiamento!

C’è un’Italia che non sogna più. Un’Italia che non crede, non protesta, non reagisce. È l’Italia di chi si alza all’alba, lavora tutto il giorno, rincasa con la stanchezza in corpo e lo stipendio che non basta. È l’Italia di chi sa che dovrà lavorare fino a settant’anni e che la pensione, se arriverà, non sarà sufficiente a coprire neppure le bollette. È l'Italia della gente onesta, che tiene in piedi il Paese, che paga le tasse fino all'ultimo centesimo e che il Paese sembra aver dimenticato.

Negli ultimi quindici anni la povertà nel nostro Paese è praticamente triplicata, secondo i dati ufficiali dell'ISTAT. Oggi milioni di persone vivono in condizione di disagio economico cronico, spesso invisibile. Non si tratta più solo dei “poveri di sempre”: sono impiegati, insegnanti, artigiani, famiglie normali che non arrivano a fine mese.
In questo contesto, i grandi gruppi, le multinazionali, le lobby finanziarie e politiche continuano ad accumulare profitti e potere, mentre cresce una sensazione di impotenza diffusa.

Guardando le cifre, non è più soltanto una crisi economica. È una crisi di sistema. L’Italia è diventata un Paese diseguale, dove chi nasce in basso difficilmente potrà salire. L’ascensore sociale è bloccato da anni, e nessuno sembra avere davvero fretta di ripararlo: né lo Stato che smantella pezzo dopo pezzo il welfare, né i sindacati ormai troppo distanti dai lavoratori, né la politica, sempre più chiusa nei palazzi e concentrata su slogan piuttosto che su soluzioni concrete.

Intanto, i giovani se ne vanno. Laureati, competenti, pieni di entusiasmo: costretti a lasciare il proprio Paese per cercare dignità altrove. Non è più la “fuga dei cervelli”, è l’emigrazione 2.0: una diaspora silenziosa che impoverisce l’Italia non solo economicamente, ma soprattutto culturalmente. Perché ogni ragazzo che parte è un investimento perduto, un pezzo di futuro che ci sfugge di mano.

Eppure, chi governa racconta un’altra storia. Parla di “orgoglio nazionale”, di “Italia che riparte”, di “nazione che cresce”. Ma dietro la propaganda la realtà è ben diversa: le disuguaglianze aumentano, la classe media scompare, il potere d’acquisto crolla. Gli italiani si arrangiano come possono, mentre la politica si concentra su bandiere ideologiche e battaglie identitarie. È la favola utile per distrarre un Paese in ginocchio, per far credere che vada tutto bene quando, invece, non va bene niente.

E il punto più preoccupante, forse, non è solo economico: è anche morale e democratico.
Perché l’Italia non protesta più. Non scende in piazza, non si mobilita, non vota. L’astensionismo record non è una forma di protesta, è una resa collettiva. È la prova che il popolo non crede più nella politica, e dunque neppure nella possibilità di cambiare. E quando la gente smette di partecipare, chi resta al potere governa indisturbato. Anche male, ma indisturbato.

In questo quadro, la sicurezza, che dovrebbe essere un pilastro della fiducia civica, registra segnali di allarme che non possono essere ignorati. Sono numeri che parlano della nostra città, delle nostre strade, delle nostre case.

- Nel 2024 in Italia i reati segnalati sono stati circa 2,38 milioni, pari ad un aumento dell’1,7 % rispetto al 2023 e del 3,4 % rispetto al 2019.
- Tra i reati in crescita: i furti in abitazione (+4,9 % nel 2024 rispetto all’anno precedente), i furti di autovetture (+2,3 %) e i furti con strappo (+1,7 %).
- I reati a danno di minori sono aumentati del 34 % in dieci anni, con 6.952 casi registrati nel 2023, in media 19 al giorno.
- Anche i reati digitali e le frodi online mostrano incrementi importanti: ad esempio, nel 2023 le truffe e frodi informatiche hanno superato le 300.000 segnalazioni, +10,3 % rispetto all’anno precedente, +42,4 % rispetto al 2019.

In sostanza: mentre i proclami di “sicurezza ripristinata” o “ordine ristabilito” si moltiplicano, nella vita reale molte famiglie vedono aumentare la vulnerabilità sulla proprietà, sulla persona, nella propria casa. E questo mina alla base la fiducia delle persone nelle istituzioni.

Questo governo, come quelli che lo hanno preceduto, sa perfettamente quello che fa. Ha capito che la sua forza sta nella debolezza del Paese: nella rassegnazione, nella paura, nella divisione sociale. Finché gli italiani resteranno chiusi nei propri interessi del loro orticello, finché penseranno solo a “tirare a campare”, finché accetteranno in silenzio tutto ciò che accade sopra le loro teste, il sistema continuerà a funzionare così: pochi che decidono, molti che subiscono.

Stiamo tornando, lentamente ma inesorabilmente, a un’Italia feudale: con nuovi “vassalli” nei palazzi del potere e numerosi “valvassini” che lavorano tanto e guadagnano poco, che temono per il domani e che subiscono la propria condizione come destino, che accettano di lavorare fino a 70 anni per poi ricevere in cambio una pensione da fame!

Ma attenzione: un popolo stanco può dormire a lungo, ma non per sempre.
Gli italiani hanno una memoria più lunga di quanto si pensi. Quando capiranno che il “va tutto bene” era solo una messa in scena, quando si renderanno conto che la loro rassegnazione è diventata carburante per il potere, allora il risveglio sarà brusco.

E quel giorno, forse, sarà l’inizio di un nuovo capitolo.

Un capitolo in cui il cittadino tornerà protagonista, non spettatore.  In cui la politica tornerà ad essere servizio, non mestiere. In cui l’Italia tornerà a essere una comunità, non una somma di solitudini.

Perché questo Paese, nonostante tutto, ha ancora un cuore, una memoria e una dignità. E chi pensa di poterlo addormentare per sempre, sbaglia di grosso.

Autore Gregorio Scribano
Categoria Politica
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