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Tre giuristi evidenziano possibili profili di incostituzionalità sulla riforma del CSM

Tre docenti universitari di diritto processuale penale hanno sollevato dubbi pesanti sulla nuova riforma costituzionale che riguarda il Consiglio superiore della magistratura e l’alta corte disciplinare. Paolo Ferrua, emerito dell’Università di Torino, Marcello Daniele, ordinario a Padova, e Francesco Caprioli, ordinario alla Sapienza, sostengono che il meccanismo di nomina introdotto potrebbe violare il principio di uguaglianza previsto dalla Costituzione.

Il punto critico riguarda l’asimmetria tra membri togati e membri laici. I primi saranno sorteggiati completamente a caso, mentre i laici saranno selezionati da un elenco stilato dal Parlamento in seduta comune, prima del sorteggio. Secondo i tre giuristi, questa differenza crea una disparità ingiustificata: “I sorteggiabili appartengono comunque a categorie professionali di pari competenze e autorevolezza, come avvocati, magistrati e professori universitari. Non c’è motivo per trattarli in modo diverso”, spiegano.

L’asimmetria, secondo gli studiosi, rischia di alterare i processi decisionali degli organi coinvolti, favorendo una maggiore compattezza delle opinioni dei membri laici, già selezionati in base a criteri condivisi dalle forze parlamentari. Da qui la conclusione netta: gli articoli 104 comma 4 e 105 comma 3 della Costituzione, come modificati dalla riforma, “determinano un’irrimediabile violazione del principio di uguaglianza”, che rientra tra i valori supremi della Carta, non modificabili nemmeno da leggi di revisione costituzionale, secondo le sentenze della Consulta numero 1146 del 1998 e numero 125 del 2025.

Se la riforma dovesse diventare legge, concludono i giuristi, quegli articoli “dovrebbero essere dichiarati costituzionalmente illegittimi”.

Come potrebbe arrivare la questione davanti alla Corte costituzionale? Marcello Daniele spiega che la materia è nuova e non esiste un precedente: “Se un candidato non sorteggiato presentasse una candidatura spontanea, l’amministrazione sarebbe costretta a respingerla. Questo rifiuto potrebbe essere impugnato davanti a un giudice amministrativo, che a sua volta potrebbe sollevare la questione di costituzionalità”.

Una situazione paradossale: una legge di revisione costituzionale rischierebbe di violare la stessa Carta che intende aggiornare. “È controintuitivo”, ammette Daniele, “ma è un tema che merita dibattito. Il nostro contributo vuole essere proprio questo”.



Fonte: Mario Di Vito | il manifesto

Autore Piero Rizzo
Categoria Politica
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