"In seguito alla revoca della misura procedurale relativa alla posizione dell'ufficiale di polizia Osama al-Masri Injim, la Procura ha avviato un'azione penale nei suoi confronti in base alle norme della giurisdizione nazionale. Ha quindi avviato le indagini preliminari esaminando gli elementi dei reati menzionati nell'ordinanza di arresto emessa dalla prima Camera Preliminare della Corte Penale Internazionale. Ha anche analizzato i fatti già affrontati in precedenza dalla giustizia nazionale, prima dell'emissione dell'ordinanza, per verificarne la corrispondenza con i reati indicati nel provvedimento.Successivamente, la Procura ha disposto la comparizione dell'interessato. Questi si è presentato alla prima udienza di interrogatorio il 28 aprile 2025, nel corso della quale è stato informato dei fatti a lui contestati e sono state registrate le sue dichiarazioni in merito. La Procura ha quindi proseguito con la raccolta di ulteriori informazioni rilevanti e ha rinviato la successiva udienza di interrogatorio in attesa dell'esito di una richiesta di assistenza giudiziaria che sarà inoltrata all'Ufficio del Procuratore della Corte Penale Internazionale, al fine di ottenere prove a sostegno dei fatti oggetto di indagine e degli elementi a fondamento dell'accusa".
È quanto ha comunicato quest'oggi l'Ufficio del Procuratore generale della Libia che, in base all'annucio rilasciato successivamente sull'inchiesta relativa ai fatti attribuiti ai membri dell'Agenzia di Supporto alla Stabilità (SSA) sembra dimostrare che in Tripolitania, almeno sulla carta, vi sia un cambio di rotta nei confronti delle bande di trafficanti che finora hanno governato a Tripoli, anche se forse l'interpretazione più corretta potrebbe essere quella di una sorta di avvicendamento tra bande!
Questo il testo del comunicato:
"La Commissione incaricata di indagare sui crimini di omicidio, tortura, rapimento e detenzione arbitraria ha completato le attività di accertamento relative a 146 episodi. Ha ascoltato la testimonianza di 201 persone, ha emesso mandati di cattura per 172 imputati e ha disposto la custodia cautelare in carcere per 11 di loro. Ha inoltre proseguito le ricerche dei soggetti scomparsi e la raccolta di campioni per il profilo genetico (DNA).Alla luce dei risultati ottenuti fino a oggi, il Procuratore Generale ha disposto la riassegnazione dei mandati di cattura alle forze dell'ordine, corredandoli di informazioni sui luoghi in cui si trovano i ricercati. Ha inoltre ordinato di informare gli enti di appartenenza dei sospettati per sospenderli dalle loro funzioni e adottare misure amministrative che ne garantiscano la disponibilità alla giustizia".
La notizia, soprattutto relativamente ad Almasri, è comunque importante perché ha creato un colossale paradosso. Lo stesso Almasri, che il governo Meloni ha riaccompagnato in Libia con tutti gli onori (volo di Stato) evitando di dar seguito alla richiesta di arresto della CPI con la paura di compromettere i rapporti con i trafficanti libici che per ritorsione avrebbero lasciato partire migliaia di migranti verso le coste italiane, adesso rischia di essere arrestato e spedito in manette all'Aia dalla giustizia di Tripoli.
Con il Tribunale dei ministri che deve decidere sul possibile rinvio a giudizio del ministro Nordio, il caso Almasri rischia di travolgere l'immagine internazionale di Meloni, incredibilmente tenuta in considerazione - anche se non se ne comprende il motivo - da tutta la diplomazia internazionale.


