Con Flies, Fernando Eimbcke torna in concorso alla Berlinale firmando uno dei titoli più delicati e sorprendenti di questa edizione, già indicato tra i più papabili per l’Orso d’Oro.
Autore di culto sin dai tempi di Duck Season, Eimbcke recupera il suo minimalismo formale e un rigoroso bianco e nero per raccontare una storia di solitudini che si sfiorano.
Protagonista è Olga (Teresita Sánchez), donna aspra e metodica che vive in un condominio brutalista di Città del Messico. Costretta ad affittare una stanza per sostenere una spesa medica, si ritrova a condividere lo spazio con Tulio e, clandestinamente, con il piccolo Cristian. Quella che nasce come una convivenza forzata si trasforma gradualmente in un legame inatteso, capace di incrinare la corazza emotiva della protagonista.
Girato con macchina fissa e tempi dilatati, Flies osserva i gesti minimi, i silenzi, le frizioni quotidiane. Il bianco e nero richiama un neorealismo asciutto, dove gli spazi grigi diventano specchio di un’umanità fragile ma resistente. Eimbcke firma così un film di sottrazione e verità, in cui la tenerezza emerge senza enfasi, confermando la sua sensibilità unica nel raccontare l’infanzia e la dignità delle vite marginali.


