L'accusa di antisemitismo oggi è diventata una copertura per promuovere il genocidio in atto in Palestina da parte di Israele
"Alcuni quotidiani di destra radicale ritraggono il sostegno al diritto internazionale e ai diritti dei palestinesi come affini al terrorismo, accusando attivisti italiani di avere contatti con Hamas, come nel caso di Mohammed Hannoun, accusato di legami con il terrorismo e Hamas.Queste offensive mediatiche non sono semplici divergenze politiche: sono forme di terrorismo intellettuale finalizzate a intimidire e zittire chi difende la giustizia e le convenzioni internazionali. È un dramma che accade proprio mentre in Italia cresce una solidarietà popolare verso il popolo palestinese. Esortiamo tutti a continuare a contrastare le campagne diffuse dall'informazione distorta. Rimarremo saldi finché non sarà raggiunta la vittoria e realizzate le aspirazioni del nostro popolo".
Questo è il contenuto di un comunicato - riportato dall'ANSA - diffuso dall'Associazione dei Palestinesi in Italia (presieduta dallo stesso Hannoun) e dall'Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese in Italia, fondata dallo stesso architetto giordano nel 1994 e attiva a Gaza con varie iniziative di solidarietà.
La nota è propedeutica ad una domanda semplice semplice... perché la destra (post) fascista italiana, che pretende di rappresentare e difendere la cristianità giustifica l'agire di Israele e, di conseguenza, il genocidio in corso a Gaza e negli altri Territori Occupati?
Perché la stampa (post) fascista dà di matto se un ebreo israeliano viene ucciso, mentre applaude allo sterminio di decine di migliaia di palestinesi?
Perché gli ebrei italiani (tutti o quasi in ragione dello spazio dato loro sui media e delle dichiarazioni conseguenti) applaude al genocidio dei palestinesi e accusa di antisemitismo chi denuncia la responsabilità di chi si macchia di atti che il diritto internazionale definisce crimini, cioè gli ebrei israeliani?
È inspiegabile.
Nel migliore dei casi, che allo stesso tempo diventa anche il peggiore, ci viene detto che tutto ciò è giustificato da motivi di sicurezza, dopo il "pogrom" del 7 ottobre. E chi lo dice pensa di dire pure una cosa "intelligente".
Ma allora, se così è, anche Hamas e gli altri movimenti della resistenza palestinese erano più che giustificati nell'aver portato a termine il loro piano di invasione.
Infatti, i palestinesi uccisi da Israele dal 2000 al 2023 (settembre) sono stati circa 13mila secondo i dati di B'Tselem e OCHA, contro circa 1.300 israeliani. In questo caso, però, la comunità internazionale non ha parlato di pogrom nei confronti di tali numeri che comprendono anche una percentuale più che significativa di minori. Ma se gli ebrei israeliani devono ammazzare (secondo la stampa post-fascista e non) i palestinesi per motivi di sicurezza, perché allora i palestinesi non dovrebbero fare altrettanto?
Se la comunità internazionale (politici, media e persone comuni) si fosse posta questa domanda già anni fa, FORSE, di domanda in domanda avrebbe percorso a ritroso la storia della nascita dello Stato ebraico e avrebbe compreso che i palestinesi sono stati vittime di un genocidio iniziato dal 1948 di cui i rappresentanti dell'ONU di quegli anni si sono resi responsabili.
Adesso è arrivato il momento di porvi rimedio e non di continuare a far finta che tutto inizi il 7 ottobre 2023.
Per porre rimedio a quello che sta accadendo è sufficiente che chi pretende di rappresentare il diritto internazionale inizi a farlo rispettare... senza fare preferenze. Solo così il genocidio in atto potrà esser fermato e potrebbe esserlo all'istante.
Chiunque non operi in tal senso (anche solo applaudendo allo sterminio) ne è complice... ed è un criminale.