Negli ultimi mesi gli scienziati stanno osservando con grande attenzione ciò che sta accadendo nell’oceano Pacifico perché i dati indicano che nel corso del 2026 potrebbe svilupparsi un El Niño molto intenso, un fenomeno climatico naturale che ha la capacità di modificare il clima dell’intero pianeta per mesi o persino anni.
Sebbene non si tratti di termini ufficiali, alcuni scienziati e giornalisti hanno usato l'espressione El Niño "Godzilla".
"L’Estate 2026: sarà la più CALDA di sempre. Se guardiamo all’estate che verrà, i modelli meteo iniziano a mostrare qualche segnale, ma attualmente vanno presi con le pinze. Sembra probabile che potrebbe fare più caldo della norma, specialmente in area Mediterranea e sui Balcani. " (Meteogiornale.it)
I meteorologi stanno osservando diversi segnali che fanno pensare alla possibile formazione di un evento forte. In particolare nel Pacifico tropicale sono state registrate raffiche di vento occidentale insolitamente intense e un accumulo di acqua calda sotto la superficie dell’oceano; quando queste masse d’acqua risalgono verso la superficie possono far aumentare rapidamente la temperatura del mare e innescare El Niño.
Alcuni modelli climatici indicano addirittura che esiste una probabilità elevata che l’evento possa diventare forte entro la fine dell’anno e che i segnali ricordano quelli osservati prima di grandi episodi storici come quelli del 1982-83 e del 1997-98. (San Francisco Chronicle)
Le analisi del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) mostrano infatti che il sistema climatico sta uscendo dalla fase opposta, chiamata La Niña, e potrebbe evolvere verso condizioni favorevoli allo sviluppo di El Niño tra l’estate e l’autunno del 2026; le probabilità attuali indicano circa il 62% di possibilità che El Niño emerga tra giugno e agosto e persista fino alla fine dell’anno. (cpc.ncep.noaa.gov)
Negli ultimi anni il clima del Pacifico è stato dominato da La Niña, la fase fredda del ciclo ENSO. Durante La Niña le acque dell’oceano sono più fredde del normale nella parte centrale e orientale del Pacifico e questo influenza il clima globale in modo opposto rispetto a El Niño. (cpc.ncep.noaa.gov)
Per comprendere perché questa previsione è così importante bisogna capire cos’è El Niño.
Il fenomeno fa parte di un grande sistema climatico chiamato El Niño-Southern Oscillation (ENSO), che rappresenta la principale oscillazione naturale del clima terrestre su scala interannuale.
In condizioni normali i venti tropicali spingono l’acqua calda del Pacifico verso l’Asia e l’Australia mentre vicino alle coste del Sud America affiorano acque più fredde e ricche di nutrienti.
Durante El Niño questo equilibrio si rompe: i venti si indeboliscono, l’acqua calda si sposta verso est e grandi aree del Pacifico equatoriale diventano insolitamente calde. Questo cambiamento modifica la circolazione atmosferica e provoca effetti a catena su piogge, temperature e tempeste in molte regioni del mondo. (Drought.gov)
Quando El Niño si sviluppa, gli effetti non si limitano al Pacifico ma si propagano attraverso l’atmosfera a scala planetaria. Il fenomeno tende a far aumentare la temperatura media globale perché l’oceano rilascia grandi quantità di calore nell’atmosfera.
Per questo motivo gli anni successivi a un forte El Niño sono spesso tra i più caldi mai registrati; alcuni climatologi ritengono che se l’evento previsto per il 2026 si rafforzasse molto, potrebbe contribuire a far sì che il 2027 diventi uno degli anni più caldi della storia delle misurazioni moderne. (The Washington Post)
Oltre alle temperature, El Niño modifica la distribuzione delle piogge e delle tempeste. In Sud America, soprattutto lungo le coste di Perù ed Ecuador, il fenomeno è spesso associato a piogge molto intense che possono provocare inondazioni e frane. In altre parti del mondo accade invece il contrario: Australia, Indonesia e alcune regioni dell’Asia e dell’Africa possono sperimentare periodi di siccità più severi. Anche i cicloni tropicali sono influenzati dal fenomeno: in generale El Niño tende a ridurre la formazione di uragani nell’Atlantico ma può aumentare l’attività ciclonica nel Pacifico orientale. (The Washington Post)
Il Pacifico potrebbe trovarsi all’inizio di una nuova fase climatica importante.
Se il fenomeno dovesse svilupparsi pienamente, potrebbe avere implicazioni non solo meteorologiche ma anche economiche e sociali. El Niño può influenzare la produzione agricola, la pesca, la disponibilità di acqua e persino i prezzi globali di alcune materie prime alimentari, perché modifica i regimi di pioggia e temperatura nelle principali regioni agricole del pianeta. Inoltre eventi meteorologici estremi – come tempeste intense, alluvioni o periodi di siccità – possono avere effetti significativi sulle infrastrutture e sulle economie locali.
Un forte El Niño non influenzerebbe solo il Pacifico ma modifica l’intera circolazione atmosferica del pianeta e quindi può avere effetti anche sull’oceano Atlantico e sul bacino del Mediterraneo. Questi effetti non sono diretti come nelle regioni tropicali del Pacifico, ma avvengono attraverso cambiamenti nelle grandi correnti dell’atmosfera, in particolare nella corrente a getto che guida le perturbazioni alle medie latitudini.
Per quanto riguarda l’Europa e il Mediterraneo, gli effetti sono più complessi e meno prevedibili, ma alcune tendenze emergono dall’analisi statistica degli ultimi decenni.
Durante gli inverni influenzati da El Niño è più probabile che la circolazione atmosferica sull’Atlantico settentrionale assuma configurazioni che favoriscono un flusso più zonale delle perturbazioni, cioè tempeste che scorrono più frequentemente verso l’Europa occidentale e settentrionale, con inverni relativamente più miti e umidi e con estati più calde.
Nell’area mediterranea gli effetti sono più variabili, ma possono tradursi in sistemi di alta pressione che portano periodi più secchi e temperature più elevate della media, con occasionali episodi di maltempo intenso quando le perturbazioni atlantiche riescono a penetrare nel bacino.
Per questo motivo i meteorologi europei seguono con attenzione l’evoluzione del fenomeno nel Pacifico: anche se nasce a migliaia di chilometri di distanza, El Niño può comunque contribuire a modellare il clima dell’Europa e del Mediterraneo nei mesi successivi.

