Un gommone con a bordo 55 persone, tra cui due neonati, si è capovolto al largo delle coste della Libia. Solo due donne nigeriane sono sopravvissute. A renderlo noto è l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), agenzia ONU.

Le due donne sono state soccorse venerdì dalle autorità libiche. Il barcone trasportava migranti e rifugiati provenienti da diversi Paesi africani. Secondo l'OIM, l'imbarcazione ha iniziato a imbarcare acqua circa sei ore dopo la partenza dalla città costiera di al-Zawiya, nel nord-ovest della Libia, e si è poi rovesciata nelle prime ore del mattino, a nord di Zuwara.

Una delle superstiti ha perso il marito, l'altra ha riferito la morte dei suoi due bambini. Entrambe hanno ricevuto cure mediche d'urgenza dai team dell'OIM.

Dall'inizio del 2026, quasi 500 migranti risultano morti o dispersi nel tentativo di attraversare il Mediterraneo partendo dalla Libia. Solo nel mese di gennaio, almeno 375 persone sono state segnalate come morte o scomparse dopo una serie di naufragi “invisibili” nel Mediterraneo centrale, avvenuti durante condizioni meteo estreme. Il bilancio reale, secondo l'agenzia, è probabilmente molto più alto.

La Libia è diventata un punto di partenza centrale per i migranti dell'Africa subsahariana diretti verso l'Europa dopo la caduta e l'uccisione di Muammar Gheddafi nel 2011. Nonostante le tragedie continue, i tentativi di traversata non si fermano.

Le condizioni dei migranti nel Paese sono descritte come drammatiche. Le Nazioni Unite hanno documentato torture, traffico di esseri umani, lavori forzati, estorsioni e abusi sistematici, commessi sia da gruppi armati sia da apparati statali. Le reti di trafficanti e scafisti, secondo l'OIM, continuano a trarre profitto imbarcando persone su mezzi sovraffollati e inadatti alla navigazione, alimentando una strage silenziosa.

Molti naufragi non vengono mai segnalati. Le imbarcazioni affondano, le persone muoiono e scompaiono, senza che le famiglie sappiano mai cosa sia successo.

L'OIM chiede una cooperazione internazionale più forte per smantellare le reti criminali e la creazione di canali di migrazione legali e sicuri per ridurre le morti in mare. Intanto diversi Paesi, tra cui Regno Unito, Spagna, Norvegia e Sierra Leone, hanno sollecitato la Libia a chiudere i centri di detenzione dove, secondo le organizzazioni per i diritti umani, i migranti sono torturati, abusati e uccisi.

Quei centri di detenzione, va ricordato, sono indirettamente e consapevolmente finanziati dall'Ue e dall'Italia a partire dal governo Gentiloni. I finanziamenti sono poi continuati - senza interruzione - anche con i successivi esecutuvi.