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Maresca divorzia dal Chelsea: come si è arrivati alla rottura

A meno di sei mesi dal trionfo al Mondiale per Club, l'avventura di Enzo Maresca sulla panchina del Chelsea si è conclusa bruscamente. Un epilogo che, per quanto ufficializzato solo ora, covava da tempo sotto la superficie di risultati altalenanti, tensioni interne e una visione del progetto sempre più incompatibile tra allenatore e dirigenza.

Il dato sportivo è stato il primo campanello d'allarme: una sola vittoria nelle ultime sette partite di Premier League, quinto posto in classifica e un distacco di 15 punti dall'Arsenal capolista. Numeri insufficienti per un club che punta stabilmente alla Champions League. Ma ridurre l'addio di Maresca ai risultati sarebbe semplicistico.

Alla fine di novembre, infatti, il Chelsea sembrava in piena ascesa. Terzo posto in campionato, vittoria netta sul Barcellona in Champions League e, il 12 dicembre, il riconoscimento di allenatore del mese in Premier. Poi qualcosa si è rotto. Non solo in campo, ma soprattutto dietro le quinte.

Il momento simbolo arriva dopo il 2-0 all'Everton, unica vittoria di dicembre in campionato. In una situazione apparentemente positiva, Maresca parla delle “peggiori 48 ore” da quando è arrivato al Chelsea, lasciando intendere frizioni interne. Parole che hanno sorpreso e irritato i vertici del club, convinti che il messaggio fosse rivolto direttamente a loro.

Il nodo centrale riguardava la gestione dei giocatori. Maresca era convinto che il club stesse interferendo nelle sue scelte, in particolare su chi schierare e su quando effettuare i cambi. Dal canto loro, i dirigenti parlano di semplici protocolli medici per tutelare calciatori infortunati o a rischio sovraccarico. Per l'allenatore italiano, però, quella linea era stata superata.

Nonostante tutto, il piano ufficiale restava quello di una valutazione a fine stagione. Ma all'interno dello spogliatoio e degli uffici di Stamford Bridge cresceva la sensazione che Maresca potesse essere lui stesso a fare un passo indietro. Si sentiva poco protetto, poco valorizzato e sempre più distante da una proprietà che non gli concedeva spazio decisionale.

Il Chelsea, sotto la gestione BlueCo, ha un'idea chiara: il progetto viene prima dell'allenatore. I dirigenti gestiscono struttura, mercato e strategia, mentre al tecnico è richiesto di allenare e sviluppare una rosa giovanissima, costruita con investimenti mirati su talenti emergenti. Maresca aveva accettato queste condizioni arrivando dal Leicester, ma con il tempo ha iniziato a sentirle come un limite.

Le frizioni non si sono fermate lì. Dalla richiesta (respinta) di ingaggiare un difensore centrale dopo il grave infortunio di Levi Colwill, fino ai contrasti su apparizioni pubbliche non autorizzate e iniziative personali, come la partecipazione a eventi mediatici in Italia. Segnali di un rapporto sempre meno fluido.

Anche il rapporto con i tifosi si è deteriorato. Dopo un inizio promettente, con cori a suo favore e un clima di ritrovato entusiasmo, i risultati negativi hanno cambiato l'umore dello Stamford Bridge. Le contestazioni per alcune sostituzioni chiave, come quella di Cole Palmer, hanno pesato, soprattutto quando Maresca ha lasciato intendere che certe decisioni fossero imposte dallo staff medico.

Dal punto di vista del gioco, il tecnico italiano non ha mai convinto del tutto una parte della tifoseria: possesso palla lento, comunicazione fredda e un approccio percepito come troppo “da progetto” in un club abituato a vincere subito. Nonostante il Mondiale per Club, molti sostenitori non si sono mai davvero identificati in lui.

Dentro lo spogliatoio, il quadro era sfumato. I titolari lo apprezzavano, le seconde linee molto meno. Alcune scelte tattiche discutibili e un atteggiamento duro verso i cosiddetti “esuberi” hanno creato ulteriori malumori, soprattutto quando alcuni giocatori non sono riusciti a trovare una nuova squadra, restando ai margini.

Maresca riteneva di meritare un trattamento simile a quello riservato ad allenatori come Arteta o Klopp, con maggiore voce in capitolo sulle scelte strategiche. Ma a Chelsea questa strada non è prevista. Se un allenatore non si adatta, viene sostituito.

Così, dopo giorni di riflessione e una presenza mancata davanti ai media, è arrivata la separazione ufficiale. Non una sorpresa, ma la conclusione naturale di un rapporto logorato.

Ora il Chelsea guarda avanti. Il calendario di gennaio è fitto e complicato, tra Premier League, coppe nazionali e Champions. La qualificazione alla prossima Champions resta un obiettivo realistico, ma servirà stabilità immediata.

Maresca se ne va lasciando un'eredità contraddittoria: trofei importanti, un'idea di calcio chiara, ma anche la sensazione di non essere mai stato davvero al centro del progetto. A Stamford Bridge, però, il messaggio è chiaro da tempo: nessuno è indispensabile. Nemmeno chi vince.

Autore Mauro Sartini
Categoria Sport
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