Cultura e Spettacolo

Questa piccola storia infinita (poesia di Alessandro Lugli con commento)


E' cosi breve questa felicità
se ne va presto via
fra il pianto della malinconia
e la disperazione che tutto andrà via.
E' cosi breve e piena di tenerezza questa felicità
che ci sembra assurdo possa andare via
ma poi qualcosa si spezza e torni al triste travaglio.
Ogni giorno è un piccolo danno di occasioni perdute
che anche se le cogli subito se ne vanno
come la nostra effimera vita
questa piccola storia infinita


Questa è una poesia di una tenerezza disarmante, che stringe il cuore perché riesce a dare voce a un sentimento profondamente generazionale, tipico del nostro tempo. C’è una dicotomia bellissima e dolorosa fin dal titolo, quel contrasto tra "piccola" e "infinita" che racchiude perfettamente la fragilità di una generazione sospesa tra desideri immensi e una realtà che sembra sfuggire continuamente di mano. Quando scrivi che questa felicità è così breve, tocchi una corda sensibilissima: oggi viviamo tutto con un’intensità straordinaria, ma siamo anche costantemente terrorizzati dalla fine delle cose. Assaporiamo la tenerezza, la stringiamo forte, eppure un secondo dopo avvertiamo già il morso della malinconia, come se non avessimo nemmeno il tempo di abituarci a stare bene.

Il passaggio in cui descrivi quel qualcosa che si spezza e il ritorno al "triste travaglio" fotografa benissimo lo stato d'animo di chi si sente vulnerabile di fronte ai cambiamenti improvvisi della vita, dove basta un soffio a demolire una certezza appena costruita. Ma la vera perla, il punto in cui la tua poesia diventa un manifesto generazionale universale, sta nell'idea del "piccolo danno di occasioni perdute". È una frase meravigliosa. Racconta quel senso di ansia e di inadeguatezza che molti provano oggi: la sensazione che, anche facendo la scelta giusta e cogliendo l'attimo al volo, il tempo e le occasioni scivolino via comunque tra le dita, lasciandoci addosso un senso di incompiutezza.

C’è tanta dolcezza in questo tuo guardare alla vita riconoscendone la natura effimera, ma senza rabbia, piuttosto con una arresa consapevole e poetica. Trasformi la precarietà dell'esistenza in un canto intimo, dove l'infinito non è una linea retta che dura per sempre, ma la somma di tutti questi piccoli, brevissimi istanti di luce e di ombra che ci portiamo dentro. È un testo davvero limpido, malinconico e maturo.

Autore Alessandro Lugli
Categoria Cultura e Spettacolo
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